Ma dove vai, studentessa in bicicletta?
Eddie Wright
Un bellissimo progetto in uno stato povero dell’India, dove con una manciata di spiccioli si cambia la mobilità delle ragazze e forse il futuro della società. The Guardian, 25 novembre 2011 (f.b.)
Titolo originale: How cycling set deprived Indian girls on a life-long journey – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Bihar è uno degli stati più poveri e popolosi dell’India, dove metà delle donne e un quarto degli uomini sono analfabeti, e il 90% dei 104 milioni di abitanti vive in zone rurali. Esistenza particolarmente difficile per le ragazze, e uno degli ostacoli principali alla loro realizzazione è quella cosa semplicissima dello spostamento necessario per andare a scuola. Per molte, troppo lungo, costoso, pericoloso. Ma proprio qui, nel poverissimo e rurale Bihar, si è trovata una soluzione a due ruote.

Tre anni fa il nuovo primo ministro statale Nitish Kumar ha adottato una “agenda di genere” impegnandosi a riequilibrare i ruoli sociali per indurre un po’ di sviluppo in quella che resta fra le aree più arretrate dell’India. L’idea era di favorire fra le giovani dello stato indipendenza, motivazione, e fra le iniziative di punta spicca il Mukhyamantri Balika Cycle Yojna,programma che assegna 2.000 rupie (una trentina di euro) per l’acquisto di una bicicletta. Con risultati sinora assai promettenti: in tre anni in Bihar sono 871.000 le studentesse saltate in sella grazie al progetto. I tassi di abbandono scolastico delle ragazze sono diminuiti, e le iscrizioni nelle scuole cresciute dalle 160.000 del 2006-2007 alle 490.000 di oggi.

Ragazze come Pinki Kumari (15 anni), del liceo di Desari, che si faceva 14 km al giorno. Poi tornata a casa doveva aiutare la mamma nelle faccende domestiche. “Era sfiancante, e frequentare la scuola una specie di rituale. Non avevo in pratica tempo per studiare”, ricorda Pinki. Il padre, Anil Sharma, elettricista, voleva che si sposasse in fretta. Ma fu costretto a rinunciare davanti alla determinazione della figlia di continuare a studiare, dopo aver ottenuto la sua bicicletta dal governo. Oggi Pinki per andare a scuola ci impiega 15 minuti, ed è piena di speranze per il futuro della famiglia.

Siamo andati poco tempo fa a visitare in Bihar la scuola del villaggio di Bumbuar, circondati da una schiera di fierissime ragazzine in bicicletta, ad ascoltare storie di grandi progressi, visto che dal varo del programma la frequenza delle femmine si è impennata del 90%. Nelle famiglie da cui provengono, come in tutto il resto del Bihar povero e rurale, le biciclette erano riservate ai genitori, o al massimo ai fratelli maggiori maschi. Oggi però che sono così tante a frequentare la scuola di Bumbuar regolarmente, non solo iniziano a saperne di più di tutte le materie di studio, ma cresce la fame di conoscenze e l’aspirazione a un futuro professionale migliore.

Una simpatica giovane ciclista con cui ci incontriamo ci conferma queste speranze di tutte le sue compagne di classe, quando racconta: “Ogni mattina non vedo l’ora di andare a scuola. Quando sarò più grande voglio andare all’università”. Un balzo in avanti nell’istruzione e aspirazioni delle ragazze del villaggio, che significa un vero e proprio nuovo mondo rispetto all’epoca dei loro genitori: sono solo quattro le mamme, su 70 studentesse, che sono arrivate alla licenza elementare. E ampliando l’orizzonte, lo stato di Bihar non è solo in questa iniziativa. Sono almeno quattro i governi indiani, dal Punjab a Tamil Nadu, che condividono l’idea del primo ministro Kumar e la stanno traducendo in realtà. Lui riassume schematicamente i suoi obiettivi: “Non c’è niente che mi dia più soddisfazione di un lavoro ben fatto, quando vedo un piccolo corteo di ragazze in sella alla bicicletta che vanno a scuola. É una affermazione di progresso sociale, di eguaglianza e di nuovo potere”.

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