Le scogliere di via Caracciolo
Luigi De Falco
Un episodio controverso come occasione di un po’ di storia dell’urbanistica napoletana. La Repubblica, ed. Napoli, 25 novembre 2012 (m.p.g.)
Ho tra le mani un giornale del 1988 che racconta la polemica di Italia Nostra sulle scogliere di via Caracciolo. L’associazione criticava le istituzioni pubbliche per le opere in corso in totale spregio del paesaggio e nell’indifferenza della preesistenza ottocentesca del muro in piperno grigio che rimaneva nascosto dai massi. Qualche anno dopo la città vive il momento magico della rivoluzione post tangentopoli: Bassolino fa la squadra di governo, l’urbanistica è affidata a De Lucia. L’edilizia a Mariella D’Ascia mentre il professore Alfonso Masucci presiede la commissione edilizia: il recupero della legalità violata sul territorio è al primo rigo dell’azione di governo. Italia Nostra sostiene per la prima volta l’operato di un’amministrazione che segna il solco della discontinuità con un passato dove le decisioni dell’urbanistica avvenivano negli uffici degli imprenditori, negli studi professionali, nelle stanze dei potenti. Lo fa a ragion veduta, non aprioristicamente, quando ne legge chiaramente le intenzioni, concretizzatesi infatti nelle azioni di governo.

Il Prg innanzitutto. Proprio il Prg, sul tema scogliere sollevato da Giulio Pane (e unisco Francesco Bruno) dispone, all’articolo 44, «la realizzazione di scogliere, esclusivamente sommerse o affioranti, … soggetta alle preventive valutazioni e agli studi meteo marini prescritti dalle norme vigenti». I prolungamenti delle scogliere di Rotonda Diaz a fine evento sportivo del 2012 avrebbero dovuto essere eliminati, al contempo il parere della Soprintendenza sul progetto prescrive la condizione che sia «approntato uno specifico studio meteomarino teso a valutare la possibilità di rimuovere unicamente le parti affioranti dei nuovi tratti di scogliera, trasformandole in barriere soffolte… con la condizione che venga rimessa in vista la muratura frangiflutto storicizzata…». È noto solo agli esperti che la realizzazione (ovvero la trasformazione) di una nuova scogliera, presuppone pure, per obbligo di legge, la preventiva valutazione ambientale delle opere (le preventive valutazioni e gli studi meteo marini prescritti dalle norme vigenti). Il percorso amministrativo intrapreso dall’amministrazione statale con il Provveditorato alle Opere pubbliche e quella comunale intende accelerare il processo di valorizzazione paesaggistica della città con la riqualificazione di un tratto significativo della linea di costa. L’evento velico, oltre alle innegabili finalità sportive e di richiamo turistico e d’attenzione imprenditoriale verso la città, è pure strumentale a conseguire l’obiettivo disegnato sia dal Piano regolatore che dai vincoli che obbligano il recupero della lettura del muro storico e il ridisegno delle scogliere. Tale intendimento è stato ulteriormente dichiarato con la delibera 51 del 2 febbraio 2012 approvativa degli indirizzi per la riqualificazione del tratto Rotonda Diaz – via Caracciolo, nel rispetto dei vincoli e in coerenza con la normativa del Piano regolatore, in occasione $del successivo ripristino dei luoghi dopo l’evento. In tale percorso, con la novità rappresentata dalla prescritta nuova progettazione degli interventi di trasformazione della scogliera, non trova più riferimento la limitazione della permanenza dei prolungamenti della scogliera ai giorni immediatamente successivi all’evento, ma appare invece opportuno commisurarla ai tempi occorrenti per la loro trasformazione (conforme alle norme e definitiva) che chiede gli adempimenti tecnici correttamente avviati dal Provveditorato alle opere pubbliche. Su ciò alcuni non riflettono. Italia Nostra lo fa ed evidentemente riconosce nell’operato dell’amministrazione comunale quanto essa ha sostenuto sull’argomento 25 anni orsono quando, e da sola, diceva un netto “no” alle scogliere emergenti e alla copertura del muro in piperno. Mai si sarebbe potuto attendere che Italia Nostra avrebbe sostenuto alcun progetto alternativo per l’evento velico, che proponesse un piastrone di oltre 8 mila metri quadrati calato sulle antiche strutture del Molo San Vincenzo, per allocare i capannoni. A Giulio Pane mi unisce, spero, invece, la saggia difesa di una tutela del paesaggio che passi attraverso una corretta pianificazione, sotto il rigido controllo dello Stato.
L'autore è Assessore all'Urbanistica del Comune di Napoli
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