Macerie e Ricostruzione
Serena Righini
In una calda sera di inizio ottobre, di fronte a una folla di milanesi di tutte le età che riempie la Camera del Lavoro nell’ora dell’aperitivo, può capitare di ascoltare un politico di primo piano sostenere, con riferimento al drammatico crollo di Barletta, come un piano per la manutenzione del territorio e del patrimonio edilizio pubblico debba essere al centro di una proposta alternativa di governo in quanto rientra in una strategia di reale sviluppo, anche territoriale, finalmente svincolato alle logiche di pura crescita che hanno generato solo speculazioni immobiliari a favore dei soliti pochi noti.

Può essere un’allucinazione dovuta a queste insolite temperature autunnali che sembrano farci ritornare a metà luglio? Eppure il discorso del Presidente della Regione Puglia (non chiamatelo Governatore!) continua citando l’esperienza dei contratti Urban e la necessità di riprenderla per riqualificare le periferie urbane e per far rinascere i centri storici.

E ancora, Vendola narra le origini delle vere new towns made in England, of course, facendo subito emergere le lampanti differenze con le omonime made in L’Aquila, che anche un neofita in urbanistica e simili può comprendere facilmente: pianificazione contro speculazione. Urbanistica contro edilizia di cattiva qualità, peraltro.

Non sono tutti uguali. Non ancora, per fortuna. Qualche politico inizia finalmente a criticare, in pubblico e a Milano, un modello di crescita, tutto schiacciato sulla dimensione economica, che ha iniziato a presentare il conto, che si fa sempre più salato.

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