Senza agricoltura il suolo si trasforma da risorsa a minaccia
Edoardo Spera
Sul ruolo delle attività agricole nella manutenzione del territorio, come sancito dalle direttive europee. Il Velino, 1 dicembre 2011 (f.b.)
Roma- Frane e smottamenti possono dipendere anche dall’assenza di agricoltura. E infatti l’abbandono del territorio da parte di chi lo coltiva, accelera e agevola il degradamento dei versanti e delle reti idriche. Il settore primario ricopre sempre di più il ruolo di tutela del territorio, eppure la superficie agricola diminuisce. Negli ultimi dieci anni la superficie agricola si è ridotta dell’11,7 per cento, quella utilizzata (Sau) è diminuita del 2,3 per cento, le aziende agricole hanno registrato un decremento del 32,2 per cento. Andando indietro nel tempo, si rileva che negli ultimi 50 anni le superfici destinate al settore primario si sono ridotte del 30 per cento e le aziende quasi del 63 per cento. “Dinamiche conseguenti lo sviluppo socio-economico che pongono problemi di gestione territoriale da non sottovalutare”, spiega Simone Vieri, professore della facoltà di economia all’università La Sapienza di Roma nel corso del convegno presso la sede della Commissione europea a Roma “L’agricoltura e la difesa del suolo: una funzione strategica di interesse collettivo”.

La proposta Ue per tutelare il territorio gira intorno a due punti chiave: “l’individuazione delle aree a rischio e l’elaborazione e messa in opera di programmi con una scala temporale e erogazione dei fondi da utilizzare”, spiega Luca Marmo, della Dg Agricoltura della Commissione europea. “Ci vuole il tempo di una generazione per poter arrivare a questo censimento”, precisa. Al momento, prosegue Marmo, “la condizionalità riguarda i pagamenti disaccoppiati e le pratiche di buona gestione agricola”. “Il 12 per cento delle somme disponibili per la bonifica dei terreni di tutta Europa è stato utilizzato, ma c’è ancora spazio per migliorare la situazione”. La tabella di marcia stabilita da Bruxelles per un Europa più efficiente per quanto riguarda le risorse, indica il fatto “che si debbano usare le risorse naturali con maggiore efficienza, e non solo quelle minerali, ma anche la terra e il suolo. Ponendosi l’obiettivo di ridurre a zero le superfici atrofizzate entro il 2050”.“Da considerare anche – prosegue ancora Vieri – che il 44,5 per cento degli agricoltori italiani risulta avere un’età superiore ai 65 anni. Elemento che testimonia il difficile ricambio generazionale e che pone le premesse per ancora più significativi abbandoni nel prossimo futuro”. Una situazione che si presenta particolarmente grave in considerazione delle peculiarità del territorio italiano “che è classificato come rurale per il 92 per cento e ha zone svantaggiate per il 39,5 per cento, aree collinari per il 41,6 per cento e montane per il 76,8 per cento” insiste. Oltre alle zone sottoposte a tutela ambientale. Quindi frane e inondazioni testimoniano “la fragilità” del terreno italiano. “Nel periodo 1960-2010 – spiega Vieri snocciolando dati – questi fenomeni hanno provocato 4.122 morti, 84 dispersi e 2.836 feriti. E secondo il Cnr non sono da porre in relazione ai cambiamenti climatici di cui tanto si parla”. Secondo Vieri infatti “è più probabile che la relazione sia tra gli eventi calamitosi e una decrescente capacità di regimazione delle acque da parte del suolo. Che a sua volta si riconduce alla diminuita presenza delle attività agricole sul territorio”.

Motivo per cui la Commissione europea ha evidenziato – nella Roadmap to a resource efficient Europe – come il tema dell’uso sostenibile del suolo dovrà rappresentare uno degli obiettivi prioritari per le politiche agricole e ambientali del prossimo futuro. Appena pochi giorni fa però Massimo Gargano, il presidente dell’Anbi – l’associazione che riunisce l’intero sistema di rete delle bonifiche italiane a tutela del territorio – faceva notare al VELINO che proprio il Greening della Pac, la misura “verde” con cui Bruxelles mira a tutelare il territorio, “mette a rischio di frane e smottamenti” a causa dell’abbandono della terra da parte degli agricoltori. Abbandono che secondo il ministro delle Politiche agricole Mario Catania è inevitabile se la proposta Ue non dovesse essere cambiata: “Questo Greening incita gli agricoltori ad abbandonare la produzione”, aveva dichiarato.

Secondo Alberto Manelli, direttore dell’Inea, l’Istituto nazionale di economia agraria, la politica agricola può evidentemente rivestire un ruolo significativo nella gestione agronomica dei suoli, nella conservazione e manutenzione degli elementi non coltivati del paesaggio – esattamente ciò che il Greening propone con le aree destinate a utilizzazione ecologica (ndr) – e nella corretta gestione agronomica del reticolo idraulico. “La Pac – spiega – ricopre un ruolo che le politiche ambientali lasciano scoperto. L’applicazione di nuove misure nell’ambito della riforma, come le proposte per la diffusione di pratiche agronomiche più rispettose della risorsa del suolo, con ogni probabilità condizionerà in modo ancora più significativo il sostegno pubblico al rispetto delle norme ambientali”. Secondo il presidente di Copagri Franco Verrascina "il Greening proposto da Ciolos è una misura che guarda solo alla politica del Nord Europa e quella anglosassone senza tenere conto - spiega al VELINO - al greening che invece in tutti questi anni è stato svolto in Italia e nei paesi mediterranei. E che ha tutelato il territorio". Per Verrascina un esempio su tuti: "la misura verde di Bruxelles eslude l'olivo che da migliaia di anni è il garante dell'ambiente e del suolo".

Ma se la superficie agricola diminuisce, quella forestale aumenta. “Dall’ultimo dopoguerra la superficie forestale italiana è andata gradualmente estendendosi grazie alla ricolonizzazione naturale di terre marginali abbandonate dall’agricoltura”, spiega Angelo Mariano del Corpo forestale dello Stato. Negli ultimi 30 anni il patrimonio boschivo è aumentato del 30 per cento con un ritmo medio di 80mila ettari l’anno. E coprono circa il 36 per cento del territorio nazionale. “E il vincolo idrogeologico riguarda il 90 per cento del totale”, insiste Mariano. Che spiega che nonostante “la copertura forestale favorisca la stabilità dei versanti contenendo fenomeni di erosione e di dissesto, il ruolo delle risorse forestali in materia di protezione diretta del territorio e della biosfera non è ancora unanimemente riconosciuta dalla comunità scientifica”. Parla di suolo come “corpo vivente” Fiorenzo Fumanti, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale: “Il suolo è essenziale per l’esistenza delle specie viventi ed esplica una serie di funzioni che lo pongono al centro degli equilibri ambientali”, spiega. La progressiva marginalizzazione di molte aree collinari e montane e l’abbandono delle opere di regimazione “sono tra i principali fattori che hanno accelerato la trasformazione del suolo da ‘risorsa’ a ‘minaccia’”.

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