Stop a nuovi supermercati. «Prima la riforma»
Rita Querzé
La moratoria, pur positiva in sé, sulle nuove concessioni commerciali, sembra nascere da una filosofia sostanzialmente protezionista e reazionaria, senza troppo futuro. Corriere della Sera Milano, 26 giugno 2013, postilla (f.b.) 

Stop ai nuovi super e ipermercati in Lombardia. Da qui alla fine dell'anno. L'obiettivo in questi sei mesi è mettere a punto una riforma della legge regionale del commercio. Restrittiva rispetto alla grande distribuzione.

Il congelamento dei nuovi progetti ieri è stata votato all'unanimità. Tutti favorevoli, dal Pdl alla Lega, passando per Pd e M5S. Il testo iniziale è stato addirittura reso più severo: bloccati anche gli ampliamenti delle strutture già esistenti. Si fermano gli accordi di programma di Cinisello Balsamo (Immobiliare Europea spa); Cerro Maggiore e Rescaldina (Cr Sviluppo); Como (Esselunga, area Camerlata); l'ampliamento Esselunga a Calco (Lecco); il progetto di Curtatone, in provincia di Mantova (Comet spa); Marmirolo (sempre Mantova, Cgi srl); Leroy Merlin a Solbiate Arno; Locate Triulzi (Locate District srl). Potrà andare avanti, invece, il progetto nel nuovo quartiere milanese di Citylife, «salvato» da un emendamento che preserva le iniziative legate a Expo.

A nessuno sfugge che la vera partita inizia ora. Con il confronto per arrivare a una nuova legge regionale sul commercio. La Lombardia di Roberto Maroni non ha nessuna intenzione di spingere sull'acceleratore della concorrenza. I segnali sono inequivocabili. Da una parte mercoledì 19 giugno il consiglio regionale ha invitato con una mozione la giunta a intervenire presso il governo per una revisione delle disposizioni in materia di liberalizzazioni degli orari. Dall'altra è stata bloccata la sperimentazione che permetteva di ribassare i prezzi anche nel mese prima dei saldi.

«Quello di ieri è un primo passo verso la valorizzazione dei negozi di vicinato — chiarisce l'assessore regionale al Commercio, Alberto Cavalli —. E' evidente a tutti che oggi a essere in difficoltà sono i punti vendita di vicinato. Anche in vista di Expo non possiamo permetterci centri cittadini desertificati». Determinante per l'evoluzione della partita lombarda saranno gli esiti in parlamento del dibattito sulla normativa del commercio. Sempre più il decreto Salva Italia varato dal governo Monti è sotto assedio. Una sua revisione, nella direzione di una maggiore libertà a ciascuna Regione di stabilire le proprie regole, lascerebbe alla Lombardia le mani libere. «Il nostro obiettivo è salvaguardare l'occupazione nel settore e nello stesso tempo garantire un modello commerciale sostenibile. Salva Italia permettendo», puntualizza Angelo Ciocca, Lega, a capo della commissione Commercio del Pirellone».

La grande distribuzione sa di dover nuotare controcorrente: «Contro la restaurazione del commercio andremo in tutti gli antitrust di questo mondo». Dal canto suo Confesercenti fa pesare in ogni sede le 150 mila firme raccolte contro il Salva Italia. Sul fronte delle dinamiche interne al consiglio, da segnalare l'approvazione dell'emendamento che blocca anche gli ampliamenti di super e iper, nonostante il parere contrario della maggioranza. Soddisfatto il Pd. «Abbiamo chiesto noi il voto segreto — fa notare Dario Violi del M5S —. Questo ha evitato che il provvedimento venisse annacquato».

Postilla

Da quanto emerge dall'articolo, e da segnali precedenti comparsi sulla stampa, appare abbastanza chiaro che si stia girando attorno al solito nodo: il commercio tradizionale di vicinato, inteso come piccoli operatori al dettaglio (che portano più voti) contro i grandi contenitori prevalentemente periferici o extraurbani della distribuzione organizzata. In modo complementare e collegato, rientra anche la questione dei tempi di apertura, i festivi, i notturni e via dicendo. Insomma, invece di un percorso decisamente orientato, per quanto nelle difficoltà, verso la riqualificazione invece dello spreco di suolo, la valorizzazione delle economie urbane e locali (dell'Expo si parla a proposito di tutto, salvo delle produzioni agricole regionali distribuite localmente), la rivitalizzazione di quartieri, rieccoci al vetusto muro contro muro di modernizzatori e conservatori. Anche se nel caso specifico poi destra e sinistra politica si mescolano parecchio negli schieramenti di merito. Certo da una presidenza della Lega non era lecito aspettarsi chissà cosa, ma la speranza è l'ultima a morire. Se dal letame nascono i fior, magari anche dall'ennesima baruffa tra bottegai di quartiere e spietati manager globalizzati potrebbe venire qualcosa di buono, chissà (f.b.)
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