Le Città Franche dell’Honduras perdono il garante
Elisabeth Malkin
Le aree economiche speciali spiccano il balzo per diventare un fatto globale e potenzialmente inquietante. Ma inciampano subito. The New York Times, 30 settembre 2012 (f.b.)
Titolo originale: Plan for Charter City to Fight Honduras Poverty Loses Its Initiator – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

CITTÁ DEL MESSICO — Paul Romer è uno stimato economista con idee controcorrente per sollevare la gente dalla povertà. In Honduras credeva di aver trovato un governo seriamente pronto a mettere in pratica queste idee. Basterebbe spazzar via la corruzione, certe élite che fanno solo i propri interessi, le regole economiche che ostacolano la crescita di tanti paesi poveri, creando città dotate di proprie leggi e forme di governo. La Città Franca ( charter city), come la chiama Romer, risponde a solidi principi di garantiti da uno stato estero, come nel caso di Hong Kong. In Honduras, una volta che il parlamento ha approvato la necessaria legge all’inizio del 2011, l’idea è passata dal concetto astratto a possibilità concreta. Vari articoli l’hanno raccontata sull’ Economist, il Wall Street Journal e il New York Times Magazine. (in Italia il Corriere della Sera)

Ma adesso Romer, economista esperto di crescita, è escluso dal suo progetto, ha inciampato nel genere di decisioni poco trasparenti che voleva superare con la sua idea. Una contraddizione interna alla teoria: per fondare una nuova città dotata di nuove regole, prima bisogna trattare con governi immersi in quelle tradizionali. “Sono a dir poco perplesso e deluso, di fronte alla gente a cui mi rivolgevo” commenta Romer, responsabile del Progetto Urbanizzazione alla Stern School of Business della New York University. “e cioè gli honduregni che speravano si trattasse di una possibilità di uscita dalla logica del business as usual”.

Il punto di svolta è stato l’annuncio, qualche settimana fa, che l’agenzia incaricata dal governo di coordinare il programma aveva siglato un accordo con un gruppo di investitori. Una notizia arrivata a sorpresa per Romer. Il quale era convinto che ci sarebbe voluta anche l’approvazione della commissione per la trasparenza che aveva costituito insieme a un gruppo di esperti. Così ha abbandonato il progetto.
La legge che vara l’esperimento delle città franche in Honduras, aree speciali di sviluppo, RED nella sigla in spagnolo, introduce flessibilità per promuovere innovazione, ma richiede assoluta apertura e trasparenza nei processi decisionali, precisa Romer. “L’unico principio assoluto è proprio l’impegno alla trasparenza”.

Octavio Sánchez, responsabile del gruppo di lavoro del presidente Porfirio Lobo e riferimento governativo per il progetto, concorda sul fatto che la commissione per la trasparenza è essenziale una volta approvate e in corso di attuazione tutte le leggi necessarie. “Lo vogliamo con noi” conferma a proposito di Romer. “Perché ci crede davvero”.
Il gruppo di investimento è guidato da Michael Strong, attivista già in collegamento con esponenti libertari [ il termine libertario negli Usa si riferisce a posizioni anarco-liberiste n.d.t.] come John Mackey, il fondatore di Whole Foods. Promette di coinvolgere anche imprese della Silicon Valley e capitali del Centro America, ma alla richiesta di ulteriori particolari fa solo il nome di un uomo d’affari del Guatemala.
A partire da una disponibilità di 15 milioni di dollari, spiega, si inizia da un piccolo progetto pilota di costruzioni infrastrutturali, e dai contatti con potenziali occupanti degli spazi.
Strong aggiunge di avere dei progetti future per abitazioni low-cost e scuole, ma ammette anche come “tantissime cose non le sapremo finché il governo non istituirà la RED”.

Con queste pochissime indicazioni pratiche, anche la stampa honduregna di solito piuttosto filogovernativa ha cominciato a chiedersi se ci siano davvero dei capitali, dietro a questo piano.
Chi si oppone al progetto da sinistra aveva già inoltrato ricorsi alla Corte Suprema dell’Honduras contro le città nuove. Altri ne sono arrivati dopo le notizie sugli investimenti.
Secondo Strong e altri coinvolti nel programma, ad esempio il consulente americano Mark Klugmann che collabora con Sánchez, la commissione per la trasparenza non è mai stata formalmente istituita. Dello stesso parere Sánchez, che però non ne ha mai messa in discussione l’esistenza in passato.
Romer sostiene che il Presidente Lobo ha firmato il decreto in sua presenza a dicembre. Ma riconosce quanto la commissione avesse basi legali vaghe, per via di problemi con la Corte Suprema. Quel decreto non è mai stato pubblicato.

A ben vedere ci sono problemi anche in altri aspetti del piano, come il progetto di legge del Congresso che doveva determinare l localizzazione della città (Strong va avanti comunque con le possibilità di acquisto di terreni sulla costa caraibica nell’area di Puerto Cortés).
nessuno discute il fatto che il povero violento Honduras abbia un gran bisogno di qualche genere di terapia d’urto. “Facciamo un elenco generale delle cose da cambiare, e poi proviamo a realizzarle tutte insieme in un piccolo caso” spiega Sánchez. “Dobbiamo costruire le condizioni adeguate anche nel mezzo di turbolenze politiche”.
Sánchez ha 37 anni, è laureato in legge a Harvard, da dieci anni coltiva idee simili a quelle di Romer, e stava lavorando insieme a Klugmann a uno schema di zone economicamente autonome, quando un amico gli ha mostrato un video di una conferenza di Romer. “Certo non valeva la possibilità di intromissione di uno stato estero. Ma tutto il resto sì” ricorda.
Sánchez intervistato al telefono spiega come si debbano adottare idee che hanno già funzionato altrove. Un gruppo di nomina governativa ha già visitato la Corea del Sud e Singapore. Poi in Georgia si è scoperto il modello della instant city a Lazika, in corso di realizzazione e ispirata al concetto di città franca.

Strong ha una sua particolare idea sul rapporto di Romer col progetto. “Quando poi Sánchez ha visto quel video della conferenza di Romer, ha capito che poteva essere una forma di validazione di alto profile a sostegno della sua idea – ci scrive via email – e il progetto di Romer è stato davvero un catalizzatore promozionale”.
Ma Romer adesso sta guardando altrove. “Se le riforme sociali fossero tanto facili le avrebbero già fatte. Bisogna continuare a provarci”.

A titolo di riferimento, quasi ovviamente, aggiungo qui il sito Charter Cities che racconta almeno le intenzioni politico-accademiche di Romer (f.b.)

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