Giunta De Magistris. Quel patto col diavolo che fa discutere Napoli
Eddyburg
Vince anche a Napoli la logica del governo Monti, dismettere il patrimonio pubblico per fare cassa? L’articolo di Andrea Fabozzi e i pareri del sindaco De Magistris e di Vezio De Lucia. il manifesto, 20 aprile 2012
Schiacciata dal peso di 50 milioni di debito, la giunta comunale di Napoli ha firmato una transazione con Alfredo Romeo. Il gestore del patrimonio immobiliare, ma anche l'imprenditore al centro dello scandalo Global Service, condannato a due anni di carcere in primo grado. E sotto processo davanti alla Corte dei Conti per danni erariali al comune. A margine dell'accordo, l'imprenditore offre un suo progetto di riqualificazione del territorio attorno al suo albergo a 5 stelle. Una proposta che è anche una sfida per l'amministrazione paladina dei beni comuni.

PATRIMONIO NAPOLETANO
di Andrea Fabozzi


Il palazzo era già lì cinquant'anni fa, quando la celebre panoramica dall'alto che apre il film di Rosi Le mani sulla città portò al festival di Venezia gli orrori del sacco edilizio napoletano. Dal suo ufficio in quel palazzo, Achille Lauro guidava i destini della compagnia di navigazione e di tutto il resto. Adesso in quelle stanze c'è un vistoso ristorante, rispettosamente denominato Il Comandante, e tutto intorno un hotel a 5 stelle che ha piantato il super lusso nello scheletro del vecchio palazzo Lauro e nel cuore del quartiere del porto. L'hotel Romeo, di Alfredo Romeo, l'imprenditore al centro dello scandalo Global Service che due anni fa coinvolse la giunta regionale insieme a politici nazionali di destra e sinistra, è l'origine e la causa prima di un progetto di riqualificazione urbanistica piovuto sulla testa della giunta di Luigi De Magistris. Un progetto che Romeo ha voluto inserire in una transazione con il comune e che sta complicando la vita all'amministrazione napoletana. Fin qui attenta a presentarsi come paladina degli interessi pubblici e dei «beni comuni» e adesso condotta dai debiti sulla strada di una mediazione con un potere molto privato e per niente immacolato. Nel bene o nel male, è una storia il cui esito segnerà le ambizioni di una giunta che appena un anno fa ha iniziato la sua «rivoluzione» e che intanto, su questa vicenda, perde il consenso della parte sinistra del consiglio comunale guadagnando invece l'imbarazzante solidarietà della destra.

Una montagna di debiti

Dal 1998 il comune di Napoli affida ad Alfredo Romeo la gestione - dalla manutenzione alla riscossione degli affitti - del patrimonio immobiliare. Una ricchezza sconfinata stimata in due miliardi e trecento milioni di euro che però non riesce a produrre reddito. Al contrario, è Romeo che vanta crediti dal comune per qualcosa come 50 milioni di euro, metà dei quali rafforzati da decreti ingiuntivi. L'amministrazione De Magistris non riesce a pagare. Ha ereditato una situazione economica pesantissima, in più il governo ha ridotto i trasferimenti. Deve abbassare il debito senza tagliare i servizi, e non vuole aumentare le tasse locali. È un peso enorme che può affondare i sogni della nuova giunta. Ma è una situazione nota, conosciuta anche in campagna elettorale.

Il contratto di Romeo scade alla fine di quest'anno. Con lui l'amministrazione ha condotto una lunga trattativa, conclusa in un'ultima notte di confronto a fine marzo. C'è un accordo è c'è una delibera di giunta del 27 marzo che lo recepisce. Romeo rinuncia alle azioni legali contro il comune. Anche il comune rinuncia alle sue cause con le quali imputava a Romeo una cattiva gestione dei servizi. La transazione vale per tutti i debiti, anche per la metà sulla quale non c'è ancora un decreto di ingiunzione. Su 50 milioni Romeo fa uno sconto di 5, il resto il comune deve pagarlo. Anzi, ha già cominciato a pagarlo versando per la prima volta e tutti insieme oltre 16 milioni. Il resto a rate, la prima scade a giugno. Nel frattempo Romeo si «impegna ad accelerare» la vendita degli immobili comunali. L'unica fonte possibile di finanziamento per il comune. Del resto, richiama la delibera, lo prevede anche il decreto «salva Italia» di Monti. Bisogna vendere.

