Quattro passi e quattro chiacchiere sul Fereggiano post-alluvione
Andrea Agostini
Per cominciare un percorso narrato e ragionato sul Fereggiano post- alluvione bisogna fare esattamente l'opposto di quello che si fa consuetamente coi corsi d'acqua, bisogna partire dalla foce e risalire alla sorgente - che come vedremo non c'è - . Si deve partire dalla foce proprio perchè è già da li che tutto è facilmente visibile, spiegabile, il resto del percorso è solo un ricalco in una ferita che si fa sempre piu' profonda risalendo il corso.

Si parte dunque dal ponte Gerolamo Serra sul Bisagno, quello che migliaia di tifosi attraversano ogni volta che vanno a vedere la partita allo stadio. E' li che finisce il Fereggiano. Ed è li che si puo' vedere chiaramente qual'e' il problema. La foce è un buco nero in un muro dell'argine sinistro del Bisagno. Un buco nero anche grosso, ma non sufficiente. Infatti al momento dell'alluvione del 4 novembre scorso la contemporanea piena del Bisagno non ha permesso il normale deflusso delle acque.

Fatalità? Ma quando mai! Se vi mettete al centro del ponte e guardate verso est potrete vedere un lunghissimo rettilineo, via Monticelli e poi Via Fereggiano, molto largo , molto lungo, ampio almeno 4 volte il buco nero. Li sotto ricoperto di cemento e d'asfalto ( ma non di case attenzione!! ) scorre il Fereggiano. In quello spazio cosi' inusitatamente largo per Genova il torrente è ristretto, cementato, costretto innaturalmente a restringersi. E al momento opportuno si è vendicato e tutta la strada e le aree adiacenti sono state sommerse dal fango e dai detriti.

Continuando, la strada comincia a salire, per qualche centinaia di metri coprendo totalmente il torrente, ancora larga. Sulla sinistra e sulla destra c'è la montagna e le case che incorniciano il torrente coperto di asfalto sono tutte protette alle loro spalle da imponenti muri di contenimento ( ovviamente ancora cemento ) che contengono la montagna e li proteggono da crolli e impedendo il regolare assorbimento delle acque le deviano su altri percorsi. Finita la copertura comincia il disastro. Il torrente , sempre imbrigliatissimo scorre allo scoperto ma sempre con uno spazio insufficiente, la strada si restringe e dimezzandosi copre metà alveo. A salire sulla destra muri di cemento e palazzoni ( li ci sono stati i morti a novembre ) a destra lungo il percorso del fiume c'è verde, la collina si affaccia sul fiume. Quell'area verde chiamata a Genova delle Brignoline è un'area fortemente instanile , sempre soggetta a crolli e smottamenti, mai manutenzionata. Più in alto sulla collina otto palazzoni costruiti su una base di cemento agiscono col loro peso statico sul fragile terreno sottostante e con l'impermeabilizzazione del terreno deviano il corso delle acque contribuendo non poco alla carica dirompente dell'acqua che scendendo dalla collina si fa largo e si concentra con risultati devastanti.

Il comune, ben conscio di quel pericolo incombente ( pericolo mortale, è in quell'area sottostante che ci sono stati i morti ), alla fine degli anni novanta ha bandito un concorso per la sistemazione dell'area con consolidamento e riconfigurazione del letto del torrente. Il concorso è stato vinto, il vincitore ha preso un premio , ma del risanamento dell'area non si è più parlato, anzi per complicare il tutto il comune ha dato in affitto un capannone sul lato destro del torrente, un ostacolo innaturale al deflusso delle acque in caso di piena ( come puntualmente e largamente prevedibilmente è accaduto ). Quindi, niente manutenzione, niente messa in sicurezza, ma anche mantenimento di un pericolo incombente per la popolazione e ricavarci anche dei soldi. Cosa si fa per quattro soldi a bilancio.

