Gestione del periurbano in Catalogna
Francesca Blanc
Il fenomeno periurbano si caratterizza oggi per essere una forma territoriale assai diffusa nelle nostre periferie europee, risultato confuso dello sprawl urbano dominante. Non ha più senso parlare di limite città-campagna, ma allo stesso tempo ci si chiede se il periurbano possa essere considerato come una destrutturazione degli assetti insediativi originari, oppure se possegga delle caratteristiche fisiche e morfologiche indipendenti.

E’ importante domandarsi quale sia una possibile definizione di periurbano, ma soprattutto che ruolo abbiano svolto gli strumenti di pianificazione del territorio nel determinare questa forma di organizzazione spaziale. Se il concetto di limite, inteso come linea divisoria, perde importanza, ha senso interrogarsi su come integrare queste aree di transizione, in cui avvengono importanti trasformazioni e si generano forti impatti ambientali sul territorio.

L’esperienza catalana in materia di pianificazione e gestione del territorio ci può servire per analizzare alcuni casi interessanti di trattamento del fenomeno periurbano. Dopo una breve rassegna sugli strumenti previsti dalla legislazione catalana in materia di pianificazione territoriale e urbanistica, analizzeremo gli spazi agricoli periurbani dell’ACTUR di Santa Maria de Gallecs e il Parc Agrari del Baix Llobregat, entrambi ubicati nell’Area Metropolitana di Barcellona. Abbiamo scelto queste due esperienze perché, nonostante facciano parte di una territorio particolarmente soggetto all’espansione urbana, sono sinonimo della volontà politica di controllare le dinamiche territoriali di area vasta e di stabilire un sistema di gestione degli spazi agricoli periurbani.

Pianificazione e governo del territorio
La Catalogna presenta un’interessante traiettoria nella ricerca e produzione di documenti di pianificazione territoriale che risale agli anni Trenta del Novecento. Nel periodo della cosiddetta Generalitat Republicana (1931-1939), si assiste ad una fase di intensa sperimentazione e dibattito sul modello territoriale e sulla relazione tra spazi agricoli e zone urbane. E’ in questi anni che vengono formulate le prime proposte di ordinamento degli spazi agricoli metropolitani: si pensi al Pla de distribució en zones del territori català del 1931 (cosiddetto Regional Planning) che, benché non sia mai stato approvato, aveva tra i propri obiettivi quello di evitare l’industrializzazione integrale secondo il modello inglese e proponeva di mantenere gli spazi agricoli metropolitani. Purtroppo però, dopo il colpo di stato del 1936, le iniziative repubblicane di pianificazione territoriale non hanno séguito e, durante la dittatura franchista, anche la produzione di documenti di pianificazione urbanistica è scarsa, nonostante la crescita urbana sia pronunciata: nel 1981, il 55% dei Comuni catalani non disponeva di quello che per noi è oggi il Piano di Governo del Territorio.

Il Pla General Metropolità (PGM) del 1976 è l’unico strumento di pianificazione territoriale dell’Area Metropolitana di Barcellona (AMB) che viene approvato in quegli anni e che è tutt’ora vigente, benché le sue prescrizioni riguardino solamente ventisette Comuni dell’area.
Nel 1979, con l’Estatut d’Autonomia della Catalogna, le competenze in materia di ordinamento del territorio passano alla Generalitat de Catalunya che, nel 1983, promulga la prima Llei de Política Territorial.
La struttura normativa della legge prevede la formulazione di un Pla Territorial General de Catalunya (PTGC), che si articola attraverso una serie di piani, i cosiddetti Plans Territorials Parcials (PTP) e i Plans Territorials Sectorials (PTS). Il PTGC viene approvato definitivamente soltanto nel 1995 e, nel 2001, a quasi vent’anni dall’entrata in vigore della Llei de Política Territorial, esiste solo un PTP approvato, quello delle Terres de l’Ebre. Per tutto questo tempo, quindi, lo strumento base dell’ordinamento territoriale in Catalogna è risultato essere il Pla d’Ordenació Urbanística Municipal (POUM), che corrisponde al nostro Piano di Governo del Territorio. Il prevalere di una pianificazione a scala comunale conduce necessariamente ad un forte divario tra le dinamiche sovralocali - di crescita e di trasformazione del territorio - e le scelte delle singole amministrazioni. L’incapacità dei Comuni di recepire nelle scelte di piano le trasformazioni che avvengono a livello sovralocale e nazionale genera un’incongruenza di fondo che può soltanto essere superata con una coordinazione a scala maggiore.