In realtà Romeo dovrebbe già farlo, in forza di un altro contratto con il comune. Ma dal 2004 a oggi risultano venduti solo 400 edifici su 2mila in vendita. Gli immobili comunali sono molti di più, circa 30mila. Nonostante i non ottimi risultati raggiunti fin ora, Romeo in forza del nuovo accordo potrà metterne in vendita altri tremila. Se tutto andrà bene, il comune - che fa fatica a censire le sue proprietà perché l'archivio aggiornato è in possesso di Romeo - con quei soldi dovrà pagare all'imprenditore i vecchi crediti.

La Corte dei Conti accusa

La transazione prevede che il comune continui a pagare Romeo fino a dicembre 2013, quindi per un anno oltre la scadenza del contratto. Per quella data potrebbe essersi definito il procedimento aperto contro Romeo dalla Corte dei Conti. L'imprenditore è accusato di aver creato al comune un danno erariale di 87 milioni di euro proprio nella gestione degli immobili pubblici. Lo si sospetta di aver chiesto in pagamento al comune percentuali calcolate sugli affitti accertati eppure mai riscossi. Anche per questo il comune si è rifiutato di pagare alcune fatture e ha citato Romeo in giudizio. Tutte cause, queste, che adesso saranno estinte per effetto della transazione. Non solo, secondo la Corte dei Conti a fronte di questo cattivo servizio Romeo ha ricevuto anche un incentivo dall'amministrazione pubblica (un milione e 200mila), in cambio Romeo ha chiesto il rimborso di esorbitanti spese legali (3 milioni).

La delibera proposta dall'assessore al patrimonio - la persona che ha condotto la trattativa con Romeo - è uscita dalla giunta comunale in maniera diversa da come era entrata. Modifiche sono state fatte nei settori di competenza dell'assessore all'urbanistica e dell'assessore al bilancio. Una parte dei crediti riconosciuta a Romeo è stata cancellata. Debiti che, spiega l'assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo, «Romeo si era auto liquidato». Soprattutto sono stati messi da parte due progetti che Romeo chiedeva come contropartita. La possibilità di costruire un parcheggio sotterraneo da avere in gestione per 90 anni. E il via libera al suo piano di riqualificazione urbana che riguarda la cosiddetta «Insula Antica Dogana», un trapezio di 45mila metri quadri tra la piazza del Municipio e il porto che comprende all'interno il teatro stabile di Napoli e l'attraversamento pedonale verso il mare. Al centro c'è l'hotel Romeo.
Una condanna a due anni
Alla riunione di giunta del 27 marzo scorso che ha approvato la delibera di transazione, non era presente l'assessore alla trasparenza e sicurezza Giuseppe Narducci, ex sostituto procuratore a Napoli. È contrario all'accordo. Alfredo Romeo nel 2009 è stato in carcere per 79 giorni, accusato di aver pilotato dall'esterno l'appalto Global Service con il quale la giunta Iervolino intendeva dare in gestione a un solo soggetto la manutenzione di tutte le strade di Napoli. Un appalto che sebbene approvato anche dal Consiglio non andò mai in porto. L'inchiesta mise in luce il potere di persuasione di Romeo su mezza giunta comunale ma anche le sue relazioni con politici nazionali, da Rutelli a Lusetti a Bocchino. Da molte accuse Romeo è stato assolto in primo grado, ma non da tutte. È stato condannato a due anni per corruzione. Avrebbe promesso di assumere due persone segnalate dall'ex provveditore alle opere pubbliche in cambio di un interessamento all'affare Global Service. Ma la procura ha presentato appello e in questi giorni è in corso il processo di secondo grado. Il procuratore generale ha chiesto per lui la condanna a 4 anni e 4 mesi riproponendo l'accusa di associazione per delinquere. Come pena accessoria, in primo grado, Romeo è stato condannato all'interdizione a trattare con la pubblica amministrazione. Non potrebbe più avere rapporti con il Comune. Ma la pena è stata sospesa. Nel gennaio del 2009, quando era giudice del Tribunale del Riesame, Luigi De Magistris ha scritto le motivazioni in base alle le quali a Romeo fu confermata la carcerazione preventiva: «È divenuto nel tempo anche un po' il dominus dell'amministrazione comunale».