La cosa curiosa è che più recentemente la Regione, il cui presidente è nato e vissuto per molti anni nella zona, ha trovato dei soldi per intervenire sull'alveo, ma anziche' intervenire su quel tratto ben conosciuto da lui e da tutti i tecnici per la sua pericolosità e nonostante un progetto già pronto nel cassetto ha scelto di spendere i soldi più a monte abbattendo alcune case pericolosamente affacciate sul torrente, trasferendo gli abitanti in aree più sicure e coprendo il tutto con cemento e aree a parcheggio, ma qui siamo già nella storia recentissima in cui la cultura idraulica è tutta un'altra cosa in Europa e nel mondo ( non certamente a Genova e sul Fereggiano e infatti nessun tecnico di Comune, Provincia Regione, Autorità di bacino ha detto niente, tutto approvato).

Proprio li l'unica cosa che in anni non sono riusciti a completare è un ascensore pubblico. Tra parcheggi sul Fereggiano e trasporto pubblico le amministrazioni succedutesi a Genova non hanno mai avuto dubbi sulle priorità e infatti a salire da largo Merlo fino a Pedegoli è tutto un fiorire di parcheggi a raso ricavati sopra il torrente. Centinaia di macchine parcheggiate che se si muovessero tutte assieme farebbero un ingorgone mefitico, in una strada a stento a due corsie dove in certi momenti l'autobus deve fermarsi ed aspettare perchè di li in due non si passa.

E qui finisce il Fereggiano. Si, perchè il Fereggiano non ha sorgenti , nasce a Pedegoli dalla confluenza di due torrenti il rio Molinetto ( per le carte geologiche il rio Marassi ) che vien giù da forte Ratti e il Finocchiara che vien giù a precipizio dalla ex cava Italcementi e da dove è partita l'esondazione di un laghetto artificiale di acque piovane che ha fatto sconquassi il 4 novembre.

Ma il capolavoro è a Pedegoli, la patria natale del nostro presidente della Regione. Li si è fatto tutto e di piu', c'è una strada che sembra uno svincolo autostradale ( la chiamano amichevolmente la strada di Burlando ) tutta piantata sul rio che aggirando un palazzone ( costruito sul rio anche questo ) si inerpica impermeabilizzando la collina e tagliando i percorsi dell'acqua e raggiunge Egoli, milardi spesi per permettere a pochi residenti di arrivare a casa in macchina, oltretutto spesi male senza canalette per l'acqua, restringendo l'argine del torrente in maniera significativa e impermeabilizzando e sigillando tutto il possibile.

Ma sono cose vecchie, vecchia cultura, vecchia storia. Ma la cosa veramente eticamente inaccettabile è l'ennesimo parcheggio con box in struttura che stanno costruendo. Approvato nel 2008 sorge in area esondabile , nella stessa area dove tradizionalmente si sono svolte per decenni le feste dell'Unità, un area verde dove si mangiava, si beveva, si ballava. Adesso non sarà più possibile. Ma eticamente inaccettabile è che al momento dell'alluvione era ferma al piano terra, solo il muraglione di cemento a protezione per tenere ferma la montagna che si sgretola e la base. Ovviamente la bomba d'acqua in arrivo dalla ex cava ha allagato tutto ( importante non ha toccato in maniera significativa nessuna casa costruita da decenni sull'area del torrente, solo le parti cementate - in prevalenza parcheggi - e qualche orto urbano. Ora con questo segnale cosi' evidente cosa ha fatto l'amministrazione?, ha bloccato tutto in regime di autotutela?, no, c'era il rischio di vedersi presentare il conto dalla ditta. E cosi' dalla concessione del 2008 all'alluvione del 2011 solo un muraglione e la base. Dal novembre del 2011 al marzo del 2012 tre piani di box e un super tappo per la prossima alluvione. Ma tanto chi pagherà, chi soffrirà non saranno certo gli amministratori e i tecnici.