E’ solo dalla fine del 2003, con il cambio di governo della Generalitat, che viene dato reale impulso alla politica territoriale e si approva il Programa de Planejament Territorial. L’obiettivo è coordinare le scelte di pianificazione urbanistica dei singoli Comuni e correggere la tendenza alla dispersione urbana e alla segregazione prodotta dall’urbanizzazione, promovendo un modello di territorio policentrico, coerente nelle sue diverse parti. E’ per questo che vengono redatti i Plans Territorials Parcials mancanti, strumenti di governo del territorio a livello di comarca, secondo quanto previsto dalla Legge di politica territoriale del 1983.

Plans Territorials Parcials e Plans Director Urbanístics

I PTP sono strumenti di pianificazione fisica del territorio e non piani strategici, sono vincolanti per la pianificazione urbanistica comunale e di orientamento per la quella settoriale, soprattutto se legata alle infrastrutture di mobilità. Sono in scala 1:50.000 e strutturano il territorio di loro competenza in tre sub-sistemi: espais oberts, assentaments e infraestructures de mobilitat.

Il sistema degli spazi aperti comprende tutto il suolo non edificabile (SNU) classificato dalla pianificazione urbanistica e definisce il territorio che dev’essere preservato dall’urbanizzazione. Per il sistema dell’edificato vengono stabilite delle strategie, ossia delle direttrici per l’ordinamento comunale che devono essere obbligatoriamente recepite nella revisione dei POUM, mentre il sistema delle infrastrutture di mobilità è in diretta relazione con la pianificazione settoriale corrispondente.

Tra il 2006 e il 2010 sono sette i Plans Territorials Parcials approvati in Catalogna: Alt Pirineu i Aran, Ponent, Comarques Centrals, Camp de Tarragona, Metropolitano de Barcelona, Terres de l’Ebre (revisione) e Comarques Gironines.

Parallelamente all’elaborazione dei PTP, viene redatta una serie di Plans Directors Urbanístics (PDU), strumenti di grande importanza per garantire l’applicazione delle linee di pianificazione territoriale, che hanno la funzione di coordinare la pianificazione urbanistica comunale. In totale, tra il 2003 e il 2010, sono trentasette i PDU approvati o in fase di redazione, e si dividono in sei grandi gruppi: protezione del litorale, zone di montagna, tutela e ordinamento del patrimonio e del paesaggio, aree urbane, infrastrutture, aree residenziali strategiche (ARES).
Esempio particolarmente interessante di PDU è il Pla Director Urbanístic del Sistema Costaner (PDUSC) approvato nel 2005, che esclude definitivamente dall’urbanizzazione i suoli siti in prima linea della costa catalana, classificati come SNU dai diversi POUM, e buona parte dei terreni classificati come edificabili ma ancora senza previsione di attuazione urbanistica. Le decisioni del PDUSC devono necessariamente essere recepite nelle scelte di piano di tutti Comuni della costa, cosa che li obbliga a declassare moltissimi terreni ancora considerati edificabili, frenando la pressione urbanistica generata dalle dinamiche metropolitane e legate al turismo. Dal 2003 in poi, sono molteplici le iniziative adottate dal governo catalano al fine di guidare e razionalizzare la crescita urbana e lo sviluppo territoriale: come abbiamo visto, si tratta di una serie di strumenti che si influenzano reciprocamente e che rispondono ad una precisa volontà politica di controllare le dinamiche urbane a livello sovralocale. Secondo Oriol Nel.lo, con l’impulso della pianificazione territoriale dal 2006, anno in cui è entrato in vigore il primo piano territoriale, fino al 2010, è stato possibile orientare la pianificazione urbanistica locale di più di un terzo dei Comuni catalani.