Un omaggio pericoloso

In una lettera spedita il 19 marzo al sindaco di Napoli, Alfredo Romeo spiega diffusamente il suo progetto per l'«Insula». Si tratta di un intervento di riqualificazione urbana di grandi dimensioni che prevede la pedonalizzazione di una vasta area che al momento è piuttosto degradata, pur essendo collocata in una posizione strategica. È la prima Napoli che incontrano i turisti che arrivano con le navi da crociera. Fino a non troppi anni fa era più nota per qualche locale di strip tease e per i rivenditori di contrabbando, memorie da vecchio porto. Il piano di Romeo prevede la pedonalizzazione dell'area e una sistemazione anche del lato a mare. Nel progetto si insiste sulla volontà di recuperare la memoria dell'antica piazza della Dogana, che fu però cancellata negli anni Cinquanta proprio dalla costruzione del palazzo Lauro, quello dell'hotel. Romeo assicura che l'opera non costerà nulla al comune, pagherà tutto lui «a titolo di omaggio alla città». Propone anzi un modello di finanziamento iper locale, un federalismo fiscale di quartiere. «Le risorse necessarie - si legge nel progetto - devono essere recuperate, value capture, nell'area stessa attraverso tasse di scopo, i servizi offerti ai privati e i flussi finanziari usualmente garantiti dagli enti locali. Le risorse acquisite nell'area devono restare nell'area per percentuali significative». «È un'ipotesi non conforme ai regolamenti comunali e alle leggi nazionali», taglia corto l'assessore Realfonzo. Eppure Romeo vuole sperimentare questo modello nell'Insula per «replicarlo a scacchiera in tutta la città». In più ci sarebbe il parcheggio.

«Io non sono contrario all'intervento dei privati - chiarisce l'assessore all'urbanistica Luigi De Falco che per aver espresso perplessità è stato pesantemente attaccato da Romeo sulla stampa locale - al contrario, dobbiamo andare verso una stagione di grande progettazione. Ma il contesto urbanistico lo definisce il potere pubblico. Il parcheggio contrasta con il piano regolatore. Il resto della proposta è un intervento condominiale non ben inquadrato». Spiega l'assessore che «tutto il progetto gravita attorno all'hotel, un hotel per il quale sono stati riscontrati abusi edilizi. Il progetto che ho visto prevede la rimozione degli abusi, ma quelli degli altri, anche quello di una caserma della Finanza». C'è in effetti un ordine di demolizione del 2011 per gli interventi abusivi che secondo gli uffici del comune sono stati realizzati all'interno dell'albergo. Sono aumentate le volumetrie all'ultimo piano e nel sotterraneo, è stato scavato un tunnel che porta a una «luxury spa». Battezzata «Dogana del sale».

La consultazione via sondaggio

«Si tratta di una sfida importante sul piano della "rivoluzione" che Lei auspica per dare un volto nuovo alla città», scrive compiacente Romeo a De Magistris. L'imprenditore, che ha fatto affari con tre diverse amministrazioni in città - a Roma la giunta Alemanno ha rinunciato all'accordo Global Service dopo l'apertura dell'inchiesta di Napoli - punta a continuare così. E infatti illustra al primo cittadino una procedura che, secondo lui, è perfetta per un'amministrazione che spinge tanto sulla condivisione delle scelte e sui beni comuni. «Per la prima volta al mondo - scrive Romeo, esagerando - un intervento sul tessuto urbano e sulla gestione di una parte del territorio comunale nasce da un processo di democrazia partecipata innescata da un sondaggio di opinione che raccoglierà le indicazioni degli utenti/cittadini sulle priorità da affrontare». La democrazia innescata da un sondaggio è certo un'idea originale, non proprio una prima mondiale perché, come spiega Renato Mannheimer incaricato dal sondaggio «abbiamo già fatto sondaggi del genere a volte su incarico delle amministrazioni». Stavolta il committente è proprio colui che vuole realizzare l'opera. E il sondaggio è già in corso. «Abbiamo ascoltato le persone che lavorano nella zona dell'Insula della Dogana - dice ancora Mannheimer - i cosiddetti opinion leader come il presidente dell'autorità portuale e il rettore dell'Università. Adesso stiamo per intervistare tutti gli abitanti della zona». Difficile però che possano avere un'idea precisa del progetto Romeo che si compone di 10 tomi e 27 grafici. «Li informeremo abbastanza compiutamente», promette il sondaggista.
Nella delibera con cui la giunta comunale ha approvato lo schema di transazione, è rimasta una traccia dell'Insula. È stabilito «l'interesse di massima del Comune alla proposta di intervento di valorizzazione». Comunque troppo per i consiglieri della lista Napoli è tua, la lista civica di De Magistris. In sei su sette si dichiarano «scandalizzati» dalla disponibilità verso Romeo «la cui complessa vicenda è paradigmatica di un non corretto rapporto pubblico-privato. La riqualificazione della città - aggiungono - non passa per accordi con imprenditori con cui secondo il programma elettorale dobbiamo interrompere ogni rapporto». Contro anche tutti i consiglieri della sinistra e due dell'Idv. Passasse in Consiglio, oggi, l'Insula avrebbe bisogno dei voti della destra. E li avrebbe. «È proprio il mio programma elettorale», ha detto lo sconfitto Gianni Lettieri.

