«Fateci lavorare anche la domenica»
Paola D'Amico
Nel dibattito sull’apertura domenicale dei negozi una certezza: semplificare e radicalizzare non ci porta da nessuna parte. Corriere della Sera Milano, 13 marzo 2012, postilla . (f.b.)
Quasi un plebiscito sul corso Buenos Aires. Crescono i sì alla chiusura al traffico domenicale della strada commerciale, una volta al mese, in via sperimentale. E anche l'apertura domenicale dei negozi. Ma sale anche lo scontro con chi rimane fortemente contrario. Intanto è pronta la trasformazione dell'intera area commerciale in Duc, Distretto urbano del commercio, come già sono Navigli e Sarpi. Quella sarà la sede, spiegano a Confcommercio, dove prendere le decisioni, con Regione, Comune, associazioni commercianti e Zona.L'ultimo sondaggio è quello fatto in prima persona dal presidente di Zona 3, Renato Sacristani, il quale in due settimane ha bussato porta a porta a 206 negozi. In 101 hanno firmato, scrive nel rapportino conclusivo, «prendendo una posizione»: 78 sì alla sperimentazione, 15 contrari, 8 astenuti.

Mancano ancora all'appello le posizioni di 105 esercizi che dipendono dalle grandi catene distributive. Arriveranno nei prossimi giorni, via email. Sacristani, però, ha una certezza: «Già risulta che l'atteggiamento generale di firme come Feltrinelli, Zara, Chicco, Oviesse, Camicissima, H&M, Mango, Benetton, Geox sia orientato verso la posizione di favore della chiusura al traffico privato». Il principale oppositore all'iniziativa, Gabriel Meghnagi, dell'associazione Ascobaires, non fa passi indietro: «Questo non è un referendum politico. Sarà il Duc a decidere. Lì contano i voti. Potrei rimanere da solo io, viceversa potrebbe perdere Sacristani. Rimango della mia idea. E sono anche convinto che qualche commerciante abbia detto sì al presidente di Zona e sì a me, abbia voluto accontentare tutti». La chiusura al traffico, insiste Meghnagi, si dimostrerà un disastro.

Se qualcosa i due distinti sondaggi, Zona e Confcommercio, doveva certificare è la spaccatura della via. Luigi Ferrario, che rappresenta l'associazione ultima nata, «Buenos Aires Futura», invita a una riflessione: «Noi gli affitti dobbiamo pagarli e dobbiamo per questo fare gli incassi. Anche se l'arcivescovo Scola e ora pure il sindaco Pisapia si sono espressi contro il lavoro domenicale, per noi è evidente che la domenica è un giorno di forte shopping. La gente viene con piacere in Buenos Aires. Siamo convinti che arriverà anche se dovrà spostarsi con il metrò, in bici, a piedi».

Un problema, però, la spaccatura in due del corso, rischia di causarlo. E lo sottolinea proprio Sacristani: chi rappresenterà i commercianti nel Distretto urbano del commercio: «Tra poco si dovrà eleggere un Duc per Corso Buenos Aires e vie limitrofe. È legittimo chiedersi chi rappresenterà i commercianti, visto che Ascobaires, su una questione così importante, è difficile che ottenga più del 15% dei consensi. La storia curiosa è che alcuni di coloro, che in un primo momento avevano seguito le indicazioni di Ascobaires, dopo aver letto la delibera del Cdz 3, hanno deciso di votare a favore». Si deciderà tutti assieme, taglia corto Meghnagi. «Quel che è certo è che non potrà decidere Sacristani da solo. La Zona 3 avrà solo il suo voto».

postilla
Il caso locale di una singola arteria commerciale di Milano (che è però anche uno dei principali casi europei di questo tipo, anche senza contare il “prolungamento” ideale fino alle zone della moda e oltre) vale probabilmente come modello di metodo per tutta la regolamentazione nazionale: ha senso ideologizzare, come si fa in sostanza da qualche giorno, così tanto la discussione? Si e no.
Un buon punto di partenza per capire meglio è il concetto di DUC richiamato dall’articolo, variante locale dell’internazionale BID, Business Improvement District, a sua volta strumento di metabolizzazione urbana della struttura (vincente ormai da generazioni, non va scordato) dello shopping mall suburbano, e portatrice di una idea di fondo elaborata già da Victor Gruen negli anni ’50. In sostanza: è possibile invertire la tendenza del commercio moderno a diventare spazialmente segregato, organizzativamente autoritario, socialmente distruttivo? La risposta dipende dai metodi di governo del fenomeno, dalla mescolanza di mercato e intervento pubblico, di spazi e tempi. E mescolare invece – come pare si stia facendo un po' confusamente ora - un diritto come la qualità del lavoro e i tempi di riposo, con cose onestamente inquietanti come la Giornata del Signore, della Famiglia, eccetera, è solo pura reazione. Su questo sito sono stati esposti non da oggi pregi e difetti del Business Improvement District, sia nella versione di percorso del commercio “verso la città” studiata da Lorlene Hoyt nelle sue ricerche al MIT, sia nella distorsione ideologica e segregante di privatizzazione degli spazi, come suggerisce Anna Minton. Siccome la verità sta sempre nel mezzo di qualcosa, evitiamo in questo come in altri casi di schierarci coi predicatori. Fa solo male (f.b.)

Sullo stesso tema
Armando Stella
La limitazione del traffico non c’entra con la crisi del commercio, dice il buon senso, ma i bottegai non capiscono. Corriere della Sera Milano, 26 ottobre 2012, postilla. (f.b.)
Corrado Zunino
L’esperienza della postmodernità territoriale vissuta soggettivamente dalla grande distribuzione, si potrebbe anche dire. La Repubblica, 6 ottobre 2012, postilla. (f.b.)
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La fiera del capitalismo consumista, raccontata con un tono da fiera paesana che le si addice molto. La Repubblica, 22 luglio 2012
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