Pla Territorial Metropolità de Barcelona

Il Pla Territorial Metropolità de Barcelona approvato ad aprile del 2010 (PTMB) è uno dei sette PTP previsti dalla legislazione catalana in materia di politica territoriale e si riferisce ad una superficie di 3.236 km2, pari al 10% della Catalogna, dove vive il 70% della popolazione catalana. A differenza del PGM del 1976, che includeva soltanto 27 Comuni dell’AMB, il PTMB è lo strumento di governo del territorio metropolitano per 164 Comuni, distribuiti in 7 comarques. Della sua redazione è stata incaricata la Comisió d’Ordenació Territorial Metropolità (COTMB), formata dai rappresentanti dei diversi dipartimenti della Generalitat de Catalunya, dagli enti locali e da una rappresentanza statale. La COTMB ha sottoposto il Piano ad un doppio procedimento di consultazione pubblica, in modo da generare un più ampio dibattito in merito ai contenuti del Piano e per raggiungere un consenso più vasto da parte di tutti i soggetti coinvolti.

Il PTMB ha come obiettivo l’ordinamento del territorio dell’AMB e si caratterizza per la sua volontà di limitare la dispersione dei centri abitati, potenziare la complessità funzionale e favorire la coesione sociale. L’orizzonte temporale fissato dal Piano è il 2026. A differenza della pianificazione tradizionale, il Piano non intende raggiungere un’immagine-obiettivo finale, bensì intende stabilire il contesto normativo al quale dovranno attenersi gli attori pubblici e privati che partecipano alla costruzione del modello territoriale previsto. Come per i restanti PTP, i tre grandi sub-sistemi territoriali sono: espais oberts, assentaments e infraestructures de mobilitat. Per quanto riguarda i suoli esclusi dall’urbanizzazione, il merito del PTMB è quello di aver incluso nella stessa categoria di SNU tutte le tipologie di Sòl No Urbanitzable, e non soltanto quello di speciale protezione ambientale. Gli spazi aperti vengono divisi in espais de protecció especial, espais de protecció de la vinya e espais de protecció preventiva. I primi due godono di un regime di protezione particolare, mentre gli ultimi rappresentano il SNU ordinario, ma sono comunque terreni che non potranno assolutamente essere trasformati in edificabili dai singoli POUM municipali, senza che lo preveda la strategia territoriale del Piano a scala metropolitana. Pertanto, con l’approvazione del PTMB il 74,8% del territorio dell’AMB risulta essere incluso nella categoria di spazi aperti ed un 70,4% di questo appartiene alle categorie di maggior tutela del SNU.

Regime urbanistico dei suoli. Il Suelo No Urbanizable (SNU) periurbano.

Per entrare nel dettaglio di ciò che viene definito periurbano, è necessario fare riferimento al regime urbanistico dei suoli esistente in Catalogna e, in particolare, ai suoli non edificabili (SNU).

La Legge urbanistica catalana (LU) nel suo art. 24 definisce il regime urbanistico dei suoli come quello determinato dalla classificazione, qualificazione in zone o sistemi, e l’inclusione in settori di pianificazione urbanistica derivata o in poligoni di attuazione urbanistica. Lo strumento designato dalla LU per determinare la classificació, qualificació e ús di un terreno è il POUM, e le possibili classi risultano essere: Sòl Urbà, Sòl Urbanitzable e Sòl No Urbanitzable (SNU). Per poter classificare un terreno come SNU - non edificabile - esistono tre modalità differenti, stabilite nell’art. 32 della LU:
- la prima in base alla normativa di settore, oppure sulla base di strumenti di ordine superiore, quali i Plans Territorials o i Plans Directors. Bisogna ricordare che la normativa catalana sulla protezione degli spazi naturali ha spesso proposto un sistema di protezione per zone isolate (illes), pertanto con scarsa inclusione delle zone periurbane.
- la seconda è una modalità di tipo discrezionale, ossia in base alla volontà del POUM di classificare o meno un terreno come SNU: ciò avviene in base a ragioni di congruenza con la Ley de Suelo statale (LS), oppure per garantire i principi di sviluppo urbanistico sostenibile riassunti all’art. 3 della LU.
- la terza ed ultima modalità per classificare un terreno come SNU include i cosiddetti sistemi urbanistici generali non inclusi nelle categorie di Sòl Urbà né Sòl Urbanitzable, ossia le vie di comunicazione, i servizi comunitari e gli spazi aperti.