DE MAGISTRIS
Valuteremo le proposte in base al piano regolatore
«È l'interesse pubblico»
intervista di Andrea Fabozzi


Sindaco Luigi De Magistris, quello con Romeo è il miglior accordo possibile?

«Non è un accordo, è una transazione giudiziaria. Romeo vantava un credito ingente verso il Comune. Non fare questa transazione avrebbe voluto dire non avere la disponibilità del patrimonio immobiliare, non poterlo collocare in bilancio. Sarebbe stato devastante, rischiavamo di non pagare gli stipendi.»

È però una transazione che fa risparmiare al comune solo il 10% dei debiti.

«Era indispensabile, su questo convenivamo tutti. Romeo partiva da una punteggio di sei a zero in suo favore, per usare un termine tennistico. Non è al sindaco che spetta fare la transazione, l'hanno fatta persone di cui ho la piena fiducia. Dunque sono certo che viste le condizioni di partenza sia la migliore possibile. Noi Romeo lo ereditiamo dalla giunta Iervolino, assieme a questa situazione disastrosa. L'accordo con Romeo scade a dicembre, stiamo già predisponendo la nuova gara. Sono molto soddisfatto di poter avere il patrimonio immobiliare a disposizione.»

È soddisfatto anche della proposta dell'«Insula Antica Dogana» che avanza Romeo?

«È solo una proposta, come tantissime che riceviamo. Non capisco la polemica, è eccessiva. Di ogni proposta si valuta innanzitutto la fattibilità in termini giuridici e urbanistici, lo faranno gli uffici. Solo dopo ed eventualmente si può fare una valutazione politica. Comunque la proposta dell'Insula non fa parte della transazione, non c'entra nulla. Dopo la transazione Romeo l'ha avanzata, ed è suo diritto anche perché lui è, lo si voglia o no, il nostro gestore.»

La Corte dei Conti lo accusa di aver gestito male, causando un danno economico al comune.

«Può essere inquisito, processato, condannato, resta il nostro gestore fino a dicembre. È quindi interesse del Comune avere da lui il massimo dei risultati possibili dalle vendite e dalle rivalutazioni immobiliari. E sulle sue proposte decidiamo noi.»

A lei la proposta piace? Romeo ha scritto che «il sindaco si è appassionato all'idea».

«Non ho visto la proposta. È all'attenzione dell'assessorato al patrimonio, faranno loro una prima valutazione. Ma è solo una questione ai margini della transazione, è molto più importante che vada in porto tutto quello che è previsto. È una grandissima operazione di vendita di edilizia residenziale pubblica, tremila alloggi. Significherebbe dare risorse certe a noi e la proprietà della casa ai ceti popolari.»

Anche dalla sua lista civica le dicono che è sbagliato fare accordi con un imprenditore che ha la storia di Romeo.

«Io sono un amministratore, non faccio dibattiti politici su questo. Così come non ho detto "non voglio avere rapporti con Berlusconi" quando lui era il presidente del Consiglio. La storia giudiziaria di Romeo io la conosco benissimo. E ripeto: non lo sto scegliendo io come gestore. Io sto solo facendo gli interessi della mia amministrazione e dei cittadini di Napoli. Per questo adesso mi aspetto che Romeo faccia bene il gestore e vada avanti con le dismissioni previste dalla transazione.»

Teme che un eventuale stop alla proposta sull'Insula possa condizionarlo?

