Titolo V della Costituzione. Sulle competenze quasi mille ricorsi
Antonello Cherchi
I pesanti effetti di una riforma approssimativa. Il Sole 24 Ore, 7 novembre 2011 (m.p.g.)
Dieci anni di federalismo vogliono anche dire quasi mille ricorsi presentati davanti alla Corte costituzionale. A dimostrazione che il nuovo Titolo V non ha avuto vita facile, in particolare nella parte in cui ripartisce le competenze tra lo Stato e le regioni. E continua a generare conflitti, se è vero che negli ultimi due anni i ricorsi di Roma contro i governi locali sono cresciuti del 33% e quelli delle regioni contro lo Stato del 16 per cento. A sollevare il conflitto di poteri è stata soprattutto Roma, che ha ravvisato una lesione delle proprie prerogative in 568 casi, in particolar modo da parte della regione Abruzzo (contro cui ha presentato ricorso 42 volte), della Puglia (41 ricorsi) e della Toscana (38 ricorsi).

Dal proprio canto, la Toscana è la regione che ha chiamato in causa, davanti alla Consulta, lo Stato il maggior numero di volte:73 impugnazioni di provvedimenti in cui, secondo la giunta toscana, il governo centrale si è attribuito competenze non proprie. Un braccio di ferro che non ha uguali nelle altre regioni, tanto che l'Emilia Romagna, che nella classifica dei ricorsi segue la Toscana, in dieci anni ha portato lo Stato davanti ai giudici costituzionali "solo" 39 volte. Complessivamente, le regioni hanno impugnato gli atti centrali 422 volte. A innescare la mina dei ricorsi è stata la formulazione del nuovo articolo 117 della Costituzione, in particolare nella parte delle materie riservate alla legislazione concorrente, ovvero quelle in cui allo Stato spetta fissare i principi generali e ai governi locali legiferare nel dettaglio. Modalità che, insieme alle potestà riservate esclusivamente allo Stato e alle regioni, completa il quadro delle competenze legislative disegnate dal Titolo V riformato.

A dire il vero, anche la potestà legislativa riservata alle regioni è stata fonte di più di un dubbio, perché funziona per sottrazione, nel senso che i governi locali sanno di poter intervenire in via esclusiva in quegli ambiti che non sono espresso appannaggio dello Stato. Di certo, però, la legislazione concorrente è quella che ha generato il maggior numero di questioni e anche le più spinose. E’ di questi giorni, per esempio, la contrapposizione tra ministero dei Beni culturali e regione Lazio sul piano casa, che in alcune parti viola la tutela paesaggistica. Per questo il Governo ha impugnato gli atti regionali davanti alla Consulta.

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