Da ciò deriva la difficoltà di considerare i suoli periurbani come non edificabili e, molto frequentemente, sono le prime aree ad essere considerate di espansione, vista la loro prossimità alla città consolidata. Per far sì che un suolo periurbano sia considerato non edificabile (SNU), bisogna quindi attenersi alla discrezionalità del POUM, oppure disporre di un Pla Director Urbanístic.

E’ qui importante, però, fare un inciso e distinguere tra strumenti di pianificazione e di gestione: i primi sono necessari per determinare il modello territoriale, il regime dei suoli e le linee di intervento, ma sono i secondi quelli che permettono di giungere ad un controllo specifico degli usi e delle attività, e rendono attuative le scelte di piano. Il capitolo 1° del Titolo III della LU stabilisce quali sono gli strumenti di pianificazione urbanistica, da quelli generali (PDU, POUM, Normes de planejament) a quelli di attuazione (PE, PMU, PP). Entrambi i livelli di pianificazione influiscono sulla gestione del SNU: i PDU possono stabilire le direttrici per coordinare l’ordinamento di un territorio di ambito supermunicipale e le misure di protezione del SNU, ma sono i PE gli strumenti necessari per una sua gestione specifica.

Il fenomeno periurbano, come l’hanno definito Javier Abadia e Francesc Magrinyà, è costituito da tutte quelle attività, né propriamente urbane né propriamente rurali, che occupano gli spazi liberi e, con particolare intensità, i dintorni delle grandi città. Una localizzazione di tipo isolato rispetto alla città compatta costituisce la sua identità locale e la dispersione urbana dell’insieme ne rappresenta l’identità territoriale. Progressivamente, siamo passati da una centralità dei valori intrinseci del territorio (geomorfologia) a valori estrinseci generati dalle infrastrutture che lo attraversano (localizzazione, accessibilità, prezzo). Spesso mancano veri e propri criteri di localizzazione e, nei processi espropriatori, prevalgono valutazioni esclusivamente legate al prezzo del suolo. Nel giustificare le espropriazioni, infatti, si riscontra un abuso del termine “interesse collettivo”, quando dovrebbe prevalere ben altro interesse collettivo, cioè l’uso razionale del suolo.

Nell’AMB, ed in particolare nell’area costiera del Maresme, quando il suolo periurbano viene classificato come SNU, cioè non edificabile, ci troviamo spesso di fronte ad aree considerate agricole periurbane in cui però le serre ed i capannoni rendono il paesaggio molto più simile ad una zona industriale che non ad un campo coltivato. E’ per questo che Abadia e Megrinyà sostengono che non sia possibile definire il fenomeno periurbano soltanto in base ai parametri tradizionali di ambito geografico, classe di suolo e tipo di attività. E’ necessario considerare i fattori estrinseci, che sono quelli che generano dispersione e determinano una maggiore complessità territoriale. Spesso, inoltre, la maggior parte delle attività periurbane risponde ad un’ottica puramente municipale e sfugge ad una visione di ordinamento territoriale d’insieme.
I due esempi che seguono, legati a due aree agricole periurbane dell’Area Metropolitana di Barcellona, servono per illustrare le differenti scelte urbanistiche adottate, i piani redatti e gli strumenti di gestione utilizzati, sulla base di due modelli territoriali differenti.

