«I giovedì dello shopping sono un flop»
Armando Stella
La limitazione del traffico non c’entra con la crisi del commercio, dice il buon senso, ma i bottegai non capiscono. Corriere della Sera Milano, 26 ottobre 2012, postilla. (f.b.)
Ai Giovedì di Milano sta mancando l'attore principale: la città. La sperimentazione del ticket-corto, con lo spegnimento anticipato alle ore 18 delle telecamere sui Bastioni (anziché alle 19.30), è passata in silenzio, impalpabile e inosservata. «Non classificata», è il giudizio dell'assessore alle Attività produttive Franco D'Alfonso sui primi sei giovedì di prova: «Ma i cambiamenti non avvengono dalla sera alla mattina».

È stato un avvio minimal, dolce, precisa da Confcommercio Simonpaolo Buongiardino: «Stiamo definendo un palinsesto più ricco per le prossime settimane». I super-giovedì di Area C, al momento, hanno prodotto solo due effetti misurabili: un deciso aumento del traffico in centro a partire dalle sei del pomeriggio e la riorganizzazione dei calendari nei cinema, con il trasloco delleprimedal venerdì al giovedì sera.

Il più grande spettacolo prima del weekend? La riforma feriale di Area C era stata presentata alla vigilia come l'occasione per «prolungare il fine settimana» e trattenere in città il turismo mordi e fuggi. Al debutto, il 20 settembre, il Comune aveva sponsorizzato un programmino di eventi e manifestazioni: da allora, nessuna promozione. I negozianti dei Bastioni, invece, non hanno proposto un'offerta integrata ai clienti. D'Alfonso promette un «ampliamento progressivo» del provvedimento: ingressi gratis nei cinema per chi presenta alla cassa il biglietto dei mezzi pubblici; bonus culturali; accordi con i parcheggi. «La fase di costruzione avrà il suo punto più alto durante la "campagna di Natale" — garantisce l'assessore —. Ma se servirà tempo, riproporremo il progetto a gennaio». E comunque, conclude D'Alfonso, un risultato importante il Comune l'ha incassato: «È stata disinnescata la polemica con le categorie economiche».

Associazioni ambientaliste e referendari temevano che la «concessione» ai commercianti potesse aprire una breccia nell'impianto di regole e depotenziare le politiche ecologiche dell'amministrazione. Una prima risposta arriva dai dati. Nel primo mese di sperimentazione dei giovedì-corti è rimasto invariato il numero dei passaggi ai varchi tra le 7.30 e le 19.30, ma 2.500-3 mila veicoli anticipano l'accesso gratuito all'Area C: «Si è spostata la curva oraria degli ingressi, con la creazione di un primo picco di traffico serale a partire dalle 18 — si legge nel rapporto dell'Amat —. Si è determinato un aumento apparentemente significativo del traffico per tutta la fascia serale».

Oggi, infine, sarà definito in giunta il nuovo schema delle domeniche a spasso: lo stop alle auto potrebbe essere limitato all'Area C e ad alcune zone periferiche. La prossima domenica ecologica è fissata al 18 novembre, ma l'assessore al Tempo libero, Chiara Bisconti, ha già abbozzato la quota per il 2013: saranno almeno otto le giornate senz'auto, una ogni trenta giorni esclusi i mesi di gennaio, luglio, agosto e dicembre.

Postilla
Proviamo a leggere la notizia in una prospettiva del tutto diversa, saltando a piè pari tutte le questioni contingenti: le automobili non fanno la spesa e non fruiscono di servizi, punto e basta. Che altro significa, insomma, verificare con mano e certezza come effetto unico della riapertura serale alle auto, un forte incremento … delle auto e basta? Così si dimostra quanto sotto sotto era già abbastanza ovvio, ovvero come tutte le cosiddette strategie per rilanciare il ruolo degli esercizi centrali, a dir loro penalizzati dall’Area a Traffico Limitato, nulla c’entrano con quello che sostengono di essere, e fanno invece parte di un’altra, e assai più banale strategia. Ovvero quella di minare le basi a ogni tentativo di ripensare la città in forme un po’ meno auto-centriche.
È la stessa stanca storia di tutte le pedonalizzazioni e dintorni del nostro paese, con le urla di chi si sgola a denunciare il killeraggio di ambientalisti, comunisti e compagnia cantante, contro quelli che da secoli garantirebbero vitalità e sicurezza ai quartieri. E invece è solo conservatorismo, spesso bieca reazione, da parte di chi prima si lamenta per l’invasione dei grossi operatori extralocali, e poi adotta il medesimo modello coi paraocchi: per venire da me ci vuole la macchina, ergo spianate il mondo alle quattro ruote fino al mio ingresso. A nulla valgono tutti gli studi che dimostrano come siano accessibilità e abitabilità degli spazi pubblici, la chiave della vitalità urbana e quindi commerciale: il reazionario vociante che (pare scientificamente dimostrato) si annida nelle forme organizzate della protesta bottegaia non vede altro che la matrioska paleo-novecentesca, con le quattro ruote, dentro cui sta il cliente, dentro la cui tasca sta il portafoglio da svuotare alla cassa. Resta solo un dubbio: è possibile elaborare politiche urbane con valore aggiunto di terapia psichiatrica, o ci tocca aspettare l’estinzione della specie per selezione naturale? (f.b.)

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