Sant’Anna di Stazzema: il governo taglia i fondi E il museo chiude
Francesco Sangermano
Cancellare la storia, magistra vitae, soprattutto quando è una storia di sinistra e di popolo, con odore di comnunismo, è impegno costante di questa destra. L’Unità, 10 novembre 2011
Il museo che ricorda l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema da lunedì prossimo sarà chiuso. Lo ha annunciato il sindaco di Stazzema, Michele Silicani. «Mancano i fondi dello Stato», moroso già da due anni.

L’ultimo sfregio alla memoria porta in calce la firma del ministro per i beni e le attività culturali Giancarlo Galan. Centomila euro negati (equamente divisi tra il dovuto per il 2010 e il 2011) e il Museo della Resistenza di Sant’Anna di Stazzema che si ritrova costretto a chiudere. Una doccia fredda, l’ennesima, in uno dei luoghi simbolo del dramma perpetrato in Italia dai nazifascisti. Era l’alba del 12 agosto 1944, quando tre reparti di SS, accompagnati da fascisti collaborazionisti, salirono a Sant’Anna (località classificata dal comando tedesco “zona bianca” ossia adatta ad accogliere sfollati) mentre un quarto chiudeva ogni via di fuga a valle. Gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, mentre donne, vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro in quanto civili inermi restarono nelle loro case. In poco più di tre ore vennero massacrati 560 innocenti, in gran parte bambini, donne e anziani. I nazisti li rastrellarono, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra e bombe a mano, compiendo atti di efferata barbarie. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni. Il Parco della Pace, di cui il Museo della Resistenza è il cuore, è stato istituito con la Legge 381 dell’11 dicembre 2000 proprio con l’obiettivo di «mantenere viva la memoria storica di quei tragici eventi ed educare le nuove generazioni ai valori della pace, della giustizia, della collaborazione e del rispetto fra i popoli e gli individui».

PROMESSE DISATTESE

Tutto questo, all’agonizzante governo, sembra non interessare più. Perché dopo le rassicurazioni avute dalla giunta comunale lo scorso agosto a Roma (quando incontrò il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, ottenendo un impegno a ripristinare il finanziamento al Parco per gli anni 2010 e 2011) il ministero ha risposto negativamente lunedì a una interrogazione in merito presentata alla Camera dalla deputata del Pd Raffaella Mariani. «E noi da lunedì chiudiamo. Uno dei luoghi più importanti della memoria in Italia viene cancellato così, con un colpo di spugna» si è sfogato ieri il sindaco di Stazzema Michele Silicani. «Il governo offende il ricordo di tutte quelle vittime ha aggiunto Nega un cifra come questa mentre nelle settimane scorse ha concesso oltre 2 milioni di finanziamento a quattro istituti di storia medievale». A Sant’Anna ogni anno arrivano in visita oltre 50mila persone, per quasi tre quarti studenti e giovani di tutta Europa che si recano sulle colline della lucchesia per visitare l’unico Parco nazionale della Pace il cui altro corrispondente al mondo si trova a Hiroshima. «Questi soldi sono una cifra di scarsa rilevanza per lo Stato, ma vitali per noi perché sono quelli con cui si pagano le utenze, la cooperativa di giovani e competenti operatori che accoglie e guida i visitatori e con cui si mantiene il decoro». Per il funzionamento del Parco ogni anno servono 200mila euro e più della metà arrivano dalla Regione Toscana che non si è mai tirata indietro.

CAUSA ALLO STATO

Ma l’amministrazione comunale di Stazzema non resterà con le mani in mano e preannuncia battaglia. «Politicamente e moralmente è una questione di grande gravità dire a chiare lettere che non vogliono finanziare chi si impegna per la pace ha concluso il sindaco Ma si apre anche un problema contabile: siamo decisi a fare causa allo Stato ed in particolare al ministero dei beni culturali per il mancato finanziamento di una legge nazionale che è in vigore a tutti gli effetti. Il nostro legale di fiducia ha già in mano tutte le carte per affrontare la causa». A dare man forte ci saranno anche i parlamentari del Pd. «Da sottosegretario ai beni culturali nel 2006 mi trovai nella stessa situazione ha ricordato il senatore Andrea Marcucci Berlusconi non aveva onorato le quote per cinque anni, così trovammo le risorse per saldare il pregresso e istituire il Museo. Il diniego del ministro Galan è uno schiaffo a un simbolo sacro della nostra Repubblica».
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