La Toscana «insostenibile»
Riccardo Chiari
Il rapporto tra movimenti e istituzioni è un nodo complesso, «missione quasi impossibile»; la sua soluzione è condizione per un futuro migliore. Anche i piccoli segnali sono positivi. L'incontro fra amministrazione regionale e Comitati  va salutato perciò, insieme al lavoro preparatorio, come successo non solo della ReTe. Il manifesto, 5 febbraio 2013


Convincere gli enti locali - e in prospettiva gli stessi governi nazionali - a fare marcia indietro sul «modello di sviluppo insostenibile» adottato negli ultimi vent'anni è missione quasi impossibile. Anche se nell'assemblea fiorentina della Rete dei comitati per la difesa del territorio c'è stato un piccolo passo avanti. «Aver avuto qui il presidente Rossi e l'assessore Marson - osserva Alberto Asor Rosa - venuti non per una visita ma per parlare e soprattutto ascoltare, è importante. Ancor di più lo è l'invito di Rossi a presentare all'intera giunta regionale la Piattaforma Toscana».

Un documento complessivo, elaborato grazie al lavoro dei comitati diffusi in tutta la regione, che partendo da una miriade di casi locali individua alcuni temi generali di discussione. Divisi in tre grandi sezioni (Energie, risorse, acqua, rifiuti; Urbanistica e territorio; Infrastrutture e grandi opere) fra loro interconnesse. E con un esame fortemente critico che non si ferma alla denuncia ma offre alle istituzioni progetti alternativi. In grado di difendere e tutelare il territorio e l'ambiente da progetti di presunto sviluppo che, nei fatti, sono altrettante aggressioni al tessuto urbano, rurale e paesaggistico. Dalle grandi opere agli inceneritori, passando per le espansioni residenziali, turistiche e produttive che portano ad un ulteriore consumo di suolo, per finire con lo sfruttamento indiscriminato di altre risorse naturali come la geotermia amiatina e il bacino marmifero apuano.

L'assemblea della Rete in un auditorium Stensen molto affollato sarà ricordata anche come prima occasione di incontro fra rappresentanti delle istituzioni e il comitato fiorentino No tunnel Tav. «Dopo sei anni di porte chiuse - ricorda Tiziano Cardosi - ora possiamo spiegare al presidente regionale che la nostra opposizione non è preconcetta. Anche dall'ultima inchiesta della magistratura sui lavori dell'alta velocità emerge un quadro disperante. Si va dall'imprenditoria italiana che si dimostra ancora una volta incapace di gestire i lavori, alla stessa ragione ultima di grandi opere che non rispondono ad esigenze sociali ma solo agli interessi di grandi gruppi di potere».

Fatte le proporzioni, la logica dei gruppi di potere interconnessi con la politica si ripresenta in ogni intervento. Come quello dei comitati della Val d'Elsa: «A Casole cinque anni di lotta alla speculazione edilizia hanno portato a successi giudiziari e urbanistici, con il blocco dei progetti e il coinvolgimento di cittadini, professionisti e anche di imprenditori, a difesa di un territorio agricolo di grande pregio. Ma le amministrazioni comunali continuano ad andare avanti, come se noi non esistessimo». Poi la Val di Chiana, dove fa scandalo una gigantesca centrale a biomasse spacciata come progetto di riconversione industriale di un ex zuccherificio, sulle cui ceneri si vuole invece realizzare un complesso immobiliare. Mentre nella Piana fiorentina, gravata da un carico già insostenibile di funzioni industriali, residenziali e della mobilità, a ulteriori piani di espansione urbanistica si assommano i progetti di un nuovo inceneritore, e il potenziamento dell'aeroporto con una nuova pista. «Con il parco agricolo della Piana la Regione ha inviato un segnale condivisibile - osserva Eriberto Melloni - ma come si può immaginare la compatibilità fra questa realtà e tutto quanto c'è attorno?»

Di fronte ai guasti provocati da leggi e regolamenti che incrementano il consumo del territorio, Enrico Rossi replica ricordando il nuovo corso regionale dell'assessore Anna Marson. Quanto al resto però non si torna indietro: «So di deludervi ma non possiamo non rispettare gli impegni presi, difficile rimettere in discussione le opere già varate». Dunque nessuno stop. Neanche al tunnel Tav. Anche se Rossi ammette: «Noi abbiamo controllato, lo stato no». Alla fine Asor Rosa chiede ai comitati un piccolo sforzo: «Guardiamoci dal 'disilluso scetticismo' che ci impedirebbe di vedere le novità». Che ci sono state. Anche se, specialmente nell'area fiorentina, non ci si fanno illusioni.
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