ACTUR Santa Maria de Gallecs: la soluzione urbanistica ad un conflitto territoriale durato 35 anni

Lo spazio agricolo di Gallecs si trova nell’area metropolitana di Barcellona, nel cosiddetto Vallès Oriental, ad una ventina di chilometri dal centro di Barcellona. Si tratta di un’area fortemente urbanizzata, con un’elevata concentrazione di attività industriali, dove gli spazi agrari residuali vengono destinati all’agricoltura non irrigata, prevalentemente cerealicola.

Gallecs occupa una superficie di 733 ettari e attualmente la principale attività che si svolge (e che corrisponde al 75% dell’area) è quella agricola, con una progressiva sostituzione delle colture tradizionali con coltivazioni di tipo biologico. Dal punto di vista amministrativo, Gallecs appartiene a differenti Comuni del Vallès Oriental e la sua definizione di spazio agricolo è il risultato di un conflitto territoriale durato 35 anni.
L’instabilità urbanistica di Gallecs inizia negli anni ’70 quando - il 27 giugno del 1970 - Franco firma il Decreto Ley 7/1970, sobre Actuaciones Urbanísticas Urgentes en Madrid y Barcelona (ACTUR) e con il successivo Decreto 3543/1970 si delimita l’ACTUR di Santa Maria de Gallecs: un’area di 1.471 ettari sulla quale è prevista la realizzazione di una nuova città per 132.000 abitanti. L’area comprende sette comuni, tra i quali Mollet del Vallès, dove si trova più del 40% dei terreni interessati dagli espropri. Nel 1973, per ragioni politiche e in seguito alla crisi petrolifera, il Ministerio de la Vivienda blocca il progetto di espropriazione dei terreni dell’ACTUR e, nel 1980, la proprietà dell’area passa alla Generalitat de Catalunya, che li assegna all’INCASSO.

Quest’ultimo, nel 1982, rinuncia definitivamente all’idea di macro-città ed inizia una fase di accordi bilaterali con i Comuni interessati. 
Il primo passo verso la tutela dello spazio agricolo periurbano di Gallecs avviene proprio nel 1982, quando si approva il POUM di Mollet del Vallès, giungendo ad un accordo con l’INCASOL per potervi includere i terreni siti a sud dell’autostrada AP-7. Per la zona a nord, invece, permane la classificazione di suolo urbanizzabile, secondo le prescrizioni dell’ACTUR del 1970.
Nel 1998 il Comune di Mollet del Vallès inizia una fase di revisione del POUM e decide di declassare i terreni di Gallecs da suoli edificabili a non edificabili di speciale protezione. Il DPTOP non autorizza la modifica e il Comune di Mollet del Vallès inizia un ricorso amministrativo, che si concluderà solamente il 20 ottobre del 2004, con un accordo tra la Generalitat de Catalunya e i Comuni interessati alla tutela definitiva dello spazio agricolo periurbano di Gallecs.
La soluzione urbanistica adottata consiste nella sovrapposizione di tre strumenti di pianificazione, il Pla Director Urbanístic (PDU), il Pla d’Ordenació Urbanística Municipal (POUM) e il Pla d’Espais d’Interes Natural (PEIN):
- al PDU spetta il compito di coordinare la pianificazione urbanistica dei sette comuni inclusi nell’ACTUR e il suo compito principale è quello di garantire la tutela dello spazio agricolo centrale di Gallecs (753 ettari, pari al 51% dell’ACTUR). Il PDU stabilisce che lo spazio centrale di Gallecs deve essere qualificato come Sistema d’espais lliures públic e prevede la formazione di un Consorzio, nuovo proprietario dei terreni ed ente responsabile della gestione.
- contemporaneamente, lo spazio agricolo di Gallecs viene inserito nel Pla d’Espais Naturals (PEIN): si tratta di uno strumento di pianificazione territoriale, incluso nella categoria dei Plas Territorials Sectorials che, in quanto tale, ha come ambito d’azione l’intero territorio della Catalogna e regola un solo settore di pianificazione (in questo caso gli spazi naturali).
- il POUM di Mollet del Vallès è il terzo strumento che conferma la classificazione di SNU di Gallecs. Nel rispetto dell’allora vigente Legge Urbanistica, deve indicare le misure necessarie per la tutela “del medi ambient, conservació de la natura i defensa del paisatge i dels elements naturals” e, pertanto, viene dimostrata la legalità del cambio di classificazione del suolo per poter adeguare la normativa urbanistica comunale di Mollet con la condizione fisica di Gallecs. Inoltre, l’allora in vigore Legge del Suolo stabilisce “la necessitat de classificar com a sòl no urbanitzable tots aquells terrenys que el planejament general consideri necessari protegir pel seus valors agrícoles, forestals, ramaders o per les seves riqueses naturals”.

