Una qualità urbana al giorno leva il medico (e il poliziotto) di torno
Fabrizio Bottini
Per le amministrazioni cittadine di tutto il mondo che vogliono tagliare i costi: curate il verde e la qualità urbana, lo dice la Scienza in persona, tabelline comprese
Certe volte davanti a certi studi scientifici viene proprio da chiedersi se non sono quelle, le cose che poi provocano l’aggressività dei politici in malafede nel tagliare i fondi alla ricerca. Torme di qualificatissimi nerds coordinati da pimpanti professori si aggirano nei posti più impensati coi loro vari strumenti di rilevazione, a volte costosi a volte no, e poi sembrano ogni volta annunciare la scoperta dell’acqua calda. Magari poi contraddetti la settimana dopo al convegno concorrente, dove si spacca in quattro invece l’acqua tiepida … Mah!

E sarebbe istintivamente questa la reazione immediata, scorrendo il sommario della ricerca A Difference-in-Differences Analysis of Health, Safety, and Greening Vacant Urban Space, proposta dal numero di novembre dell’American Journal of Epidemiology. La tesi è proprio del tipo descritto, più o meno: dove la città è migliore si sta meglio in generale, e in particolare ne guadagnano sia alcune patologie che il livello dei reati contro la persona. Più in dettaglio, se gli spazi di risulta e gli altri ambienti aperti pubblici vengono sistemati a verde, mantenuti, con una buona accessibilità e qualità, si verifica rispetto a spazi identici di bassa qualità (ovvero privi di intervento e/o non mantenuti) un rilevabile e netto calo di aggressioni, scippi, stress, e benessere urbano generale.

Però non c’è niente da ridere, naturalmente. Se è vero che pare scontata da un certo punto di vista intuitivo l’equazione quartiere migliore = qualità della vita migliore, il fatto di applicare a un elemento così puntuale come il verde ben tenuto nei lotti in edificati, un metodo altrettanto se non ancor più puntuale, è un bel passo in avanti, di sicuro. In termini di merito, perché così sarà possibile ad esempio a qualunque amministrazione sostenere economicamente le spese necessarie a quegli spazi verdi, sulla base di specifici riscontri di bilancio: quanto costano i servizi sanitari relativi alle patologie che così si riducono? Quanto costa la repressione dei reati che evaporano davanti alle aiuole? Tutti quei soldi si possono semplicemente spostare da una voce all’altra, e la scelta così potrà anche distinguere una amministrazione di destra tutta legge e ordine, da una progressista che ricorre alla forza pubblica, o agli assistenti sociali, solo quando ce n’è davvero bisogno.

Un’altra utilità immediata di questa ricerca è quella di metodo: se si può applicare, magari perfezionandolo e standardizzandolo, al verde, per estensione è possibile sommare e comparare, magari in modo interdisciplinare, i risultati di indagini sistematiche simili su altri elementi che possono aumentare o diminuire la qualità urbana: dagli arredi, alle sezioni stradali, alle densità (edilizie, di utenza ecc.). Spesso davanti ai successi di certe politiche di successo qualcuno osserva con sorrisimi di compatimento che “quello è un contesto diverso”. La rilevazione scientifica consente facilmente di capire se è così, oppure no: basta elaborare i dati. Certo prima bisogna averli, quei dati, e qui torniamo all’inizio: la ricerca serve, serve sempre, e chi sostiene che è uno spreco racconta sempre frottole. Questo è scientificamente provato.

(per chi volesse pascersi di tabelle e dotte analisi, A Difference-in-Differences èscaricabile direttamente da qui)

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