La K SARDA
Giorgio Todde
Si deve ammettere l’esistenza di una costante sarda...
Si deve ammettere l’esistenza di una costante sarda che, però, non è una costante resistenziale. Da almeno mezzo secolo, infatti, salvo brevi sussulti d’amor proprio, non resistiamo più a nulla.

L’emiro del Qatar ha comprato la Costa Smeralda. Ora, dicono, vuole investire nel Sud dell’isola. Il Qatar è per Amnesty International uno Stato nel quale i diritti civili sono limitati, soprattutto quelli delle donne e degli immigrati. Ma la costante compiacente sarda non è interessata a queste quisquilie. La costante compiacente sarda è abbagliata dalla solita promessa di una pioggia d’oro e onori sull’isola in liquidazione.

Comprano e consumano l’unica ricchezza che possediamo. Comprano il Paesaggio, e noi con esso. Ma non compra solo l’emiro. Arbus, Teulada, la Marmilla, tutto è in vendita. L’Isola si vende e venera – come accade agli sventurati – chi la compra. A capo chino chiede almeno di poter guardare lo sfarzo da lontano. E noi capiremo troppo tardi che un popolo privato del Paesaggio non è più neppure un popolo.
Il Presidente della nostra Regione ha incontrato in un “summit segreto” l’emiro del Qatar. Il termine “summit” è ridicolo. Ma l’aggettivo “segreto” è oltraggioso.
Quale comunità sopporterebbe che il proprio rappresentante incontri “in segreto” un Capo di Stato per discutere alla chetichella del destino di tanti? I 2300 ettari inedificabili di Arzachena - parte del consorzio Costa Smeralda - diventerebbero edificabili se la Giunta sviluppista cancellasse le regole del Piano Paesaggistico. Questo è l’argomento neppure tanto segreto. Indebolire il Piano e poi costruire, costruire, costruire.
A Cagliari, invece, approda il sultano dell’Oman e andremo a contemplare l’irriguardosa ricchezza di un altro monarca assoluto, possibile compratore di porzioni di Sardegna. Una giornalista poco resistenziale lo descrive: “Sguardo profondo, ama le donne, così come i fiori e i cavalli”. E immaginiamo che non si confonda mai. Il sultano elargisce qualche milione di euro alle città dove ormeggia e noi, a causa della nostra costante compiacente, tendiamo la mano. Ci sarà un incontro al vertice anche con lo sceicco. Stanno sempre in vetta.
Nel frattempo, in pianura l’aria è pesante e alcuni regnanti locali – a breve senza regno – parlano di sovranità, di orgoglio sardo (che si dovrebbe chiamare in altro modo), di lingua sarda (concessa come trastullo, tanto non disturba gli affari) e di Sardegna indipendente proprio mentre la vendono. E viene dolorosamente da chiedersi se scozzesi, islandesi, catalani e corsi sopporterebbero un Presidente che contratta la sorte dell’Isola in un colloquio segreto. No, scozzesi,islandesi, catalani, evocati in modo martellante e antistorico dagli indipendentisti sardi, non ammetterebbero l’anacronistico comportamento di chi organizza vertici come titolare di un feudo. Altro che sovranità, indipendenza e autodeterminazione. I sovranisti sardi cercano sovrani.
Non una parola sulle alternative vere al crepuscolo industriale, sull’agricoltura e la sua ripresa, su un plausibile governo del turismo che sino a oggi è stato un travestimento dell’edilizia. Non una parola su un realistico modello di vita. Solo il cupo desiderio di consegnarci, spogli di ogni responsabilità, ad altri. Una comunità in cerca di affidamento.
Ma la modifica compiacente del Piano passerà dritta dalla Giunta che la concepirà al Tribunale che la boccerà perché la tutela dei nostri beni non può essere allentata ma solo, casomai, rafforzata. Quando si è raggiunto un livello di protezione dei luoghi nessun summit, vertice o Giunta lo può attenuare, specie se agisce in nome degli affari di pochi e non in nome della comunità che con un referendum ha dimostrato di considerare il Piano Paesaggistico una conquista primaria. Un rarissimo guizzo d’orgoglio.

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