Inizia la risposta al razzismo di casa nostra
Eddyburg
Sulle manifestazioni di protesta per i raid razzisti di Firenze e Torino, articoli di Norma Rangeri, Luca Fazio, Riccardo Chiari e Ornella De Zordo. Il manifesto, 18 dicembre 2011
I nostri anticorpi
di Norma Rangeri

Se non ci aiutano loro, gli immigrati, a risalire la china verso una nuova, comune cittadinanza, dopo questi lunghi anni di leghismo xenofobo, di berlusconiana compassione per i poveri, di estremismo proprietario e individualista, per noi sarà più difficile sradicare i semi dell'odio. E sarà faticoso, complicato recuperare il senso di una comunità, ritrovare il piacere della contaminazione e il dovere dell'accoglienza.

L'opera di denigrazione della diversità alimentata dalle istituzioni di governo, la propaganda martellante dei ministri, degli amministratori locali contro i più indifesi hanno lavorato sotto la pelle alimentando una cultura fascistoide che sarà dura bonificare. Ma certo non impossibile. Intanto proprio dalle istituzioni si fanno sentire forti spinte in controtendenza. Dai richiami del presidente della repubblica al diritto di cittadinanza per i figli degli immigrati, alla nomina di un ministro come Andrea Riccardi alle politiche di cooperazione e integrazione. Ma dalle parole bisognerà passare ai fatti e spetterà a noi tutti rafforzare gli anticorpi dove più si sono indeboliti, specialmente nelle fasce dell'emarginazione culturale e sociale destinate al contagio razzista portato dai venti della grande crisi (lo spettro degli anni '30 si aggira per l'Europa).

Per questo è stato di grande conforto vedere ieri la manifestazione dei senegalesi che hanno raggiunto Firenze un po' da tutta Italia. E il rammarico di non essere lì, nella piazza fiorentina, insieme a Pap Diaw e ai suoi amici colpiti da un lutto così atroce, è stato parzialmente compensato dalle immagini di piazza S.Maria Novella affollata da un popolo fiero e combattivo. Così come va segnalata la presenza in mezzo a loro dei leader della sinistra, finalmente uniti per una giusta causa.

Dai volti e dalle parole, dai canti e dalle preghiere che hanno segnato il timbro della manifestazione, arriva l'orgoglio di una cultura, la rivendicazione di un diritto che è prima di tutto umano poi civile e politico. E che restituisce a noi, per contrasto, tutta la vergogna di un veleno razzista, mostrandoci infine quali sono gli antidoti per guarire la ferita.

«Ora vogliamo un'altra politica»
di Luca Fazio (Milano)


Rivendicano la cittadinanza, il permesso, la chiusura dei Cie e di casa Pound

Insolito ritrovo piazzale Loreto. Non capita spesso che siano gli immigrati, o i loro figli, a trascinare una manifestazione antirazzista, per cui ogni tanto è bene farsi da parte e lasciar fare loro, compresa la manfrina finale del fronteggiamento con la polizia in piazza Duca d'Aosta: alcune decine di giovani senegalesi gridano «assassini», spingono, si spingono, ma non ce l'hanno con la polizia, è solo che tocca a quel cordone rappresentare l'ordine imposto, che in Italia da troppi anni è al servizio di politiche razziste. E fasciste, dice questo corteo inedito. Sembra una banalità ma è un fatto interessante. Solidarizzano con la comunità senegalese di Firenze, parlano di Modou Samb e Mor Diop, e per la prima volta individuano un simbolo tra i tanti che ce l'hanno sempre avuta con loro: casa Pound. I fascisti, si diceva una volta. L'estrema destra, con la strage di Firenze, si rivela per quello che è, solo che adesso lo sanno tutti. Gira un cartello, ne girano tanti - scritti sui cartoni, sui fogli, sulle bandiere... - e il concetto è piuttosto esplicito: «Fascismo e razzismo stessa merda. Chiudere casa Pound».

Ma non è solo per questo che più di un migliaio di persone ha raccolto l'appello a manifestare in occasione della Giornata globale per i diritti dei migranti. Gli africani di Milano, supportati dalle associazioni antirazziste, da qualche centro sociale e da qualche partito di sinistra, hanno delle richieste da fare al nuovo governo. Le stesse che per anni sono rimaste schiacciate tra il razzismo istituzionale del centrodestra e la debolezza, in qualche caso connivente, del centrosinistra.

