Colate di cemento e discariche: la mappa del degrado che uccide
Stefano Origone
Una indagine ufficiale del Comune conferma puntualmente le cause del disastro della scorsa alluvione: abusivismo spicciolo. La Repubblica online Genova, 26 febbraio 2012 (f.b.)
ABUSI edilizi, discariche, muretti, dighe e ponticelli fuorilegge, frane mai messe in sicurezza. Perfino orti, pollai, campetti da bocce. Mille irregolarità. È quanto emerge dal dossier della commissione speciale del Comune sull’alluvione del 4 novembre scorso, chiamata a rispondere sulle cause dell’esondazione del Fereggiano, che ha causato sei vittime, e gli straripamenti del Bisagno e dello Sturla. I tecnici in questi tre mesi hanno condotto sopralluoghi, fotografato anomalie ed elaborato una mappatura del disastro.

La relazione è pronta: verrà discussa in consiglio comunale per studiare come intervenire, quali sono gli oneri economici e per valutare soprattutto quali sono le violazioni di natura penale da segnalare alla magistratura che indaga per disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Il gruppo di lavoro, composto da tecnici del Comune (un geologo, un ispettore dell’edilizia privata e un tecnico per ogni municipio interessato), della Provincia, di Aster e Mediterranea delle Acque, ha iniziato le indagini venti giorni dopo la tragedia. Le conclusioni, confermano quello che era nell’aria e che aveva appurato la magistratura: nel torrente Bisagno, Fereggiano e Sturla sono disseminate decine di costruzioni di cemento e capannoni di lamiera. «Un’anomalia incredibile perché si trovano non solo lungo gli argini, ma anche sugli alvei», è scritto. In particolare, le irregolarità maggiori, esattamente 569, sono state rilevate lungo il bacino del Bisagno e dei suoi affluenti.

Ci sono fasce crollate e mai rimesse a posto, abusi edilizi, garage, box in lamiera, in generale è stata censita la costruzione abusiva di “immobili in alveo o comunque di ingombro al deflusso delle acque”. Al settimo punto del rapporto viene indicata la “presenza di discariche abusive”, soprattutto lungo il bacino del Fereggiano, del rio Novare e del rio Noce, dove sono state censite 261 situazioni a rischio. La commissione mette in evidenza come gli alvei siano “imbrigliati” da muretti costruiti in passato per rallentare l’acqua e che con la trasformazione idrografica, ad esempio del Bisagno, formano una strozzatura. Gli argini dei torrenti sono in condizioni pessime, certamente non adeguati per contenere un eccezionale flusso d’acqua, anche “per via della vegetazione”: solo per il bacino dello Sturla, le irregolarità accertate sono 169. Il monitoraggio, mette quindi in evidenza una situazione critica, ad alto rischio, su cui sta indagando anche la procura.

L’inchiesta è coordinata dal procuratore capo Vincenzo Scolastico, che è affiancato dal pm Luca Scorza Azzarà. Al lavoro anche il primo consulente della procura, il geologo Alfonso Bellini — già perito per l’indagine sull’alluvione di Sestri Ponente del 2010 — che ha effettuato un paio di ricognizioni e sopralluoghi nelle zone più colpite. Il procuratore Scolastico sta poi procedendo a una ricostruzione storica per quanto riguarda sia l’urbanizzazione lungo i corsi d’acqua (a cominciare dal 1928 quando Mussolini ordinò la copertura del Bisagno fino agli ultimi interventi) che la gestione della messa in sicurezza — o meglio della mancata — del Bisagno e dei torrenti esondati, Fereggiano, Noce, Rovare, Puggia e Sturla.

Il filone punta sulle opere non eseguite sui corsi d’acqua ritenuti a rischio dai piani di bacino, disegnati nel 2001: gli interventi sono attuati da Comune e Provincia attraverso programmi triennali, finanziati dallo Stato. Serviranno ancora tre mesi per tirare le conclusioni e scoprire chi è responsabile dell’alluvione, ma una prima risposta grazie al lavoro della commissione è già arrivata: nei tre torrenti sono disseminate decine di costruzioni di cemento e capannoni di lamiera. Per il procuratore capo Vincenzo Scolastico, tra le possibili cause dell’alluvione è che l’onda di piena del Fereggiano sia giunta insieme a quella del Bisagno il quale, gonfio e in quel punto ridotto come larghezza da 98 a 48 metri, non era più in grado di ricevere le acque dell’affluente. Bellini, ha spiegato che il Bisagno sarà in sicurezza quando verrà terminata la copertura allargata, da Brignole alla Foce e quando sarà realizzato lo scolmatore. Ora è nello stesso stato di rischio in cui si trovava nel 1970.

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