Bagnoli "Non è la priorità"
Stella Cervasio
Per l’area spunta il progetto di un impianto per il trattamento dei rifiuti. Nell’intervista a Vezio De Lucia le perplessità di fronte all’ennesimo cambiamento. La Repubblica, ed. Napoli, 18 maggio 2012 (m.p.g.)
Vezio De Lucia voleva creare «al posto delle ciminiere Italsider, una riviera di città turistica, bella forse più di via Caracciolo, nell’incantevole scenario tra l’isoletta di Nisida e il litorale flegreo», mare balneabile per due terzi, un parco, strutture per la ricerca scientifica, con attrezzature alberghiere e un massimo di 2 milioni di metri cubi di edifici. Ma non si è mai realizzato. E ora all’orizzonte c’è un impianto per trattare i rifiuti.

Professor De Lucia, che ne voleva fare lei di Bagnoli?
«Quello che fu deciso quando io ero lì: volevo risarcire la città di quello che non ha mai avuto sin dall’Unità d’Italia».

Da urbanista metterebbe insieme finalità legate al ciclo dei rifiuti e turismo?
«Naturalmente mi ha stupito molto. Non ho pregiudizi verso questo tipo di impianti, se sapessi di una cosa del genere nei pressi di casa mia non scenderei per strada, perché credo ci si debba fidare dei poteri pubblici. All’estero, a Parigi sulla Senna, a Vienna sul Danubio ci sono impianti anche più hard di quello ipotizzato a Bagnoli, che funzionano perfettamente. Però non posso negare la mia perplessità».

Su che cosa?
«Sul fatto che la prima cosa di cui si parla a proposito di Bagnoli sia appunto un impianto di compostaggio».

Perché?
«Secondo me continua a essere prevalente l’idea che Bagnoli sia uno spazio vuoto da riempire. Non ci si crede. Stiamo ancora a domandarci "che ne facciamo?", in preda all’horror vacui».

Non si crede in che cosa? Nel suo progetto, nella possibilità di un recupero come quello avvenuto per la Ruhr in Germania?
«L’unica cosa che si fa è la Porta del parco. Un giorno mi telefona una tv per un’intervista e mi danno appuntamento "alla Porta del parco". Chiedo che cos’è, ci vado e trovo edifici in vetro e cemento. Questa è la rappresentazione pratica dell’idea del vuoto da riempire. Illustri personaggi della politica e anche del mio mestiere di fronte all’ipotesi di 120 ettari di parco replicano: "Non ce li possiamo permettere". E allora Ferrara, che ne gestisce 1200 dalle mura fino al Po? C’è il rifiuto della cultura politica ma anche della cultura napoletana tout court di immaginare questo spazio che doveva servire alla ricreazione dell’anima e del corpo, e che era però anche un’operazione fattibile, credibile, finanziariamente verificata. Questo non passa. La concreta operatività del progetto Bagnoli sarebbe stata dimostrata aprendo l’impianto sportivo, gli 80 ettari di parco. Sarebbe stato meglio dirlo alla fine: "In un angolino mettiamo anche l’impianto per i rifiuti"».

Invece?
«Invece a un anno dall’insediamento dell’amministrazione de Magistris, con Bagnoli in sofferenza, il primo intervento concreto di cui si parla non mi pare una cosa esteticamente convincente. Non sono contro. Ma fa pensare di nuovo che a Bagnoli si possa mettere quello che ci pare. Credo che questa amministrazione non sia accusabile di niente. Ma sono ora 20 anni che ha chiuso l’altoforno e dopo 20 anni stiamo ancora così».

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