Rileggiamo i cartelli. Adesso toccherà al governo Monti dare risposte a milioni di migranti che vivono in Italia come cittadini privi di diritti fondamentali (compreso il lavoro, e qui, con la «manovra salva Italia», sembra il gatto che si mangia la coda). I migranti dicono di essere «una sola razza, razza umana universale», e al governo saranno tutti d'accordo. Ma che dire, in tempi di sacrifici per tutti tranne che per ricchi politici e banchieri, davanti al cartello «la legge Bossi-Fini ci incatena al lavoro nero»? Il corteo è pieno di scatoloni con scritto «No sanatoria truffa» e di giganteschi permessi di soggiorno timbrati di rosso: «Espulso» e «Scaduto». Sarà materia di discussione? E poi. Sarà impossibile dare soddisfazione a chi alza il cartello «Chiusura dei Cie», e questo non è un dettaglio, è una vergogna sponsorizzata da tutte le forze politiche che hanno governato dal 1998.

C'è di che essere furibondi, dopo la strage di Firenze e il pogrom di Torino, ma il corteo è pieno di ragazzi e ragazze giovani, e non tira certo aria di rassegnazione. Si sorride. Ci si mescola senza farci caso, perché è la cosa più naturale del mondo. Sfottono, come la ragazza asiatica che ha dipinto di rosa il suo cartello «Tengo o'core italiano». E c'è anche chi avrà tutto il tempo di svegliarsi quando gli pare, come Mariam, sei mesi impastati di sonno sul petto di sua madre. Mariam con la M finale, perché la mamma è italiana e il padre senegalese, «io sono cattolica lui musulmano, ci siamo messi d'accordo così...». Allora viva Mariam.

Firenze, il ruggito antirazzista
di Riccardo Chiari (Firenze)


Più di ventimila persone sfilano nella città a pochi giorni dall'efferato omicidio per mano del militante di casa Pound. Una sola voce per chiedere diritti e democrazia

In una limpida, bellissima giornata di fine autunno, più di ventimila esseri umani di ogni età, genere e colore salutano Samb Modou e Diop Mor. Camminano insieme, per le strade di una Firenze che da anni non vedeva un corteo così consapevole, intenso, autenticamente di popolo. Pap Diaw ci sperava: «Non vogliamo fare un corteo di soli neri, vogliamo mischiarci con tutte le realtà fiorentine». Il portavoce della comunità senegalese vede esaudita anche questa richiesta. I figli della madre Africa, arrivati da mezza Italia per inginocchiarsi lì dove i fiori, le candele e i disegni ricordano la mattanza di martedì, sfilano fianco a fianco con i fiorentini, in lunghi pezzi di corteo dove simboli e appartenenze si annullano in un indistinto, tranquillo fiume di persone diretto in piazza Santa Maria Novella. Per i bambini poi, che sono insieme in piazza come sono insieme ogni giorno in classe, nulla di quanto accaduto può avere senso. Greta, Fatima, Pietro, Francesco e Giulia oggi sono i maestri: «Quali sono le tre cose peggiori al mondo? Guerre, razzismo e fascismo? Hai risposto bene». Come risponde bene il coro, ritmato, che riecheggia lungo tutto il corteo: «Basta, basta, raz-zi-smo».

Già alle due del pomeriggio, un'ora prima della partenza, piazza Dalmazia inizia a riempirsi. C'è chi prega, su un cartello c'è scritto: «In questa piazza il 13 dicembre 2011 sono stati uccisi Samb Modou e Diop Mor, lavoratori senegalesi, per mano razzista e fascista. Perché la memoria non ci inganni». In testa al corteo che si sta formando ci sono i familiari e gli amici delle due vittime. Hanno con sé la foto di una ragazzina: «Ha tredici anni - spiegano - è la figlia di Mor, non l'ha mai conosciuta. Aveva lasciato in Senegal la moglie incinta per venire qua a lavorare. Ora stava aspettando i documenti per tornare e conoscerla». Poco lontano i richiedenti asilo eritrei e somali, insieme al movimento per la casa. Fra loro anche Abdi. Ha un anno e, in carrozzina, è alla sua prima manifestazione. Aspettando, lui che è nato in Italia, di veder riconosciuto il diritto di essere cittadino italiano. Un anno ha Abdi, 87 anni ha Leandro Agresti, il partigiano Marco, che porta al collo il fazzoletto della Brigata Fanciullacci e in mano la bandiera dell'Anpi di Firenze. «Siamo rimasti in pochi. Ma oggi siamo qui. E' doveroso».

