La lobby internazionale dei palazzinari
Robert Booth
Le linee guida della riforma urbanistica liberista britannica, si scopre, sono state scritte negli uffici dei grandi costruttori. The Guardian, 20 novembre 2011 (f.b.)
Titolo originale: House builders lobbied cabinet privately to get planning relaxed – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

I maggiori costruttori del paese hanno esercitato privatamente pressioni sui ministri per far sì che le regole di pianificazione diventassero molto più elastiche, come rivelano alcuni documenti in possesso del nostro giornale. I responsabili delle principali imprese come Barratt, Bovis e Redrow hanno chiesto che fosse introdotto il principio della “riposta positiva pregiudiziale” alle domande di trasformazione, i che significa una enorme spinta per la loro attività. E questo principio è diventato uno dei pilastri del national planning policy framework (NPPF) oggi in corso di discussione, e che dovrebbe entrare in vigore la prossima primavera.

Nel giugno 2010, mentre ne era in corso la scrittura, la Home Builders Federation (HBF) aveva chiesto la pregiudiziale, tramite lettera molto esplicita che è circolata fra il Cancelliere George Osborne, il ministro per le aree urbane Eric Pickles, quello per le attività economiche Vince Cable, i responsabili per la casa e l’urbanistica Grant Shapps e Greg Clark. I responsabili della federazione affermavano che questo criterio doveva “essere assolutamente introdotto”, e che si trattava di uno di quelli “essenziali” del nuovo indirizzo in urbanistica. I costruttori sottolineavano anche come quel messaggio fosse una “lettera privata rivolta a lei e ai suoi colleghi ministri e altri rappresentanti del governo, che non intendiamo rendere pubblica”.

Per i costruttori si tratta di costruire migliaia di abitazioni su aree greenfield grazie a questo orientamento. Il governo sostiene che con la riforma si darà un impulso alla crescita economica aumentando l’offerta di case, che l’anno scorso è crollata a un minimo di 102.720 mentre gli obiettivi erano più del doppio. I conservazionisti sostengono invece che quella clausola rappresenta un semaforo verde per costruire comunque e dappertutto. Si teme che possa condurre a una cementificazione delle campagne, visto che il concetto di “sostenibile” tocca gli aspetti economici e sociali oltre che ambientali.

Quella richiesta si inserisce in un quadro di continue pressioni fra lettere, rapporti, incontri coi ministri, gruppi di lavoro di alti responsabili del settore privato e del governo. Uno scambio documentato grazie alla legge sulla pubblicità degli atti. Secondo una delle lettere, è il sottosegretario alla casa ad aver esplicitamente chiesto ai rappresentanti del settore si esplicitare cosa “avrebbero voluto leggere nel progetto di legge sul decentramento e il localismo, e quali contributi e idee su altri aspetti della riforma urbanistica ". La Federazione risponde di essere certamente “favorevole a quel tipo di orientamento preventivo, ma di sicuro di non averlo concepito”. Inoltre: “Nella lettera chiediamo di introdurre assolutamente un orientamento preventivamente favorevole alle trasformazioni sostenibili. Non si tratta di una indicazione nostra, ma di quanto è promesso in un documento del partito Conservatore del febbraio 2010”.

Il governo è già stato criticato per ché si riteneva che la sua politica urbanistica fosse troppo pesantemente influenzata dai costruttori. Sono tre o quattro i componenti della commissione consultiva per la riforma ad avere legami diretti col settore. Ma il Mnistero delle Aree Urbane nega qualunque influenza. “’idea di introdurre un orientamento preventivamente favorevole alle trasformazioni sostenibili è una politica consolidata del partito Conservatore sin dalla pubblicazione delle nostre linee urbanistiche nel febbraio 2010. Compare nel nostro manifesto, ed è esplicitamente nominata nel programma della coalizione di governo”.

