Perché le idee non passeggiano nel cielo
Pierre Bourdieu
«Le teorie nascono da un processo di competizione fra loro condizionato dal momento storico»: un inedito del grande sociologo, nelle Edition du Seuil. La Repubblica, 24 marzo 2012
Per comprendere il processo d´invenzione di cui lo Stato è il risultato, processo cui partecipa l´invenzione della teoria dello Stato, occorrerebbe descrivere e analizzare attentamente le diverse proprietà dei produttori mettendolo in relazione con le proprietà dei prodotti. Inoltre, tali teorie dello Stato – spesso insegnate nella logica della storia delle idee, tanto che alcuni storici iniziano a studiarle in sé e per sé, senza ricondurle alle condizioni sociali di produzione – sono doppiamente legate alla realtà sociale: non ha alcun senso studiare le idee come se queste passeggiassero in una sorta di cielo intelligibile, senza alcun riferimento agli agenti che le producono né soprattutto alle condizioni nelle quali tali agenti le producono, e in particolare alle relazioni di concorrenza in cui essi si trovano gli uni contro gli altri. Le idee sono dunque legate al sociale, e d´altra parte esse sono del tutto determinanti dato che contribuiscono a costruire le realtà sociali così come noi le conosciamo. Oggi assistiamo a un ritorno delle forme più "primitive" della storia delle idee, vale a dire una sorta di storia idealista delle idee, come ad esempio la storia religiosa della religione. Questa regressione metodologica tiene conto sì della relazione tra le idee e le istituzioni, ma dimentica che queste stesse idee sono nate da lotte interne alle istituzioni. Dimentica dunque che, per comprenderle del tutto, non bisogna perdere di vista il fatto che esse sono al contempo prodotto di condizioni sociali e produttrici della realtà sociale.

Ciò che sto dicendo è programmatico, ma è un programma relativamente importante, perché si tratta di fare storia della filosofia, storia del diritto, storia delle scienze, studiando le idee come delle costruzioni sociali, che possono essere autonome rispetto alle condizioni sociali di cui sono il prodotto – non lo nego – ma che nondimeno vanno sempre messe in relazione con le condizioni storiche. Ma non semplicemente – come dicono gli storici – in termini d´influenza: esse infatti intervengono in maniera molto più marcata. Perciò le concessioni che ho fatto alla storia delle idee erano in realtà false concessioni, perché le idee intervengono sempre come strumenti della costruzione della realtà. Esse hanno una funzione materiale: tutto quello che ho detto poggia sull´idea che le idee fanno le cose, che le idee fanno il reale e che la visione del mondo, il punto di vista, il nomos, tutte queste cose che ho evocato cento volte sono costruttrici della realtà, al punto che perfino le lotte più teoriche e astratte, che si svolgono all´interno di campi relativamente autonomi, come quello religioso, giuridico, ecc., in ultima istanza hanno sempre un rapporto con la realtà, sia per la loro origine che per i loro effetti, che sono estremamente potenti.

Sur l‘État, © Editions Raison d´AgirEditions du Seuil, 2012 Traduzione di Fabio Gambaro
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