Salerno Nuovi incubi urbani.
Paolo Ferraiolo


Il caso che vorrei segnalare è quasi uno scoop. Nessuno ne sa niente. Nemmeno i cittadini della mia città: Salerno. Ebbene, la città di Salerno vive da circa 15 anni una vera “rivoluzione” urbanistica per “merito” del sindaco di questa città anche lui, per tutto questo periodo, al posto di comando e dell’architetto catalano Oriol Bohigas.

Ci son voluti 15 anni per elaborare un piano regolatore della città che nei fatti non regola un bel niente, tanto è vero che ci troviamo davanti ad una vera emergenza come quella attuale della sistemazione urbanistica di una zona di città chiamata Santa Teresa ed oggi, sempre per volere del sindaco, “Piazza della Libertà”.

Piazza, sempre “piazza” è stata chiamata questa parte di città nei discorsi del sindaco De Luca, tra i più amati d’Italia. E’ diventato pure un suo cavallo di battaglia nella rielezione del 2006. Illustrava sempre oralmente questo magnifico progetto di piazza contornato da “colonne in alabastro” e, nel suo sogno di grandezza, spingeva a fondo sulla vastità dello spazio che (solleticando una antica rivalità con la città di Napoli) sarebbe stato più esteso di quello di Piazza Plebiscito del capoluogo di regione.

A fine 2007 in un consiglio comunale, con vari ordini del giorno, si approvò , su una semplice planimetria, il nuovo disegno della “piazza”. La firma era di un’altra archistar spagnola Ricardo Bofill. Il segno in planimetria era di costruzioni civili in semicerchio chiamato più elegantemente, dall’architettura neoclassica inglese, “crescent”. Nulla era dato sapere sulle altezze del manufatto. Per tutto un anno non si è mai parlato del progetto di contorno alla piazza ma solo della piazza.

La propaganda comunale ha tenuto nascosti i veri limiti del progetto. All’inizio del 2009 un quotidiano locale ha pubblicato un’assonometria di progetto dell’area e allora qualcuno ha finalmente cominciato a capire che solo di piazza non si trattava ma “forse” c’era dell’altro. Mi aspettavo che all’indomani della pubblicazione dell’unica immagine pubblica del progetto si alzasse almeno qualche voce critica. Anche sollecitando i quotidiani locali nulla è avvenuto. Tutto top secret. Tutto rimesso a tacere.

Nessun comitato, nessun commento, come se le cose della propria città non interessassero nessuno. La città, con i media compiacenti, non sa e non vuole sapere. Se si domanda a qualcuno di quello che si vuol fare in quella zona risponderà “una piazza più grande di quella del plebiscito a Napoli”. Punto.

Ricardo Bofill è un bravo architetto come quasi tutte le “archistar”, ma fa parte di tutto quel sistema che si serve di “archistar” proprio per far passare qualcosa di assolutamente devastante (anche Savona sta combattendo contro lo stesso architetto per un progetto molto simile). I suo progetti post-moderni degli anni ottanta gli hanno dato lustro in Francia dove ha costruito vari quartieri di edilizia residenziale pubblica nelle periferie di molte città. Con i suoi “ crescent”, con le sue architetture in stile antico, ha dato prova dell’effettiva applicazione di quella teoria della “monumentalizzazione della periferia” tanto cara anche al catalano Bohigas.

Ben diverso questo progetto: anche uno studente alle prime armi si accorgerebbe che è un progetto assurdo per dove è stato concepito. E’ completamente fuori scala con il contesto. Mentre la soprintendenza, sempre restia a concedere permessi per un qualunque spostamento di apertura in un muro, arriva a definirlo in senso elogiativo “un segno architettonico di enorme valenza”. Disarmante. Dall’assonometria pubblicata si contano 8 piani di costruzione a cui si devono aggiungere 4,50m di base da cui parte l’edificio vero e proprio. Fanno quasi 10 piani . Circa 30 metri di altezza per uno sviluppo di 270 m. Una vera e propria saracinesca visiva sull’inizio della costiera amalfitana per chi percorra il nostro lungomare. La soprintendenza ha annunciato qualche ritocco. Ma anche con qualche piano in meno il risultato cambia poco.

Anche la forma del crescent non rammaglia in alcun modo la zona di città antica retrostante che anzi volontariamente esclude. Uno stile tipo Versailles con altre due torri in stile agli estremi del semicerchio. Vergognoso. Senza poi contare il nuovo carico urbanistico di abitanti in più e standards in meno per tutta la zona. Senza contare l’abbattimento di 5 platani secolari. Senza contare l’indennizzo per l’esproprio e l’abbattimento dell’Hotel Jolly presente in zona. Senza poi contare le procedure davvero “comiche” per la realizzazione della “piazza”. Terreno demaniale inalienabile ma che il comune, con anticipazioni comunali, ricompra per poterlo vendere poi ai privati. Se il cittadino salernitano voleva una piazza già sua dovrà accollarsi pure la costruzione del palazzone di 10 piani. Incredibile.

Ciliegina sulla torta la dichiarazione del beneamato sindaco, suggestionato forse dallo stile ancien régime, di voler riposare con le proprie ceneri in eterno al centro dell’emiciclo. Fine della comica. Peccato, purtroppo, che di comica non si tratti ed in primavera vorrebbero cominciare i lavori

(paoloferra@tin.it)

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