A Detroit un centro ricerche universitario sull’agricoltura urbana
Marisa Schultz
Passo avanti della capitale dell’auto verso un ruolo inedito e tutt’altro che ridimensionato: polo di ricerca sostenibile. The Detroit News, 14 aprile 2012 (f.b.)
Titolo originale: MSU pitches urban farm plan in Detroit – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

L’Università dello Stato del Michigan propone alle autorità cittadine un piano da 100 milioni di dollari per trasformare ex superfici industriali, edifici abbandonati e parcheggi in spazi per l’agricoltura urbana dedicati alla ricerca di settore. Così Detroit potrebbe diventare un modello globale di produzione alimenti e colture per l’energia in un ambiente urbano prima impensabile: dentro edifici cadenti, terreni avvelenati, complessi commerciali e industriali di prefabbricati. E il tipo di tecnologie che i ricercatori della MSU sperano di sviluppare sperimentando colture in un ambiente a scarsità energetica e di acqua potrebbero diventare un modello da esportare in tante città dense del mondo che hanno difficoltà di approvvigionamento alimentare.

Il degrado urbano è “un limite che si può trasformare in una risorsa” spiega Rick Foster, direttore del Greening Michigan Institute, autore del programma che, calcola, costerebbe all’Università complessivamente 100 milioni di dollari. “Detroit è davvero una risorsa straordinaria se la guardiamo da questo punto di vista”. Il progetto è alle prima fasi, ma già l’ufficio del sindaco e l’università stanno discutendo su una bozza di accordo per collaborare a quello che t Foster definisce un “polo di innovazione alimentare”. “Significa collaborare per individuare strutture urbane, superfici e sostegni finanziari per il progetto. Siamo alle fasi preliminari di individuazione dei terreni nell’area orientale della città.

Una proposta che si somma al piano di John Hantz, magnate dei servizi finanziari residente in città, per acquistare 80 ettari nella medesima fascia urbana per colture commerciali. Il progetto dell’Università del Michigan dovrebbe iniziare da 2-4 ettari all’aperto e al coperto, racconta ancora Foster. L’ateneo opera anche a Johannesburg, Amsterdam, Sao Paulo e altre città del mondo per un’iniziativa di carattere generale legata all’alimentazione di un numero rapidamente crescente di abitanti, sfruttando quantità limitate di acqua ed energia. La popolazione mondiale dovrebbe balzare da 7 a 9 miliardi nel 2050, di cui il 70% residente nelle città. Ciò significa raddoppiare la produzione di cibo per rispondere al bisogno.

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