Via al progetto 30 all'ora «Più bici e traffico lento»
Armando Stella
Divieti e polizia non servono: il principio degli spazi condivisi, con varianti locali, e una logica di piano. Corriere della Sera Milano, 10 giugno 2012, postilla . (f.b.)
Alberi e varchi d'accesso sul confine del Lazzaretto, un sistema interno di mini-rotatorie e gobbe stradali. Sull'asfalto, sui pali: una nuova segnaletica dedicata. I marciapiedi, sui due lati: più larghi. Negli spazi pedonali: panchine e rastrelliere per le bici. Su tutto, a riordinare la viabilità della prima isola ambientale della giunta Pisapia, un limite di velocità più stringente per le auto: trenta chilometri orari anziché cinquanta. Il Comune vara l'operazione «Zone 30» e parte dal reticolo di strade appena oltre Porta Venezia, uscendo dall'Area C, sulla sinistra di corso Buenos Aires. Eccoci. Via San Gregorio e via Casati, via Palazzi e largo Bellintani, via Panfilo Castaldi, via Settala, via Lecco e via Tadino. C'è la mappa, il «progetto pilota» è stato condiviso con il parlamentino di Zona 3, ha già incassato il via libera del comitato di residenti Baires Futura e l'ok dei commercianti delle Vie dello shopping. I cantieri preliminari apriranno nelle prossime settimane, tra fine giugno e luglio.

La riforma delle «Zone 30» è uno dei pilastri del programma urbanistico-ambientale dell'amministrazione Pisapia: «Vogliamo salvaguardare le fasce più deboli della mobilità». La revisione dell'impianto viabilistico nelle aree più «delicate» del tessuto cittadino è sollecitata da tempo dalle associazioni di ciclisti e pedoni, è stata rilanciata dal referendum civico del giugno 2011 ed è raccomandata dalla «Risoluzione del Parlamento europeo sulla sicurezza stradale in Europa 2011-2020». Dunque: si farà. Il Comune inizia dal Lazzaretto perché ha le caratteristiche adatte per accogliere le modifiche: strade a senso unico, traffico leggero e sosta ordinata sui lati. Spiega l'assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran: «Tutti i nostri provvedimenti, a cominciare da Area C, vogliono restituire spazio ai cittadini a dispetto delle auto. Le future Zone 30 rientrano in questa strategia. Si parte dal Lazzaretto dove i cittadini si son dimostrati molto sensibili».

Qui, in via Casati, è già stato sperimentato il progetto «car free» davanti alla scuola elementare: divieto di accesso alle macchine mezz'ora prima e dopo l'ingresso-l'uscita dei bambini. Questa Ztl temporanea, nei prossimi mesi, sarà inglobata nell'isola ambientale: «Siamo assolutamente favorevoli — commenta Riccardo Bacci, presidente del consiglio d'istituto —. Le famiglie chiedono sicurezza per i loro figli. La Ztl è stata il primo passo e contiamo che sarà riproposta a settembre. La Zona 30 è un'ulteriore buona notizia. Ora aspettiamo le piste ciclabili». Prima, per gradi, sarà posizionato un nuovo arredo urbano, saranno installati cartelli e totem informativi e verranno segnalati i varchi d'accesso al quartiere: «Per far rispettare un limite di velocità così stringente — sottolinea Maria Berrini, presidente dell'Agenzia Mobilità, Ambiente e Territorio — predisporremo un mix d'interventi che diano agli automobilisti la percezione netta di muoversi in uno spazio diverso, regolamentato e sorvegliato. I luoghi saranno caratterizzati e riconoscibili».

Il piano per rallentare il traffico: 30 chilometri orari, carreggiate più strette, misure per migliorare «le condizioni di visibilità o sicurezza» agli incroci. Gli investimenti leggeri sono già stati finanziati. Per i cantieri strutturali «pesanti» bisognerà verificare la disponibilità di spesa prevista nel bilancio 2013.

postilla
Allora, tanto per cominciare il riferimento d’obbligo è al sistema delle Isole Ambientali prese nel loro insieme, perché agire “per progetti” serve solo come test: ci vuole un piano, e quello è un piano. Poi ci vuole un’idea di città, e quella è più difficile da definire dopo trent’anni di sparate a vanvera, di solito a nascondere il vuoto dentro cui si tuffavano a piene mani interessi particolari. Ivi compresi quelli, apparentemente piccoli e per errata definizione buoni, dei singoli protagonisti della mobilità urbana, la miriade di residenti e city users ciascuno portatore, soggettivamente, della ricetta risolutiva. Ovvero piste ciclabili ovunque (magari le costosissime “autostrade ciclabili” tanto amate dal sindaco di Londra e dalla recente campagna sulla sicurezza sposata senza pensarci troppo anche a sinistra), o la pedonalizzazione coatta e chi se ne frega di cosa succede fuori, o dall’altra parte i megatunnel, i parcheggi sotterranei a go-go, le arterie di scorrimento veloce verso il nulla, o meglio verso lo sprawl metropolitano. Il piccolo quadrato nell’area a griglia ortogonale dell’ex Lazzaretto, al suo interno e nei rapporti con le aree circostanti, potrebbe diventare il test di una idea di area metropolitana meno stupidamente avvitata nella sua guerra tra bande di poveri pedoni, ciclisti, automobilisti, abitanti/utenti della città che spesso si scordano di stare sulla stessa barca, ivi compresi gli isterici del furgone bianco mordi e fuggi. Anche a loro, è dedicato questo piano modulato sulla carota di un quartiere dove si può anche entrare e guidare, ma dove non manca il virtuale bastone di uno spazio esplicitamente regolamentato, dove chi sgarra lo capisce da solo. Speriamo bene, insomma, anche se un conto è lavorare sulla città consolidata, e un vero brivido pensare invece a quei baracconi un po’ anni ’30 lasciati in eredità della destra pubblico-privata (f.b.)

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