Tutti in trincea per la riforma della pianificazione britannica
John Vidal
Titolo originale: Localism agenda at stake as battlelines are drawn over planning reform – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini

Se fossi il sottosegretario all’urbanistica, Greg Clark, o quello alla casa Grant Shapps, sarei terrorizzato. Proprio com’è successo alla responsabile per l’ambiente Caroline Spelman, che ha sbagliato di grosso a prendere le misure al paese quando pensava di privatizzare le foreste senza che nessuno reagisse, o ci facesse caso, allo stesso modo i due piacenti sottosegretari devono aver immaginato che fosse abbastanza semplice buttare alle ortiche il sistema di pianificazione, a tutto favore dei privati e degli affari.

E hanno sbagliato. Negli ultimi tempi, l’incendio è iniziato prima con la pubblicazione del documento di indirizzo ( National Planning Policy Framework, che parte da una logica “semplificatoria” un po’ simile a quella del nostro ministro Calderoli n.d.t.) a luglio, ed è divampato sino a scatenare la rabbia in tutto il paese. Si stanno ora delineando gli schieramenti prima degli appuntamenti politici, che saranno inevitabilmente di sanguinoso scontro.
In rapida successione si sono uniti tutti i principali gruppi di associazioni, ad esprimere profonda preoccupazione per quel documento di indirizzo, che potrebbe aprire le porte alla discrezionalità totale e intaccare il sistema di democrazia locale. Dal National Trust, alla Royal Society for the Preservation of Birds, agli Amici della Terra, alla Campaign to Protect Rural England, all’ Istituto Reale di Urbanistica alla Town and Country Planning Association e moltissimi altri fra cui Ramblers e Woodland Trust, da punti di vista e priorità diverse, ma individuando un terreno comune a collaborare per respingere gran parte della riforma.

Martedì hanno aderito anche personalmente venticinque fra i più importanti urbanisti pubblici del paese. E si può prevedere che seguiranno celebrità, ambientalisti, associazioni di comuni, gruppi di volontariato, enti di valutazione e singoli parlamentari. Fiutando l’aria, il Daily Telegraph (quotidiano tendente a destra n.d.t.), ha subito lanciato una campagna per modificare la proposta. Il governo appare diviso, come già accaduto col caso delle foreste, e scioccato da queste reazioni. Sinora l’unico sostegno al documento di indirizzo arriva dagli ambienti che fanno riferimento al mondo immobiliare e delle costruzioni che dovrebbe guadagnarci. Ad esempio il Times mercoledì pubblicava (a pagamento) una intervista al responsabile uscente della Camera di Commercio Britannica a sostegno di un “governo saldo sulla sua linea” di riforma.

I responsabili ministeriali hanno suscitato le ire di tutto il paese, ma devono temere in particolare il confronto con Fiona Reynolds, la responsabile del National Trust, che in uno dei suoi momenti ispirati da grande riformatrice sociale d’altri tempi si sta affermando come ufficiosa portavoce di tutto questo diffuso e qualificato movimento: una specie di Marianna da Rivoluzione Francese, simbolo di tenacia e buon senso comune.

Settimana prossima la Reynolds scriverà a tutti i quasi quattro milioni di iscritti al trust (che sono il 10% degli elettori britannici) per chiedere non solo di firmare la petizione contro la riforma governativa, ma anche di esercitare pressioni dirette tramite il deputato del loro collegio. Si aspettano almeno centomila adesioni.
A Cameron e al suo governo – possiamo dare per certo che siano iscritti del trust – andrà di sicuro di traverso il caffelatte della colazione, aprendo quella lettera. Ma non possono far finta che non sia successo niente come con il caso delle foreste, perché stavolta ci sono in ballo tanti e tanti soldi, per non parlare del programma sul localismo ( strumento attuativo sul territorio della Big Society n.d.t.).
Prevedo che annunceranno entro qualche settimana grossi cambiamenti, o quantomeno che si convochi una conferenza di pace.

Nota: di seguito scaricabile direttamente la bozza di documento gvernativo di indirizzo, che nella logica "semplificatrice" passa da parecchie centinaia a alcune decine di pagine, a comprendere tutti i settori anziché articolarsi su residenza, commercio ecc. Qui anche la PETIZIONE del National Trust (f.b.)

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