San Giovanni in Venere: un monumento decontestualizzato?
Piero Ferretti
Quando nel lontano 2006 il Comitato Cittadino per la valorizzazione e la tutela di San Giovanni in Venere, costituitosi per contrastare la progressiva urbanizzazione della campagna circostante il monumento, aveva proposto un Piano d’Area a tale scopo, non poteva immaginare quanto sarebbe accaduto successivamente.
La proposta di tutela attraverso un piano urbanistico venne accolta dall’allora Amministrazione comunale di Fossacesia che adottò una specifica e mirata variante al PRG vigente. Per alcuni anni, le operanti norme di salvaguardia, efficaci nelle more della redazione del Piano, hanno sottratto la collina al cemento incombente.
Ora del Piano d’area si comincia a discutere, visto che l’attuale Amministrazione si accinge ad adottare lo strumento urbanistico senza promuovere, peraltro, nessun doveroso ed opportuno coinvolgimento dei cittadini. Per questo il Comitato Cittadino per la valorizzazione e la tutela di S. Giovanni in Venere insieme alla Pro Loco di Fossacesia Marina, alla Sezione di Fossacesia della Confederazione Italiana Agricoltori e alla Sezione di Italia Nostra di Lanciano, ha organizzato un incontro - dibattito al fine di riavviare una mobilitazione, non solo locale, per la salvezza dell’importante presenza storica e del suo inseparabile contesto.

L’Abbazia sorta su un promontorio proteso sull’Adriatico, sul sito dell’antico tempio dedicato a Venere Conciliatrice, rappresenta una rilevante testimonianza di un complesso monastico che ha trovato il suo massimo splendore fra l’XI ed il XII secolo: una costruzione di grande interesse storico - architettonico, fra le più importanti della regione, di recente completamente restaurata.
La denuncia delle organizzazioni è netta: il Piano d’area da strumento di tutela si è trasformato, di fatto, in un Piano di edificazione diffusa dell’intero ambito di intervento, esteso più di 13 ettari: un vero e proprio Piano di espansione del centro di Fossacesia che nega gli assunti iniziali e contraddice la volontà di coloro che, attraverso una riuscita raccolta di firme, lo avevano pensato e richiesto esclusivamente per la tutela del bene culturale.

Si delinea così la distruzione delle residue tracce di paesaggio agrario ancora presente, con la decontestualizzazione dell’Abbazia dal paesaggio in cui è storicamente inserita: il complesso monumentale, caposaldo della rinascita del territorio agricolo e della vita civile della regione, che trae la sua origine proprio nella stretta simbiosi con le attività rurali, costituirà il terminale di uno sviluppo urbano anonimo ed omologante.
D’altra parte il sistema dei vincoli di inedificabilità, pure presente ed in parte efficace, riguarda solo il versante a mare della collina e lascia senza alcuna prescrizione e difesa proprio le aree comprese fra l’Abbazia e l’abitato di Fossacesia.

La grande qualità dei luoghi, la presenza di uno dei monumenti più affascinanti della costa abruzzese, sito di eccellenza dell’istituendo Parco Nazionale della Costa Teatina, viengono cancellate da un’operazione di mera valorizzazione fondiaria. Il guadagno di pochi sottrarrà ricchezza ambientale e paesaggistica all’intera comunità.

Il Piano che avrebbe dovuto favorire azioni di salvaguardia dei luoghi, agevolare l’accessibilità dei visitatori, promuovere la pedonalizzazione dell’intorno ed un approccio rispettoso al complesso monumentale, di fatto prevede la realizzazione di edilizia residenziale proprio nelle immediate vicinanze dell’Abbazia. Le attrezzature pubbliche che avrebbero dovuto riqualificare la zona consistono in opere altamente impattanti e deturpanti: una piazza pensile con sottostante parcheggio, di cui non si capisce il senso e, in secondo luogo, una diffusa edificazione turistica che non trova ragione nella prossimità con l’Abbazia, meta di circuiti turistici che includono il sito di Fossacesia come qualificante luogo di visita. L’edificazione turistica, ammesso che tale resterà nel tempo, prefigura attrezzature per un turismo stanziale, interessato piuttosto alla vicina riviera, la costa dei trabocchi, che al monastero, con l’induzione certa di un pendolarismo congestionante e inquinante.

L’urbanizzazione che si voleva impedire e che assumeva i caratteri radi propri delle zone agricole, oggi si accinge ad acquisire ben più pesanti dimensioni. Le aree incluse nel Piano sono infatti classificate quali zone di completamento residenziale e zone di espansione edilizia. Per dare un’idea di ciò che questo significa, traducendo i metri cubi in abitanti equivalenti, sulla collina saranno realizzati volumi corrispondenti ad un piccolo paese di 850 abitanti!
Nelle aree di trasformazione è incluso lo stesso versante a mare della collina; si perviene così alla cancellazione dei caratteri di naturalità, alla mortificazione del paesaggio costiero, e alla riproposizione di quella villettopoli che l’iniziativa della raccolta delle firme intendeva contrastare.

Inoltre, generiche norme di indirizzo dovrebbero garantire la qualità architettonica, mentre si propone una diffusa partizione del territorio in tanti comparti edilizi per di più di piccola dimensione ciò non permetterà neppure di acquisire un patrimonio rilevante di aree funzionali al pubblico interesse; non consentirà di formare, ad esempio, una cintura di demanio pubblico intorno all’Abbazia. Si realizzeranno invece molteplici aree di cessione che, in ultima analisi, risulteranno utili soprattutto ai proponenti stessi. Inoltre, la diffusione dei fabbricati sull’intera collina, cancellerà i fitti oliveti esistenti, che ancora caratterizzano la passaggiata sul viale, regalandoci un indesiderato quanto omologante sprawl urbano.

Per di più una recente delibera della giunta comunale di osservazione al Piano, oltre che introdurre elementi di ulteriore incertezza interpretativa e l’appesantimento dei carichi insediativi, aggiunge altri fattori di criticità. La delibera suggerisce al progettista l’inserimento di altre aree di espansione, la riduzione della fascia verde sul viale, una rotatoria sul viale stesso, incontrollati trasferimenti volumetrici e possibili rimodulazioni dei pendii, sbancamenti e terrapieni, che già hanno arrecato incisioni e muri di sostegno fortemente impattanti nel paesaggio collinare.

Le associazioni hanno invitato l’Amministrazione Comunale a riconsiderare le scelte progettuali compiute che contraddicono le finalità per cui il Piano d’area era stato richiesto ed a definire, con un diverso approccio e una rinnovata impostazione, un nuovo strumento urbanistico non di edificazione, ma di salvaguardia di quell’irripetibile bene culturale e ambientale costituito dal complesso dell’Abbazia.
San Giovanni in Venere rappresenta dunque, insieme al paesaggio agrario circostante, una testimonianza della storia del territorio affidata alla cura attenta e responsabile dei cittadini di Fossacesia ma che appartiene al patrimonio culturale ed identitario dell’intera Regione e dell’intero Paese.

L’autore è referente regionale di Italia Nostra Abruzzo per la pianificazione territoriale





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