La città giardino e il supermercato
Fabrizio Bottini
A Cusano Milanino, dopo aver smantellato il tram extraurbano storico, arriva il progettone auto-oriented di Esselunga in mezzo ai villini primo ‘900. Una boiata, e un referendum da appoggiare
Si racconta che lo stesso Ebenezer Howard avesse immaginato una specie di centro commerciale nel bel mezzo della sua città giardino, ma è una balla colossale. Vero, che Howard in qualche intervento parlava di un palazzo di cristallo in mezzo a un parco, dove si poteva anche comprare qualcosa e bere un caffè, ma ci vuole proprio una mente perversa a confondere un passeggio coperto semirurale con un tempio del tre per due dotato di comodo parcheggio.

Ma a quanto pare il progresso inarrestabile come al solito riguarda soprattutto le sciocchezze, a partire da un’idea di riqualificazione urbana alla milanese, ovvero aspettare come manna dal cielo qualunque progetto di riuso, anche quando c’entra col contesto come i cavoli a merenda. Il contesto è la centralissima via Sormani a Cusano Milanino, antico percorso da Milano verso l’area comasca, da più di un secolo attraversato dal tram extraurbano che fa capolinea a Desio, e su cui da quasi altrettanto tempo si affacciano le ultime propaggini della città giardino, “il Milanino”, voluta contemporaneamente ai primi esperimenti di Howard dalla cooperativa presieduta dal pioniere della casa per tutti Luigi Buffoli.

Giusto lungo il tracciato del tram, dentro a un tessuto urbano a dir poco consolidato e fitto, sta un classico rettangolone di area industriale dismessa ex Pirelli, da anni alla ricerca del ruolo perduto. Tra l’altro, fra le varie cose che hanno perduto un ruolo, c’è pure il tram extraurbano, da qualche mese “temporaneamente sospeso” ma, sospettano in parecchi, destinato a sparire definitivamente, per lasciar posto al solito dilagare di auto in fila. Un risultato visibilissimo dell’accantonamento del trasporto collettivo come struttura che definisce la forma urbana, lo si può vedere proprio a Desio, qualche chilometro più in là, dove affacciato sulla medesima arteria è stato costruito un Superstore Esselunga: massimo arretramento, parcheggi, pedonalità ridotta al minimo, una specie di colonia suburbana drive-in atterrata in area semicentrale. Per non parlar del traffico, delle corsie di accesso ecc. ecc.

Con qualche variante, ovvero pare di capire con parte dei parcheggi a due livelli nel corpo dell’edificio, non ci si può aspettare niente di troppo diverso dal progetto Esselunga presentato per Cusano Milanino, con l’aggravante di trovarsi in una zona molto più densa, con sezioni stradali tutto sommato piuttosto modeste, e con potenzialità che nulla hanno a che spartire con quel modello. Ma l’amministrazione forse ha la medesima sensibilità dell’ex giunta di centrodestra milanese: basta farsi un giretto nei nuovi quartieri “fiore all’occhiello” degli assessori all’urbanistica ciellini, per vederlo all’opera, il modello. Ovvero la scatola del supermercato con parcheggio (più o meno incorporato nel volume, of course, siamo esseri urbani del terzo millennio!) arretrata rispetto al resto del mondo, a fingere di definire una piazza inesistente.

Alcuni abitanti di Cusano però hanno un’idea diversa: attività economiche, residenza anche sociale, commercio, spazi pubblici, servizi. Questo si merita un’area centrale, inserita in un contesto di valore storico, non un capannone con appesi i festoni colorati delle insegne e delle offerte speciali, a orientamento automobilistico, che alla città offre il suo classico standard di ¾ di pareti cieche e aree carico-scarico. Come sempre la questione non è il supermercato, la grande distribuzione cattiva contro il piccolo esercente sincero, il carrello invasore contro la massaia con la sporta … ma quel formato organizzativo indiscutibile che gli operatori buttano sul tavolo di qualunque trattativa come variabile indipendente. E che in questo caso copre, e come li copre, 2.500 metri quadrati.

Insomma un caso interessante, sia dal punto di vista del merito che del metodo, il quale metodo è un referendum consultivo di cui potete leggere tutti i particolari QUI.

Sullo stesso tema
Armando Stella
La limitazione del traffico non c’entra con la crisi del commercio, dice il buon senso, ma i bottegai non capiscono. Corriere della Sera Milano, 26 ottobre 2012, postilla. (f.b.)
Corrado Zunino
L’esperienza della postmodernità territoriale vissuta soggettivamente dalla grande distribuzione, si potrebbe anche dire. La Repubblica, 6 ottobre 2012, postilla. (f.b.)
Jonathan Coe
La fiera del capitalismo consumista, raccontata con un tono da fiera paesana che le si addice molto. La Repubblica, 22 luglio 2012
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