Si parte in anticipo perché in piazza non si entra più. E da questo momento sarà ininterrotto il flusso di persone che percorrono la lunga via Corridoni lo svincolo sulla ferrovia lungo la Fortezza da Basso, via Valfonda, piazza Stazione e infine Santa Maria Novella. Più di un'ora e mezzo di corteo, con la coda di migliaia di partecipanti che alla fine non riuscirà a entrare nella pur vasta piazza Santa Maria Novella, dove è stato montato il palco per gli interventi conclusivi. Fra i leader politici, ecco passare negli spezzoni dei loro partiti Pierluigi Bersani, Nichi Vendola, Enrico Rossi, Paolo Ferrero, Riccardo Nencini, Rosy Bindi, il sindaco Matteo Renzi, Marco Ferrando, arriva anche l'ex ministro Rotondi. C'è anche Maurizio Landini. Ci sono i gonfaloni di province (Firenze, Prato, Livorno) e di tanti comuni toscani, peccato per il giglio di Firenze lasciato in Palazzo Vecchio. La strada è stata "pulita" da auto e motorini, i giovani facchini senegalesi del mercato di Novoli fanno da security.

Gli striscioni delle comunità senegalesi, toscane, venete, lombarde, passano senza soluzione di continuità. In fondo al corteo, i senegalesi di Roma cantano nella loro lingua, con una intensità che mette i brividi. Ma ci sono anche i palestinesi, e le mille associazioni e movimenti di base che hanno aderito, compresa la scuola popolare Caracol di Viareggio con i suoi piccoli alunni. Le bandiere giallo-verde-rosso del Senegal si uniscono a quelle rosse del Prc, di Sel, del Pcl, di Sr, bianche dell'Idv e tricolori del Pd. I fiorentini più anziani, molte donne, sono ai lati della strada. Anche loro si sentono, e fanno, parte del corteo. Una volta in Santa Maria Novella, Enrico Rossi ribadisce dal palco: «Sul razzismo le istituzioni non hanno avuto sufficiente rigore». A ruota Paolo Ferrero: «Ci sono leggi che devono essere cancellate, dalla Bossi-Fini al reato di clandestinità». «Noi senegalesi non abbiamo bisogno delle scuse di Casa Pound - chiude Pap Diaw - loro, piuttosto, dovrebbero vergognarsi, e non solo di fronte a noi, ma davanti al mondo intero». TORINO Manifestazioni contro il razzismo in tutta Italia. Sotto la Mole erano tre i cortei per ricordare il massacro di Firenze e l'agguato incendiario contro il campo rom delle Vallette. Ma c'è chi non smette di seminare odio da quelle parti e a mano ha scritto un volantino circolato nel quartiere, in solidarietà ai due arrestati per il raid di sabato scorso NAPOLI La comunità africana e la Campania antirazzista hanno marciato contro il razzismo e per chiedere la chiusura di casa Pound. La manifestazione, cui ha partecipato anche il sindaco De Magistris, ha attraversato piazza Plebiscito per arrivare in prefettura, dove una delegazione di senegalesi è stata ricevuta dal ministro dell'interno Cancellieri.

«Adesso cancellare le leggi razziste»
di Ornella De Zordo

«È stata una prima, bella, risposta, ma ora devono intervenire le istituzioni»

«Una manifestazione bella e piena di una pluralità incredibile, gente normale, non solo realtà organizzate. Tutto questo è molto positivo, è la risposta che bisognava dare a quanto è accaduto a Firenze, ma non basta». Sono le sei del pomeriggio e Ornella De Zordo, consigliera d'opposizione della lista di cittadinanza «Per un'altra città» ha appena finito di sentire parlare dal palco il governatore della Toscana Enrico Rossi, mentre tutto intorno almeno ventimila persone continuano a sfilare per le vie del centro. «Questa manifestazione è una delle risposte che bisognava dare, ma non basta - ripete - perché quello che è avvenuto è sicuramente da collegare alla subculturra razzista che si è affermata negli ultimi venti anni, entrando in vari ambiti e anche nell'immaginario collettivo. Una cultura molto pericolosa. Non dobbiamo dimenticare che abbiamo avuto al governo un partito che sul razzismo ha costruito molto. Per questo la manifestazione di oggi è un bene, perché è stata una risposta immediata e di testa, ma adesso occorre che le istituzioni siano conseguenti. Bisogna cambiare delle leggi, prima fra tutte ovviamente la Bossi-Fini , e dare la cittadinanza ai bambini figli di stranieri che nascono in Italia. Due punti che demoliscono la costruzione fatta contro lo straniero in questi ultimi venti anni».

Anche lei giudica sbagliato considerare quanto accaduto solo come il gesto isolato di un folle?

«Assolutamente si. A insistere su questa lettura è l'estrema destra. Credo invece che l'omicidio dei due ragazzi senagalesi rappresenti l'escalation della subcultura razzista. Certamente non tutti per fortuna arrivano a questi estremi, ma quanto accaduto a Firenze mi sembra il punto limite di una cultura che considera lo straniero come una persona infetta, come qualcuno che determina il degrado della città in cui vive. E a dimostrazione di questo c'è quanto è successo sul web poche ore dopo il duplice omicidio, con i messaggi di esaltazione della figura di Casseri».
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