Vicende come quella dell’Ilva alimentano un sospetto radicale
Michele Serra

Mi era sfuggita questa piccola riflessione dall'"Amaca, la Repubblica, 28 novembre, essenziale e lucida nello spazio di poche righe. Per fortuna l'ha ripresa il sito di gruppocinqueterre.it.

Vicende come quella dell’Ilva alimentano un sospettoradicale. Che questa crisi non finirà mai: nel senso che questo sistemaproduttivo, questa organizzazione del lavoro, questi modelli di consumo hannoconcluso la loro parabola ascendente, imboccando la china declinante. Se questoè vero – se, cioè, la crisi è davvero “strutturale” o “di sistema” come diconoin parecchi – chiunque annunci la fine della crisi mente; o si sbaglia; o sisente in dovere di dare conforto.

L’agonia di un sistema – o di una civiltà – fa comunque parte della fisiologiadella storia umana. La cosa davvero interessante da sapere e da capire, oggi, èdove sono, nel mondo e Italia, i semi della società futura e di una nuovaeconomia; dove e perché nascono nuovi lavori e dunque nuovi posti di lavoro(quelli vecchi sono destinati ad assottigliarsi sempre di più); quali sono lepersone e i luoghi che continuano a pensare il futuro e soprattutto adarchitettarlo. Se fossi un leader politico cercherei in tutti i modi di scovarequeste energie, organizzarle, metterle in rete. La grande utopia, per lapolitica di oggi, è provare a evitare che sia una guerra mondiale a segnare,come è quasi sempre accaduto, il passaggio d’epoca.
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