Di banca e di cemento
Ferruccio Giorgio; Sansa Meletti
Le criticità della compagine di governo, a partire dai molti e intricati conflitti di interesse. Il Fatto Quotidiano, 1° dicembre 2011 (m.p.g.)
Il nuovo vice ministro dello Sviluppo Economico con delega per le Infrastrutture, Mario Ciaccia, si potrebbe definire l'uomo giusto al posto giusto. Dalla poltrona di governo sarà chiamato a gestire operazioni da lui progettate e lanciate come numero uno della Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (Biis), la controllata di Intesa Sanpaolo che ha guidato fino a due giorni fa. La Biis svolge un ruolo delicatissimo di intermediazione tra aziende private e denaro pubblico. Come spiega il sito internet, “Biis è dedicata al servizio di tutti gli attori, pubblici e privati, che collaborano alla realizzazione di grandi infrastrutture e servizi di pubblica utilità”. La banca, inoltre, propone “una gestione integrata di tutta la filiera dell'interazione fra pubblico e privato, attraverso un'offerta completa di servizi finanziari tradizionali e innovativi che spazia dal commercial all'investment banking”. Dietro il gergo una semplice realtà. La Biis ha in portafoglio finanziamenti per 41 miliardi di euro, 33 dei quali sono prestiti fatti alla pubblica amministrazione e alle cosiddette “public utilities”. Solo la Regione Lazio è stata finanziata per oltre 2,5 miliardi. Idem il Ministero della Difesa, che con i soldi di Biis si è comprato i nuovi caccia e le fregate di Fincantieri. In sostanza, ogni 100 euro di debito pubblico, 2 sono prestiti fatti da Ciaccia, che adesso siede nel governo che quei debiti deve pagare.

Inoltre la Biis sta partecipando con 3 miliardi di euro al finanziamento delle grandi infrastrutture, con prestiti che i realizzatori, attraverso il cosiddetto “project financing”, dovrebbero ripagare allo Stato con i profitti realizzati nella gestione delle opere. Ciaccia è il regista di alcune tra le maggiori operazioni. Come vice ministro potrà garantirne la speditezza. In realtà, se le infrastrutture non si rivelassero redditizie, come accade di regola, sarà lo Stato a pagare. Cioè Ciaccia. L’orizzonte del suo lavoro è sempre stato ampio: “Vie di comunicazione via terra e via acqua, servizi alla sanità, riqualificazione urbana, energia”. Una dichiarazione rilasciata quando ancora lavorava per Biis e che oggi farà scendere un brivido lunga la schiena agli ambientalisti.

Un portafoglio da 41 miliardi
L’elenco è interminabile. Il sito dell’ex banca di Ciaccia (www.biis.it) riporta decine di progetti, ma almeno altrettanti non compaiono nella lista. Prendiamo le autostrade. In Lombardia se ne stanno per costruire 400 chilometri, tra le critiche di chi fa notare come l’area metropolitana di Milano abbia più autostrade (576 chilometri) delle grandi città europee, ma meno metropolitane (75 chilometri) e ferrovie (252 chilometri). Una sfilza di progetti che ha attirato interessi legittimi e altri meno limpidi. Basta ricordare che la Cricca aveva puntato gli occhi sulle autostrade lombarde. Biis è impegnata nei maggiori progetti lombardi: Pedemontana Lombarda (4,2 miliardi di finanziamenti), Bre.be.mi tra Brescia, Bergamo e Milano (1,6 miliardi), Tangenziale Est di Milano (1,5 miliardi), autostrada Cremona-Mantova (430 milioni).

È solo la punta dell’iceberg. In ogni regione Biis ha la sua opera, per esempio la Salerno-Reggio Calabria. Ma la banca finanzia anche il general contractor chiamato a realizzare il Quadrilatero stradale tra Marche e Umbria. Progetto (costo iniziale previsto di oltre 2 miliardi) fortemente voluto, tra gli altri, dal senatore Mario Baldassarri. Ma il vero affare non è l’asfalto: grazie al Piano di Valorizzazione le aree a ridosso del tracciato sono diventate edificabili. Di più: gli oneri di urbanizzazione e le imposte sulle nuove costruzioni andrebbero a finanziare l’opera. Insomma, il Quadrilatero ha molti santi in paradiso. Che dire poi del Terzo Valico ferroviario Genova-Milano? Qui Biis è direttamente nella società. Un’opera indispensabile secondo gli industriali. Un progetto inutile assicurano comitati e ambientalisti. L’ex ministro Altero Matteoli ha annunciato la firma del contratto, speriamo che il neo-ministro non dia seguito alla promessa”, ricorda Stefano Lenzi, responsabile relazioni istituzionali del Wwf. Aggiunge: “Il Terzo Valico costa 6,2 miliardi, cioè 115 milioni a chilometro, dieci volte più che in Spagna. Una spesa lievitata dell’800%”.

Poi ecco la voce porti. Restiamo in Liguria per uno dei casi più delicati di potenziale conflitto di interessi: la nuova piattaforma Maersk di Vado fortemente avversata dalla popolazione che già convive con la centrale a carbone Tirreno Power e che si vedrà costruire sul mare un colosso di 210mila metri quadrati (costo 450 milioni, previsti 700mila container l’anno). In questo caso Biis è finanziatrice con 100 milioni dell’Autorità Portuale di Savona (una garanzia sull’extragettito).

La variabile “crisi”
Ed ecco il punto delicato: i governi di centrosinistra avevano pensato di trovare i soldi grazie proprio al meccanismo dell’extragettito. In pratica “ipotecando” l’Iva futura prodotta dai nuovi traffici della piattaforma di Vado. Un’operazione pensata in tempi di vacche grasse (era favorevole il governo Prodi, mentre Tremonti si era detto contrario), ma adesso siamo in crisi e di nuovi traffici di container non se ne prevedono. Risultato: le agevolazioni rischiano di “rubare” traffico ai porti vicini. Leggi Genova e La Spezia. Insomma, una guerra tra scali italiani. Che cosa deciderà l’ex Ad di Biis? Non c’è solo Vado. La banca è anche impegnata nei progetti per il porto di Trieste. E poi interventi urbanistici: come quelli già realizzati per la Fiera di Milano o l’Eur di Roma. O ancora gli aeroporti di mezza Italia. Poi progetti per eolico e solare. Alcuni molto contestati. In Puglia c’è chi protesta contro l’invasione di specchi che strappano terreno all’agricoltura. In Molise e Sardegna le pale eoliche rischiano di cambiare il paesaggio. Infine acquedotti e termovalorizzatori. Di tutto questo, chissà, si occuperà anche il ministro per lo Sviluppo Economico. Corrado Passera, ex Ad di Banca Intesa.

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