Con l’approvazione definitiva del POUM di Mollet del Vallès (sulla base dei vincoli stabiliti dal PDU e in rispetto del PEIN), viene sancita la volontà politica di investire su un modello di città compatta, metà urbana e metà rurale, dove lo spazio agricolo di Gallecs rappresenta il grande “sistema di spazi liberi pubblici”, con valenza di spazio agricolo di speciale protezione.

E’ importante sottolineare come la conservazione degli spazi naturali sia l’elemento rettore di Gallecs in tutti e tre gli strumenti di pianificazione. Lo spazio agricolo periurbano si trasforma, dunque, in un’area protetta, destinata all’agricoltura biologica di prossimità, importante polmone verde per tutta l’Area Metropolitana di Barcellona. Diventa un punto di riferimento per tutte quelle attività legate all’educazione ambientale e centro sperimentale di formazione, ma dove la produttività agricola passa in secondo piano e diventa un fattore complementare. La scelta di proteggerlo come spazio di protezione ambientale implica notevoli difficoltà per gli agricoltori, perché le condizioni di tutela imposte dal PEIN sono particolarmente restrittive e condizionano l’attività agricola.

Parc Agrari del Baix Llobregat: produzione agricola di prossimità nell’AMB

A differenza di Gallecs, il Parc Agrari del Baix Llobregat costituisce un modello di gestione del periurbano basato sulla produzione agricola e la competitività di un settore che spesso e volentieri viene espulso dalle grandi aree metropolitane. Basti pensare che tra il 1955 e il 2004, la superficie agricola dell’AMB si è ridotta del 61% e, prima del 2000, il Baix Llobregat aveva già perso il 60% delle sue terre coltivabili e la comarca del Barcelonès il 90%.

Il Parc Agrari del Baix Llobregat corrisponde ad una zona orticola pianeggiante, fatta di ritagli e di frammenti agricoli siti in prossimità dell’aeroporto de El Prat. Si tratta di un’area soggetta da sempre ad una fortissima pressione urbana e zona di riserva per le infrastrutture metropolitane, dove, malgrado ciò, la produttività agricola è alta e corrisponde addirittura al 3% del PIL della Catalogna.
Fin dagli anni ’70, con l’approvazione del Pla General Metropolità di Barcellona nel 1976, l’organizzazione dei contadini inizia una forte campagna di sensibilizzazione per proteggere le aree agricole della piana del Baix Llobregat dall’espansione urbana, terre considerate tra le più fertili e produttive della Catalogna. E’ però negli anni ’90 che viene sancita la tutela dell’area che oggi corrisponde al parco agrario, con il progetto Anella Verda della Diputació de Barcelona. Il progetto intende creare una corona di spazi di speciale protezione ambientale nell’AMB e costituisce la Xarxa de Parcs Naturals. Nel 1996 il progetto Life dell’Unione Europea finanzia una ricerca sugli spazi agricoli periurbani nell’AMB e la presentazione al concorso è funzionale alla creazione del Consorci del Parc Agrari del Baix Llobregat, che si costituisce formalmente nel 1998. Fanno parte del Consorzio la Diputació de Barcelona, il Consell Comarcal, i quattordici Comuni coinvolti e la Unió de Pagessos, cioè i rappresentanti del settore agrario locale.