L'altro affluente il rio Molinetto e un'altra storia splendida e triste. E' un area piena di casette, di vecchi lavatoi dove la gente bene della città portava la biancheria a lavare, c'era un frantoio, c'erano i mulini. C'erano tanti ponticelli che dal medioevo fino all'ottocento sono stati costruiti per raggiungere le case sulla sponda destra e una lunga creuza mattonata su quella sinistra che saliva in alto verso le sorgenti e i laghetti dova la gente andava a fare il bagno ( ache il nostro presidente della regione da ragazzino ne ha accennato più volte pubblicamente ). Ebbene anche qui l'amministrazione ha pensato bene - e siamo a pochi anni fa, durante il percorso di questa Amministrazione Comunale -di ricoprire la creuza d'asfalto. Oddio lo era gia' stata a seguito di uno dei tanti lavori di messa in opera di tubi ( acqua e fogne ), ma era stato fatto un lavoro leggero, si sarebbe potuto ( e dovuto ) ripristinare quell'antico percorso. E invece no. Impermeabilizzazione, impermeabilizzazione, impermeabilizzazione. Asfalto, asfalto e ancora asfalto . Neanche quello drenante.

Al momento dell'alluvione il risultato è stato fin ovvio. Il rio non è esondato, nessuna delle case ha subito danni, tutti i ponti hanno resistito perfettamente, l'acqua venendo giù dall'alto ( da Egoli, guarda caso ) ha trasformato la creuza asfaltata in un torrente, ha abbattuto tutti i muretti costruiti a lato del torrente che hanno impermeabilizzato ancor meglio il tutto e ha buttato nel rio Molinetto tutte le moto parcheggiate, tutte le ostruzioni artificialmente costruite e permesse o forse tollerate dalla Amministrazione.

Voi direste e adesso che si fa?

Be qualche giorno fa un signore apparentemente ben introdotto in regione è andato a bussare alle porte della proprietaria di due vecchi magazzini che si affacciano sul rio per chiedere se fossero comperabili. Si perchè l'idea sarebbe quella di fare una rampa ( anche questa rampa Burlando ? ), che aggirando un muretto medioevale e tutelato, quindi intoccabile, permetterebbe di raggiungere la vecchia creuza riasfaltata e con opportuni allargamenti a sbalzo sul rio farla diventare una strada percorribile dalle auto. Certo l'operazione porterebbe il valore immobiliare delle aree e delle case da uno a dieci, per l'ambiente se ne riparlera nel futuro del mai.

Concluso questa passeggiata e queste chiacchiere sul Fereggiano resta una domanda: che fare?

I tecnici, ah i tecnici, da monti al geometra del municipio tutti bravissimi a parlare dicono: l'unica soluzione è lo scolmatore e intanto firmano pareri favorevoli a cementificazioni e asfaltamenti, tato con lo scolmatore.........

In realtà lo scolmatore non si farà mai. E' una soluzione tecnica buona solo per una riflessione accademica, per una tesi di laurea. I costi che comporta sono cosi' alti che mai verranno trovati, in più nessuno sa cosa c'è sotto le aree che lo scolmatore dovrebbe attraversare. L'ultima volta che i tecnici si sono cimentati lo hanno fatto con l'approvazione del parcheggio interrato sotto l'ospedale. I dati tecnici dicevano che l'acqua stava a 14 metri, l'hanno trovata a 8 e sono andati a bagno, cosa troveranno scavando con lo scolmatore non oso neanche pensarlo.

E poi, ammesso che un primo ministro (non Monti per carità) decidesse che si può fare e ci mettesse i soldi per il progetto, le indagini geologiche, la costruzione, ci vorrebbero comunque molti anni. E nel frattempo? Nei prossimi 10 o 15 anni è molto prevedibile ci saranno nuove possibili alluvioni in una zona così drammaticamente soggetta. E cosa si fa? Nulla. Nessuno dei lavori in messa in sicurezza previsti è stato completato, venisse giù un'altra bomba d'acqua sarebbero nuovi disastri e forse nuovi morti. Se ci sono dei soldi si spendono per asfaltare, cementare, coprire , fare nuove strade.

Io credo che se si accettasse che la sicurezza al 100% è un'illusione si potrebbe lavorare per mettere davvero in sicurezza la zona, sgomberare l'alveo da case e strutture incongrue, liberare il percorso dell'acqua dalle numerose strozzature, permettere all'acqua di uscire dagli argini e magari anche di esondare , ma senza pericoli per le persone e per le strutture. E' una possibilità e forse una sfida per i tecnici, ma certamente si potrebbe fare, si potrebbe abbattere il rischio e salvare le vite e le cose e si potrebbe cominciare da subito, da domani.
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