La commissione ambiente della camera dei Comuni lo scorso mese ha chiesto ai rappresentanti dei costruttori di queste pressioni ministeriali. John Slaughter, responsabile delle relazioni esterne della Federazione, insieme a Liz Peace, che rappresenta i maggiori operatori riniti nella British Property Federation, ha risposto. La presidente della commissione Joan Walley, ha domandato se il documento bozza delle linee guida fosse “allineato alle proposte che voi avevate presentato ai ministri”. La Peace ha risposto che “nessuno del mondo delle costruzioni ha parlato degli orientamenti favorevoli alle trasformazioni sostenibili. Quello viene dal governo e dai ministri. Non samo stati assolutamente coinvolti nelle stesura delle linee guida, né discusso i principi generali. É stata una sorpresa interessante al momento di pubblicazione della prima bozza”. Slaughter concorda, aggiungendo che “naturalmente ci siamo incontrati, coi ministri, è del tutto normale che avvenga da parte delle persone del settore”.

Le lettere al governo in possesso del Guardian mostrano come, dopo un incontro dello scorso luglio con Steve Morgan, presidente della Redrow, nel quale il costruttore lamenta quello che considera un “abuso” delle norme sulle osservazioni da parte di chi si oppone ai progetti, Eric Pickles scrive: “Sono lieto che possiate collaborare strettamente coi nostri funzionari per sviluppare le questioni che abbiamo discusso”. Neil Sinden, responsabile per la Campaign to Protect Rural England, che chiede al governo di rivedere la riforma urbanistica, commenta: “Da questi documenti pare proprio che qualcuno nel governo si sia avvicinato un po’ troppo alla lobby dei costruttori, consentendo [al settore] un’influenza esagerata. Non sorprende che il mondo delle costruzioni abbia tanto spinto per l’orientamento preventivamente favorevole alle trasformazioni sostenibili. Così si consente loro di minacciare le amministrazioni locali con costosissimi ricorsi, nel caso in cui i progetti non siano approvati”.

Naomi Luhde-Thompson, responsabile per l’urbanistica dei Friends of the Earth, aggiunge: “I costruttori hanno avuto rapporti privati di discussione col governo e lo riteniamo scorretto. La bozza di NPPF trabocca di cose che derivano da queste pressioni, nulla che sia mai stato discusso in pubblico”. Con l’orientamento favorevole ai progetti sostenibili si mette nelle mani dei costruttori uno strumento in grado di scavalcare qualunque tentativo di strategia territoriale delle amministrazioni locali, visto che "dentro il documento delle linee guida non c’è alcuna indicazione sulla insostenibilità di costruire su aree greenfield”.

Ci sono già superfici sufficienti per 620.000 abitazioni

I costruttori lamentano da tempo che la costruzione di case è bloccata dalla scarsa disponibilità di superfici e dalle norme urbanistiche troppo rigide. Ma una recente ricerca (vedi commento e rapporto scaricabile su Mall) mostra come a livello nazionale ci sia una scorta sufficiente già a disposizione del settore per costruire 620.000 case, di cui quasi il 50% con qualche tipo di autorizzazione già rilasciata. Un gruppo di pressione legato al settore delle case economiche ha dichiarato al parlamento che i costruttori “sostanzialmente stanno limitando l’offerta attraverso il controllo che esercitano su queste superfici che già possiedono”. E aggiunge che i ministri sbagliano ritenendo che il settore inizierà a trasformarle una volta rese più elastiche le norme, dato che ci sono più profitti sulle aree greenfield.

Le pressioni dei costruttori riguardano soprattutto le zone del sud-est e i centri meglio collegati a Londra da linee ferroviarie. La fascia occidentale londinese e il corridoio autostradale M4-M3 sono un obiettivo particolare, con molte delle amministrazioni sottoposte a pressione dal settore, mentre gli abitanti temono l’invasione degli spazi di green belt con case di lusso. L’associazione per le case economiche sostiene che gli operatori inizieranno a costruire sui terreni già controllati solo se ci sarà una pressione fiscale contro questo accaparramento. “Fin quando non avranno alcun rischio di perdere soldi tenendosi queste scorte, non saranno mai sfruttate”.

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