Nel 2002 viene redatto il Pla de Gestió i Desenvolupament del Parc (PGD) e, nel 2004, si approva il Pla Especial de protecció i millora del Parc Agrari del Baix Llobregat (PE). Il Consorci è l’ente gestore del Parco che, dotato di iniziativa, di risorse - umane ed economiche - e di competenze, promuove lo sviluppo economico delle aziende agrarie e il mantenimento e il miglioramento della qualità ambientale del Parco, partendo da una gestione integrale dello spazio agrario, divisa in quattro ambiti: produzione, commercializzazione, risorse e ambiente. Il Pla Especial, come figura urbanistica, delimita l’ambito territoriale del Parco Agrario, ne regola l’utilizzo e ne definisce le infrastrutture generali, mentre il Pla de Gestió i Desenvolupament stabilisce le linee strategiche, gli obiettivi specifici e le misure di intervento per i diversi ambiti di gestione dell’ente, basandosi sull’obiettivo generale del parco e sull’accordo tra i membri dell’ente. Il PE e il PGD hanno lo stesso scenario – il Parco Agrario – nonostante presentino alcune caratteristiche diverse in base alle loro finalità e al loro ambito di competenza. Il primo ha finalità urbanistiche e territoriali e le sue proposte sono “normative” per legge, mentre il secondo ha finalità di gestione, le sue proposte sono “indicative” e diventano “normative” esclusivamente entro i limiti stabiliti dalla volontà dei membri.
L’obiettivo generale del Pla Especial è il mantenimento dello spazio agricolo della bassa valle e del delta del Llobregat come elemento di equilibrio del territorio metropolitano. Alla base del PE vi è il mantenimento della maggior estensione possibile di suolo agricolo, attribuendogli un proprio modello strutturale. Tra gli obiettivi specifici, troviamo il raggiungimento di una produzione agraria competitiva e di qualità, la tutela degli spazi naturali e del patrimonio culturale e paesaggistico. Il PE introduce i cosiddetti Plans Rectors de Desenvolupament (PRD) che costituiscono i progetti tematici di ordinamento e determinano le misure di tipo urbanistico, produttivo, ambientale e paesaggistico. I PRD vengono redatti ed approvati dal Consorci.
La figura del Parc Agrari e gli strumenti di gestione ad esso collegati (Pla de Gestió e Pla Especial de Protecció) sono stati fondamentali per poter tutelare i suoli agricoli del Parco contenendo l’espansione urbana e per far sì che l’agricoltura sia la protagonista indiscussa della zona. E’ importante ricordare che, a differenza della soluzione adottata per lo spazio agricolo di Gallecs (in cui l’obiettivo chiave è la tutela ambientale), nel caso del Parc Agrari del Baix Llobregat l’adozione del PE è funzionale ad una logica prevalentemente produttiva, orientata al mantenimento e miglioramento della produzione agricola locale.
In definitiva, lo scopo del Parco Agrario del Baix Llobregat è consolidare la presenza degli agricoltori sul territorio e rendere possibile il mantenimento di spazi agrari periurbani attivi. E’ necessario inoltre conoscere, condividere le esperienze e partecipare a tutte quelle azioni a livello europeo il cui obiettivo comune sia la difesa, regolamentazione, gestione e sviluppo degli spazi agrari periurbani. Il futuro del Parco Agrario, situato in un territorio soggetto ad una costante pressione urbanistica, dipende dalle azioni volte alla sua preservazione che si sviluppano al suo interno; ma anche dalla loro diffusione esterna, perché possa formar parte di un movimento europeo dell’agricoltura periurbana, senza rimanere un semplice caso isolato.

Conclusioni

La gestione del fenomeno periurbano è un tema appassionante ed estremamente attuale. Le aree periurbane, prive di caratteristiche fisiche specifiche, si definiscono a partire da una serie di fattori condizionanti (accessibilità, prezzo del suolo, etc.) che le espongono costantemente alla pressione urbanistica e le rendono appetibili per l’instaurarsi di tutte quelle attività che la città consolidata rifiuta. Il mancato coordinamento tra pianificazione urbanistica e territoriale ha determinato una nuova forma di organizzazione spaziale, estremamente vulnerabile e precaria. La sovrapposizione degli interessi territoriali dei singoli comuni, senza uno schema direttivo di ambito superiore, si materializza in un’innumerevole quantità di aree, favorendo lo sprawl urbano.

