Diossina, specchio d’Italia
Tomaso Montanari
“Questo libro inconsueto, anzi unico nell’orizzonte italiano, è tante cose insieme: un romanzo di formazione, il reportage di un’indagine minuziosa, la denuncia di un delitto, un manifesto di legalità e di passione civile”. Si apre con queste parole l’introduzione di Salvatore Settis al volume di Paolo Rabbitti appena arrivato in libreria (Diossina. La verità nascosta. Un supertecnico indipendente indaga su Seveso e la sua eredità di bugie, Feltrinelli, 16 euro). La prima cosa inconsueta è proprio la presenza di uno scritto dell’archeologo e storico dell’arte in un libro-inchiesta dedicato alle vicende dei bidoni della super-diossina di Seveso .

Ma se, come è capitato a me, aveste visto Settis e Rabitti insieme sulla terrazza della martoriata reggia di Carditello, in Campania, avreste capito che i nessi sono profondi.

Lo storico dell’arte guidava l’ingegnere alla scoperta della devastazione del monumento artistico spogliato dalla camorra e dalla resa della tutela pubblica, l’ingegnere spiegava allo storico dell’arte come le discariche che circondano la reggia stiano inquinando la falda e minando per decenni l’ambiente e la salute dei cittadini. Due facce della stessa medaglia, come ricorda Settis in un altro passo dell’introduzione: “Nel testo della Costituzione, pur così meditato, la parola ‘ambiente’ manca del tutto, poiché la cultura ambientalistica non si era ancora formata: eppure la Corte costituzionale, quando si trovò a dover dirimere conflitti di natura ambientale, seppe rinvenire la nozione giuridica di tutela dell’ambiente come ‘valore primario e assoluto’, e lo fece con un sapiente lavoro interpretativo, che combinava l’art. 9 (la Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione’) con l’art. 32, dove la tutela della salute dei cittadini è vista ‘come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività’. Paesaggio e salute concorrono dunque, in Italia , a formare la nozione costituzionale di ambiente e a darle, nell’interesse dei cittadini, un altissimo rilievo”.

Il libro si apre con la morte di Sandrina, ex mondina e staffetta partigiana portata via, nel 1995, da un sarcoma alle parti molli. Il suo medico, Gloria, è preoccupata: a Mantova ci “sono dei condomìni in cui in ogni appartamento c’è un caso di tumore”. È allora che suo marito le dice: “Voglio capire perché ci sono tanti tumori strani vicino alla zona industriale”. E il marito di Gloria è Paolo Rabitti, che da allora si getta a capofitto in un’inchiesta durissima, fatta di ricerca scientifica, articoli di giornale, esposti alle procure, scontri legali.
Una battaglia in cui solo una cosa è più grande dell’indignazione e dell’impegno civile: la competenza. Ed è proprio quella a fare la differenza: in quasi 300 pagine, che si leggono d’un fiato, Rabitti riesce a dimostrare ciò che un anziano ex operaio della Montedison confesserà pubblicamente al sindaco di Mantova nel 2002: “Caro sindaco, prima di morire devo dirlo a qualcuno: nell’inceneritore abbiamo smaltito la roba di Seveso”. Ecco perché le malattie che a Mantova polverizzano ogni media statistica sono quelle tipiche della diossina, ecco perché i pioppi del giardino di Rabitti sono esattamente come quelli di Seveso “con la chioma metà ingiallita e metà verde… Solo che i miei pioppi non crescevano al confine della fabbrica, ma a un paio di chilometri. Una ricaduta a questa distanza è tipica delle emissioni da un camino alto e con elevata velocità dei fumi in uscita, come quello di un inceneritore”.

Ma c’è una cosa che è ancora più sconvolgente della scoperta stessa, ed è che a ostacolare ferocemente ogni passo di questa coraggiosa ricerca della verità sono le istituzioni, infedeli, di un paese democratico: le Asl, le università, i poteri pubblici locali.
Giuseppe Dossetti avrebbe voluto che uno degli articoli della Costituzione recitasse così: “La resistenza individuale e collettiva agli atti dei poteri pubblici che violino le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla presente Costituzione è diritto e dovere di ogni cittadino”. Ecco, il libro del cittadino Paolo Rabitti è la più puntuale, coraggiosa e lucida attuazione di quell’articolo che non c’è: ed è uno strumento davvero prezioso per costruire un’Italia che non c’è.
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