Napoli Decapitato il gruppo dei ragazzi del piano
Antonio di Gennaro
Ombre inquietanti sulla nuova amministrazione napoletano. Anche loro vogliono le mani libere da “lacci e lacciuoli”. L’affare Romeo non era una gaffe. La Repubblica. Ed. Napoli, 3 luglio 2012
C’erano una volta i ragazzi del piano, il gruppo di giovani urbanisti, funzionari pubblici, le cui storie sono state raccontate nel bel libro di Gabriella Corona, il cui percorso umano e professionale a un certo punto ha finito per identificarsi con quello che ha condotto, nel 2004, all’approvazione del nuovo Piano regolatore della città. La notizia di questi giorni è che quel gruppo non c’è più, perché è stato decapitato nel giro di pochi giorni, si potrebbe dire di poche ore, con l’urbanistica napoletana letteralmente allo sbando, priva di guida, proprio nel momento in cui la giunta comunale annuncia alla città provvedimenti rilevanti, come la variante per i 20.000 alloggi nella zona orientale, e l’avvio della manifestazione di interesse per il nuovo stadio Come è noto, Roberto Giannì era già andato via, subito prima dell’insediamento della giunta de Magistris, chiamato dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola a dirigere l’urbanistica pugliese. Un’altra figura di spicco, Elena Camerlingo, è in pensione da pochi giorni. Poi, in un fine settimana convulso, si è improvvisamente dimesso Giovanni Dispoto, che era succeduto a Giannì alla direzione del Dipartimento urbanistica. Mentre tutto il gruppo storico di dirigenti in servizio, a partire da Laura Travaglini, è stato degradato, dopo dieci anni, al rango di semplici funzionari. Tutto ciò per effetto di un vecchio e controverso ricorso, che ha invalidato la graduatoria concorsuale in base alla quale Dispoto e i suoi colleghi erano stati reclutati. Dulcis in fundo, nello stesso giorno, il Comune ha pensato bene di licenziare tutti giovani borsisti che coadiuvavano il lavoro degli uffici.

È inutile precisare che qui non si sta parlando di persone, che pure meritavano ben diverso trattamento per il servizio reso in questi anni alla città, ma del governo dell’urbanistica nella terza città d’Italia. La maniera con la quale l’amministrazione e la giunta hanno assecondato gli eventi, senza uno straccio d’iniziativa in grado di assicurare la continuità di delicate funzioni amministrative, getta ombre lunghe sul futuro. La sensazione è che ci sia un gran desiderio di cambiar rotta; che il modello napoletano dell’ultimo ventennio, caratterizzato nel bene e nel male dal fatto che la programmazione fosse svolta direttamente all’interno degli uffici competenti, con l’idea che questo potesse meglio garantire l’interesse pubblico, sia ritenuto oramai superato.

Perché a ben vedere gli eventi delle ultime ore appaiono come il naturale esito di un processo che parte da lontano, sin dai primi passi della nuova amministrazione, quando ha iniziato a delinearsi il nuovo stile di governo della città, con gli uffici chiamati ad apprendere dalla stampa le
decisioni di volta in volta già assunte, ed il Dipartimento urbanistico relegato in un ruolo marginale in tutte le decisioni di forte rilevanza territoriale, si tratti di Vuitton Cup come della localizzazione degli impianti di compostaggio; dello svincolo della tangenziale spuntato all’improvviso a Bagnoli, come del nuovo stadio.
È come se i ritmi concitati, l’orizzonte temporale compresso che l’amministrazione comunale si è data, non necessitino più di valutazioni complesse, di scala urbana, in grado di contemperare i diversi interessi sociali ed economici di una cittadinanza estremamente variegata; ma vivano piuttosto della sola dimensione progettuale: un annuncio e un progetto alla volta, il cui carattere di urgenza è soprattutto legato agli accordi preventivi che l’amministrazione ha già stipulato con i diversi gruppi di interesse.

È evidente come per governare questi processi risulti più funzionale il lavoro solerte degli staff, anziché quello a volte pedante degli uffici, condannati come si sa al rispetto delle regole, ed allora viene anche da riflettere sui contenuti di una proposta di ristrutturazione della macchina comunale, che circola in questi giorni, nella quale una funzione urbanistica autonoma non esiste più, declassata al rango di articolazione secondaria di una mega direzione “Ambiente”.
In conclusione, se è vero, come recita l’adagio, che “la pianificazione è umana, ma l’implementazione è divina”, è anche vero che disporre di un Prg, al quale pure si assicura assoluta fedeltà, ma non di strutture amministrative adeguate e robuste per il governo quotidiano dei procedimenti che da esso discendono, significa essersi messi proprio in una brutta situazione.

All’amministrazione l’onere di rassicurare tempestivamente le forze politiche e la cittadinanza circa il modello di governo della città pubblica degli anni a venire: dirci se esso sarà basato sulla riflessività e le garanzie delle procedure democratiche, oppure sull’adrenalinica velocità di più efficienti elites e tecnostrutture.

Si vedano, in questa stessa cartella i molti articoli sul PRG094 e sugli “scivoloni” recenti della Giunta De Magistris
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