La “linea rossa” che separa città e campagna non è più assimilabile ad un limite definito, bensì ad una frangia di contatto tra due ecosistemi differenti, un’area con caratteristiche ibride che funziona da elemento regolatore. Si tratta di spazi di mediazione e di transizione, sui quali si genera un forte impatto ambientale e che accolgono funzioni strategiche per la città (approvvigionamento idrico, alimentare, trattamento dei rifiuti, etc.). E’ importante essere consapevoli di questo nel momento in cui si realizzano le scelte di piano. Come dimostra l'esempio di Gallecs, per sottrarre queste aree alla progressiva espansione della città e all'espulsione di funzioni urbane, non è sufficiente considerarle come zone di protezione ambientale, bensì è vitale dar loro una funzione produttiva, in questo caso agricola.

Gli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica devono essere accompagnati da un’attenta fase di gestione, che includa progetti, attività e finanziamenti, soprattutto nelle aree ad economia più debole (come nel caso dell’agricoltura biologica). La storia de Baix di Llobregat indica una possibile strada da percorrere: smetterla di pensare al concetto di gestione associandolo necessariamente a quello di gestione urbanistica e provare a coordinare le politiche agrarie con la pianificazione urbanistica, pensando all’interesse collettivo dominante, cioè l’uso razionale del suolo.

Qui di seguito è scaricabile il testo impaginato con le note bibliografiche
Sullo stesso tema
Serena Righini
Schema della lezione alla seconda giornata della VII edizione della Scuola di di eddyburg, «Oltre la crescita, dopo lo “sviluppo”. Nuove domande alla pianificazione»
ilaria Boniburini
La relazione che ha introdotto al dibattito della prima giornata e agli interventi di Giovanna Ricoveri, Piero Bevilacqua, Nicola Dall’Olio e Ugo Mattei. In calce il file scaricabile
Mauro Baioni
Lungo la linea rossa che segna il margine urbano si manifestano nel modo più evidente le contraddizioni e i conflitti sull'uso del territorio. Introduzione alle giornate centrali della VII edizione della scuola
Ultimi post
Redazione di Eddyburg
L'incontro ha come scopo la presentazione della versione italiana del toolkit anti-gentrification di Sandra Annunziata, e vedrá la partecipazione di esperti e rappresentanti dei movimenti di lotta per la casa che discuteranno assieme del manuale e della sua applicazione nel contesto italiano. Sarà possibile seguire l'evento in streaming live sulla pagina facebook di ETICity
Eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della II Sessione del convegno "Una comunità di intenti" con testimonianze di Maria Cristina Gibelli, Marco Borghi, Federica Ruspio, Tomaso Montanari, Ilaria Agostini, Anna Maria Bianchi, Maria Paola Morittu, Elisabetta Forni, Piero Cavalcoli, Lidia Fersuoch, Oscar Mancini, Paolo Cacciari e Ilaria Boniburini.
Ilaria Boniburini
Sabato 3 ottobre scorso le paratie del Mose sono state azionate e Venezia è rimasta all’asciutto. Una rassegna di articoli per comprendere, al di là della propaganda ufficiale delle istituzioni, le criticità ancora tutte da risolvere e gli effetti negativi di questa mastodontica grande opera.Nell'immagine la spalla del Mose alla Bocca di Malomocco (immagine dell'autrice).
Comitato No Grandi Navi- Laguna Bene Com
In questo comunicato vengono riassunte le gravi criticità del MoSE e le rivendicazioni di una comunità di cittadini, scienziati ed esperti per una efficace salvaguardia della Laguna di Venezia e della sua città.
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I sessione del convegno dedicato a "Le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta". Interventi di Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni e Paolo Baldeschi.
CopyrightMappa del sito
© 2020 Eddyburg