Rosy Bindi: «Non abbiamo potere costituente, solo quello di far funzionare l’impianto dei “padri”»
Giovanna Casadio
Addolorata dalla scelta presidenzialista di Letta,  Prodi  e altri esponenti del suo partito l'ex presidente del PD afferma:«è una scelta che stravolge la Carta. Io non scambio il governo Letta e la sua tenuta con la Costituzione, che deve durare ben oltre le larghe intese». La Repubblica, 4 giugno 2013

Rosy Bindi, ha ricominciato a dare battaglia?
«Se la coerenza in politica è ancora un valore, faccio la battaglia che considero giusta per la Costituzione e che ho sempre fatto quando qualcuno ha cercato di indebolire e stravolgere la Carta. Ora, se vogliamo, ci sono le condizioni per le riforme di revisione costituzionale indispensabili perché funzioni la nostra democrazia».

Però lei è contraria sia al presidenzialismo che al semi presidenzialismo?
«Premetto che noi come Parlamento non abbiamo un potere costituente, ma solo di revisione della Costituzione, cioè non possiamo dare alla Carta un impianto completamente nuovo rispetto alla Costituente del 1946. Possiamo invece intervenire per rendere funzionante quell’impianto, le scelte che sono state compiute. E la nostra è una democrazia parlamentare».
Che però funziona male?
«Con il bicameralismo perfetto e mille parlamentari, con una riforma federalista incompleta, con il cambiamento delle leggi elettorali in senso maggioritario, senza pesi e contrappesi, il nostro assetto democratico non funziona. Cambiamenti quindi sì, ma per rendere efficiente la forma di governo e di Stato nella cornice costituzionale. Il Pd è stato in prima linea in questi anni contro i tentativi di stravolgere la Costituzione e ha vinto un referendum contro la destra. L’Assemblea del partito nel 2011 ha detto “no” a ogni forma di presidenzialismo e ha avanzato la proposta del modello tedesco con il cancellierato e la sfiducia costruttiva per rafforzare il capo del governo e rendere più funzionante il Parlamento ».
Ma adesso il Pd ha cambiato opinione?
«Vedo prese di posizione anche molto autorevoli, che sembrano andare in senso opposto».
Come quella di Prodi?
«Penso al segretario Epifani; al presidente del Consiglio Enrico Letta che si è lasciato scappare che mai più eleggeremo in parlamento un presidente della Repubblica. Penso a Veltroni. C’è stata anche la presa di posizione di Prodi, che mi addolora in modo particolare. Ma non cambio idea».
Perché? «La scelta del semi presidenzialismo è quella più innaturale per la nostra Costituzione e per il nostro paese».

Per via di Berlusconi e del rischio “caudillo”?
«Se diventa un’altra battaglia anti berlusconiana punto e basta, è più difficile vincerla. Il nostro è un paese che in questi anni ha visto crescere spinte populiste e tentazioni plebiscitarie, nel quale manca la legge sul conflitto d’interessi. Con il semi presidenzialismo alla francese, indeboliremmo la figura di garanzia del capo dello Stato, che non avrebbe più quel profilo di garante che è un capolavoro della nostra Carta. Renderemmo marginali il Parlamento e il capo del governo. Proporrei di fare come prima riforma il conflitto d’interessi in Costituzione. Vediamo se il centrodestra ci sta, e mettiamo poi mano
al resto».

Sempre senza introdurre il semi presidenzialismo?
«In un paese così diviso, con una corruzione così forte, con un rischio di criminalità invasiva abbiamo bisogno di rafforzare la democrazia parlamentare e partecipativa, non di prendere la scorciatoia del presidenzialismo. Invocando questo tipo di riforma istituzionale, rischiamo - è l’errore dell’affer-mazione di Letta - di pensare che la settimana di calvario per l’ultima elezione del capo dello Stato sia dipesa dalla mancata riforma della Costituzione. No. La responsabilità è stata dell’inadeguatezza delle forze politiche e degli errori del Pd».

I partiti sono deboli?
«Vanno rafforzati e riformati profondamente».

È favorevole all’abrogazione del finanziamento pubblico?
«Ritengo sia una sferzata utile. Però dobbiamo stare in Europa dove ovunque cisono forme di finanziamento pubblico».
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