«L'Insula non c'entra con la transazione. Questo dev'essere chiarissimo. Io su quel progetto non posso dire nulla, non l'ho visto. Quando lo vedrò, se qualcuno dovesse decidere di passarmelo, allora mi pronuncerò. Nel frattempo posso solo dire una cosa che vale per tutti i progetti, provengano da Romeo o dai centri sociali. Tutti saranno valutati sulla base della nostra linea politica e nel rispetto del piano regolatore generale. Se ci sono elementi di contrasto con il piano non passeranno mai.»


VEZIO DE LUCIA
«Una modello sbagliato di urbanistica contrattata»
Intervista di Andrea Fabozzi


«Con le elezioni i cittadini hanno scelto la difesa del piano, non si torni indietro. Il rischio è che il comune resti l'amministratore dei poveri», dice l'ex assessore di Bassolino. «Alla campagna elettorale di De Magistris non ho partecipato - dice Vezio De Lucia - perché non vivo a Napoli e mi tengo defilato». Ma l'urbanista, assessore della prima giunta Bassolino, non ha smesso di seguire con passione le vicende cittadine. Racconta: «Quando ho sentito dal nuovo sindaco che il primo punto del suo programma sarebbe stato la difesa del piano regolatore mi sono commosso».

Quel piano De Lucia l'ha firmato. E poi difeso, da vicino e da lontano. Fino a quando è toccato a Rosa Russo Iervolino condurlo in porto definitivamente. Per una città cresciuta sugli abusi, è stato il primo piano regolatore generale dal 1972. «Mentre sentivo con grande gioia De Magistris che diceva quelle cose - aggiunge De Lucia - avevo ben presente che nel frattempo il candidato di destra Lettieri si proponeva di "liberare la città dalla gabbia del piano regolatore". Per fortuna è andata bene. Il popolo ha scelto e ha scelto la prima ipotesi, De Magistris e il piano. Ma adesso quella scelta va rispettata da tutti».

L'ipotesi di accordo tra il Comune e l'imprenditore Romeo secondo lei non coincide con questa impostazione?

«Per niente. Sono nettamente contrario a un'ipotesi del genere. Che non è affatto una nuova forma di urbanistica partecipata, come dice chi vuole confondere le idee. È urbanistica contrattata della peggior specie. Il risultato è un patto leonino che imbriglia il potere pubblico, l'unico a cui spetta il governo dello spazio urbano. Mi torna in mente quello che dicevano i costruttori laurini ai tempi del sacco della città: "Il piano regolatore serve a chi non si sa regolare".»

Romeo dice: alla città non costa niente, se non mi volete vado altrove.

«Ma che se ne vada sul serio. Ponti d'oro. Forse il mio è "vecchiume intellettuale" per citare le sue espressioni sprezzanti, quelle che ha rivolto all'assessore De Falco che invece ha ragione e voglio difendere. Sul fatto poi che non ci saranno costi per la città mi permetto di avanzare dei dubbi. Intanto storicamente non è mai stato così, e poi il costo della valorizzazione di quell'area, il costo della trasformazione di piazza Municipio in un grande spazio aperto con da un lato la quinta di palazzo San Giacomo e dall'altro quella della Stazione Marina lo stanno sopportando le casse pubbliche. Mentre le rendite catastali di Romeo sono solo sue.»

Un imprenditore non è libero di fare una proposta? Tanto più che sostiene di aver trovato un sistema di auto finanziamento?

«Ci mancherebbe, faccia tutte le proposte che vuole. Ma non spetta a Romeo proporre soluzioni di questo livello. Un privato può proporre una cosa specifica, un cantiere edilizio. Non chiedere una delibera urbanistica. Non spetta a lui, la valorizzazione di uno spazio è la conseguenza della tutela. Quanto all'idea di finanziarsi con una quota delle tasse dei residenti è il frutto avvelenato del federalismo e della sussidiarietà. Se si estendesse a tutta la città vorrebbe dire che i quartieri ricchi avrebbero servizi di qualità e gli altri si dovrebbero arrangiare. La parola d'ordine del piano, unificare la città, così va a farsi benedire. E l'ambito di intervento del Comune si ridimensiona: resta il comune dei poveri e dei disgraziati.»

Non crede che questa amministrazione sia una garanzia in fatto di tutela dei beni comuni?

«Senta, io non sono un accanito sostenitore della filosofia dei beni comuni, e sto usando un eufemismo. Quando leggo del superamento della contrapposizione tra pubblico e privato resto diffidente, non capisco. Non vorrei che i risultati fossero quelli alla Romeo.»
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