Tutta colpa del Piano
Giorgio Todde
Che dispiegamento di forze maligne nel tentativo di cancellare il Piano Paesaggistico sardo...
Che dispiegamento di forze maligne nel tentativo di cancellare il Piano Paesaggistico sardo. Quante ambiguità e perfino bugie. La Magistratura indaga. Il Ministero forse si metterà di traverso. Ma molti, troppi sardi credono alla fandonia del Piano che paralizza l’Isola. Il turismo crolla, le fabbriche chiudono, colpa del Piano, raccontano. E vorrebbero mano libera per costruire ovunque perché è giusto che anche loro abbiano una vera bolla immobiliare che gli esploda tra le mani. Abbiamo diritto di essere al passo con gli altri. Dunque, via il vecchio Piano. Eppure la diminuzione dell’attività edilizia in Sardegna è pari e perfino inferiore a quella di altre regioni italiane dove il malvagio Piano non c’è. Niente da fare, non ascoltano ragioni e premono per avere metri cubi per tutti e nuove regole le più malleabili possibile.

Però ci sono punti che gli scappano da tutte le parti.

Punto uno. Nella Commissione regionale per il Paesaggio è prevista la presenza di un rappresentante delle Associazioni ambientaliste portatrici di interessi diffusi. Così a febbraio gli Uffici regionali informano le Associazioni principali che entro sessanta giorni devono proporre tre nomi e la Regione sceglierà il componente. Solo Italia Nostra e Legambiente indicano, nei termini previsti, un candidato. Trascorrono molto più di sessanta giorni e a giugno appare per la prima volta e viene subito scelto il rappresentante di un’Associazione di cui i più ignorano l’esistenza. Si chiama Ambiente e/è vita Sardegna. E la burocrazia regionale fa un’altra capriola. La stessa delibera di giugno, quella che sceglie l’inverosimile candidato di Ambiente e vita, viene bruscamente modificata sul web. Dalla seconda versione scompaiono le sgradite Italia Nostra e Legambiente. Così la Magistratura indaga, mentre sarebbe bastata un po’ di trasparenza.

Balla numero due. Raccontano che su 377 Comuni sardi solo 10 avrebbero adeguato il proprio Piano Urbanistico al Piano Paesaggistico. Una bugia per quei sardi che si bevono tutto. Il Piano è, come si sa, solo delle coste e non delle zone interne. Così solo 104 Comuni costieri – compreso qualche comune pilota non costiero – devono adeguarsi al Piano.

Punto tre. Le Zone Umide. L’idea di costruire nei 300 metri da qualunque stagno, sblocca un centinaio di progetti cementificatori, ci costerà l’ennesima sanzione europea e infrange contemporaneamente più regole. Così distruggono gli stagni sardi. Un tesoro immenso. Contro l’umidità propongono cemento. Mica come quegli sciocchi che si ostinano a tutelare lo stagno della Camargue facendone perfino un buon affare turistico. Qua si bonifica con i mattoni. Gli stagni del Sinis, della Gallura, dell’Ogliastra, di Cagliari, un paesaggio meraviglioso a vocazione, dicono, edilizia.

Punto quattro. L’inestimabile Assessore all’Urbanistica Rassu dopo una riflessione durata sei anni, ha scoperto che il PPR del 2006 ha un vizio che lo fa crollare. Dice l’Assessore che nel 2006 la Giunta non ha proceduto all’intesa con il Ministero e che questo inficia il Piano. Così loro ci devono mettere mano. L’Assessore, però, deve riprendere la meditazione perché il Codice del Paesaggio non prevedeva, nel 2006, l’intesa obbligatoria. Invece la prevede dal 2008. E, per quanto spinoso sia il capitolo delle intese, quella che la sua Giunta ha sfornato pare solo un’esplorazione dei beni concordata con le Sovrintendenze. Che desiderio di nitidezza.

Insomma, nasce male questo nuovo Piano di metri cubi che vuole cancellare la salvaguardia, edificare le campagne, gli stagni, i fiumi e considera la costa una zona “ad alta intensità di tutela”, però variabile. Soccomberà nell’aula del Consiglio o nei tribunali. Nonostante sia vero che parla dritto a molti sardi i quali, speriamo, comprenderanno che la strada del benessere non è lastricata di cemento.

Questo articolo è inviato contemporaneamente a "la Nuova Sardegna

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