Un mega centro commerciale a Casablanca
Eddyburg
Pare proprio che uno degli aspetti più agognati della nostra civiltà occidentale sia lo scatolone a aria condizionata. Times of Malta, 1 gennaio 2012, con postilla . (f.b.)
Titolo originale: Mega mall opens in Casablanca – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Inaugurato dalla popstar Jennifer Lopez davanti al meglio della società marocchina, il primo mega-centro commerciale di Casablanca, dotato anche di acquario su due livelli, sgocciola ovunque lusso e glamour. I costruttori ne parlano come di una tappa che avvicina il Marocco alle nazioni più sviluppate, e i critici temono invece che si tratti solo di boriosa vanità, difficile da sostenere in un paese che oscilla sull’orlo della crisi economica. Quella del Marocco pareva una scelta curiosa, per localizzare il sedicente centro commerciale più grande dell’Africa. Perché già c’erano quei rinomatissimi e tradizionali bazaar che offrono ceramiche e tappeti, e attirano turisti da tutto il mondo.

Il regno nordafricano è anche la patria dei più vistosi squilibri sociali nel mondo arabo, e adesso ci arrivano i negozi di Louis Vuitton, Gucci, Dior e Ralph Lauren, o i magazzini Galeries Lafayette in questo mall, struttura futuristica a forma di bulbo affacciata sulla costa, davanti alle onde dell’Atlantico. Simbolo brutale in un paese con 8,5 milioni di persone in stato di povertà, al 130° posto nella classifica ONU di 186 nazioni, per quanto riguarda lo sviluppo umano, ma dove si tengono anche spettacoli estivi di Shakira o Kanye West. Basta farsi i venti minuti in macchina lungo la costa, dal centro di Casablanca – la più grande città del paese – al centro commerciale, per vedere uno spaccato di tutta questa complessità, con gli slum nascosti alla vista da alte pareti, i cantieri di strutture commerciali, le ville e i locali notturni per ricchi.

“É un onore per il Marocco ospitare un progetto di queste dimensioni” ha dichiarato Salwa Akhannouch, responsabile di Aksal principale promotore del centro, alla cerimonia di inaugurazione. Ma saranno pochi i marocchini che ci faranno shopping. Il paese ha uno dei più alti tassi di analfabetismo, di disoccupazione, di squilibrio dei redditi, di tutto il Medio Oriente e il nord Africa, secondo i calcoli del coefficiente Gini, un metodo statistico di misura usato dagli economisti per valutare la diseguaglianza. E la disparità cresce di anno in anno. Nelle settimane successive all’apertura, il centro è stato invaso dalla folla, a passeggiare in quelle gallerie illuminate dal sole, ammirare l’acquario, i 350 negozi. Regolarmente, animatori dai vestiti colorati, alcuni arrivano sin dall’Europa Orientale, si lanciano in sfrenate danze accompagnate dal rullo di tamburi.

Si sono visti pochi sacchetti pieni di acquisti, però, la maggior parte delle persone pareva solo curiosa di vedere finalmente questo monumento dello shopping di cui tanto si era parlato per anni, costato 200 milioni di euro per la costruzione. “C’è un abisso fra ricchi e poveri, coi ricchi che lo diventano sempre di più, e i poveri pure: il mall è un simbolo” commenta Hassan Ali, quarantacinquenne artigiano del cuoio che vende giacche di pelle nella sua bottega della vecchia Casablanca. Nei programmi del centro commerciale il turismo occupa una parte essenziale, secondo l’amministratrice Jenane Laghrar, che valuta al 20% dei complessivi 12 milioni annui di presenze i visitatori dall’estero. E le vendite almeno per la prima settimana sono state quelle degli obiettivi prefissati. Secondo Laghrar la speranza è di attirare clienti dal resto dell’Africa, chi passa dall’aeroporto di Casablanca diretto in Europa.

Per ora dall’Africa però i turisti in Marocco sono solo il 5%, la maggioranza viene dall’Europa. Il che potrebbe diventare un problema con l’attuale crisi del continente, secondo l’economista Najib Akesbi, anche in termini di economia complessiva del Marocco, fortemente intrecciata a quella dei vicini nel Mediterraneo. La principale fonte di liquidità sono investimenti stranieri, turismo, rimesse degli emigranti, soprattutto dall’Europa. Il 20 dicembre il governo ha rivisto le previsioni per il 2012 dello 0,5% in vista della crisi europea. I responsabili del centro commerciale rispondono indicando la crescita nazionale, fra il 4 e il 5% negli ultimi anni, in grado di sostenere questo tipo di commercio di lusso. Anche con la crescita comunque non si creano posti di lavoro, la disoccupazione sta almeno all’8%, e per chi ha meno di 34 anni a uno spaventoso 30%.

postilla
Difficile non dar ragione a tutti i dubbi sul senso non elitario e speculativo dell’operazione mega-mall di Casablanca, del resto così chiaramente esposti dall’articolo. Resta però almeno un aspetto chiave, lasciato in sospeso forse proprio per la rassegnazione al “modello globalizzato” che si finisce per subire: quello territoriale, che al tempo stesso peggiora il quadro, ma avvicina la questione a problemi e potenzialità nel resto del mondo. Di passaggio si parla dei “venti minuti in macchina dal centro lungo la costa ” necessari a raggiungere la cittadella dello shopping. Vale a dire che, pure al netto del modello commerciale odioso ed esclusivo adottato, il contributo della trasformazione alla città è pari a zero, anzi probabilmente negativo visto che occupa pure una striscia di costa dell’Atlantico. Quando fra XVIII e XIX secolo dopo le varie rivoluzioni popolari i cittadini comuni iniziarono a poter entrare nelle tenute della nobiltà, le trasformarono nei grandi parchi urbani che ancora oggi sono il vanto delle nostre (di alcune almeno) metropoli. Immaginarsi una primavera araba che irrompe fra le scansie di Louis Vuitton e l’acquario, a una trentina di chilometri almeno dalle piazze urbane, risulta comicamente sinistro, e malaugurante da tanti punti di vista, ambiente in primis. La presa della Bastiglia, nel XXI secolo, sta iniziando ad assumere prospettive inquietanti, o quantomeno problematiche (f.b.)

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