L'Italia del paesaggio perduto: consumati 75 ettari al giorno
Michela Proietti
Un «incendio grigio», che nella sola pianura padana divora ogni giorno 19 ettari di campagne fertili, assorbite per sempre dal cemento. Più dei roghi, più dei dissesti idrogeologici, forse più dell'inquinamento: è la cementificazione selvaggia il nemico fin troppo visibile che continua a erodere l'ambiente. Se non ci fossero dati tanto puntuali alla mano, la notizia avrebbe quasi dell'incredibile: invece ora il dossier «Terra rubata, viaggio nell'Italia che scompare», elaborato dal Fondo ambiente italiano con il WWF Italia studiando 11 regioni italiane (il 44% della superficie totale), sorprende con la forza dei numeri.

A presentarlo ieri a Milano, con l'intento di tracciare una road-map anticemento, sono stati il presidente onorario del Fai Giulia Maria Mozzoni Crespi, il presidente onorario del Wwf Italia Fulco Pratesi, il direttore delle Politiche ambientali Wwf Italia Gaetano Benedetto, la responsabile ufficio Ambiente e paesaggio Fai Costanza Pratesi, e il vicepresidente esecutivo Fai Marco Magnifico. «Nei prossimi 20 anni l'Italia verrà divorata dal cemento al ritmo di 75 ettari al giorno — ha spiegato una più che mai combattiva Giulia Maria Mozzoni Crespi —. Qualche esempio? La nuova area di Porta Garibaldi, a Milano: dove sono stati fatti grattacieli poteva esserci un parco. Non amo parlare di esempi negativi, preferisco pensare al meglio e per fortuna adesso anche Milano sta aggiustando il tiro. Fino ad oggi si è pensato sempre al presente, ma il domani arriva e non fa sconti».

Sfogliando il dossier il «saccheggio» prende forma e assume proporzioni importanti: l'area urbana in Italia negli ultimi 50 anni si è moltiplicata di 3,5 volte e nei prossimi 20 anni crescerà di 600 mila ettari, con un andamento di oltre 33 ettari al giorno. Ma c'è di più: dal 2000 al 2010 la superficie agricola utilizzata è diminuita del 2,3%, il numero di aziende zootecniche del 32,2%, con il risultato di un territorio più fragile, che ha causato 6.439 vittime tra morti e dispersi per le frane e un rischio desertificazione del territorio stimato intorno al 4,3%. I danni hanno di fatto ridotto all'osso le possibilità future. «Il terreno che oggi ognuno di noi ha a disposizione è mezzo ettaro, pari a un piccolo campo di pallone», ha detto Fulco Pratesi. «Le costruzioni sopra un terreno sopravviveranno fino al 50.000 dopo Cristo, impedendo non solo le coltivazioni, ma anche la fioritura di papaveri, fiordalisi e tutto ciò che rende gentile il mondo».

Quello che emerge dal dossier è un sovraffollamento di case, edifici e costruzioni, talmente imponente da rendere impossibile tracciare «un cerchio con un diametro di 10 km senza intercettare un nucleo urbano», come ha spiegato Costanza Pratesi.
A fare da volano alla «terra rubata», non sfugge allo studio, è stato il fenomeno dell'abusivismo edilizio, che negli ultimi 16 anni è stato sanato e «incentivato» dai 3 condoni del 1985, del 1994 e del 2003. Anche qui i numeri valgono più delle parole: 4,5 milioni di abusi dal 1948 ad oggi, quasi 75 mila l'anno e 207 al giorno, con un totale di 1.730.000 alloggi irregolari realizzati fino ad oggi. «Due terzi — ha sottolineato Gaetano Benedetto — si concentrano in Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Sicilia e 4 di queste Regioni hanno la presenza della criminalità organizzata».

Tra le proposte dalla road-map anticemento sono stati sottolineati i severi limiti alla edificazione nella nuova generazione di piani paesistici, una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale, oltre al censimento degli effetti dell'abusivismo. «Ci opponiamo all'Imu che impoverisce ancora di più gli agricoltori — ha sottolineato Giulia Maria Mozzoni Crespi —. Siamo certi che il governo Monti accoglierà questo appello accorato, colmando carenze vecchie 40 anni e oltre, come il ruolo sbiadito delle Soprintendenze, accompagnate dolcemente dai precedenti governi verso la morte».

(Dossier scaricabile qui di seguito)

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