Minitalia e la maxi torre «Va abbassata di 15 metri»
Laura Guardini
Di fronte allo storico Villaggio Crespi, il parco tematico con un unico tema per grandi e piccini: il metro cubo. Corriere della Sera Lombardia, 4 settembre 2011 (f.b.)
Ventimila metri cubi di negozi, alberghi, uffici ma anche spazi riservati «ad attività museali e culturali, ludico-ricreative e sportive» con annessi alberghi e ristoranti. E due torri, una delle quali da 105 metri, parcheggi per accogliere un milione di nuovi visitatori all'anno, su un totale di 46 mila metri quadrati.

E' il nuovo Minitalia, così come lo delinea il progetto presentato due anni fa dalla Thorus spa, società che dal 2007 (e fino al 2010 con i vicentini Zamperla) gestisce il parco dei divertimenti: rinnovato e rilanciato, in questi ultimi anni ha ripreso quota fino ad affacciarsi al 2011, suo quarantesimo anno, con 409.500 presenze nell'arco degli ultimi 12 mesi, che fanno segnare un incremento del 25%. Ma Leolandia — l'altro nome di questa Disneyland bergamasca — vuole crescere ancora. Nonostante i molti dubbi, le opposizioni, le osservazioni. La pagina più recente della vicenda porta la data dello scorso 27 luglio e viene dalla Direzione generale Territorio ed Urbanistica della Regione Lombardia. Promuove il progetto, ma ponendo anzitutto quattro «prescrizioni» ed una mezza dozzina di «indicazioni» cui fanno seguito le «misure di compensazione».

Prima prescrizione: che la torre più alta «scenda» a 90-95 metri perchè si possa «ridurne sostanzialmente la visibilità dal sito del Villaggio Crespi». Seconda, che uno «studio di incidenza» garantisca «il mantenimento della funzionalità globale di Rete Natura 2000»; terza, che un altro studio dimostri «la sostenibilità della trasformazione per quanto riguarda gli impatti attesi a regime sulla sistema trasportistico e infrastrutturale»: in quest'area già congestionata (parlando solo di autostrada, la Milano-Brescia è la più trafficata d'Italia) arriveranno entro il 2015 anche Brebemi e Pedemontana. Quarta: le reti idriche e i sistemi di trattamento delle acque «dovranno essere verificate e analizzate nel dettaglio».

Seguono le indicazioni, sulle alternative ai parcheggi così come sono progettati, sulle aree agricole vicine da salvaguardare, sulla gestione dei rifiuti. «E' un parere positivo, un tassello importante anche se parziale ma, per chi sa leggere, una sostanziale bocciatura del progetto» dicono Mara Leoni e Luciano Gelfi dai circoli Legambiente di Trezzo sull'Adda e Cerca Brembo. Da due anni alla testa del fronte del «no» alla nuova Minitalia, gli ambientalisti sperano che quelle prescrizioni e indicazioni diventino ostacoli insormontabili.

E poi ci sono le misure compensative: prima fra tutte quelle «finalizzate alla valorizzazione e al miglioramento della fruizione del sito Unesco di Crespi d'Adda». Ce ne sarebbe davvero bisogno. Nello storico villaggio industriale costruito a fine Ottocento il corso Gaetano Donizetti è chiuso «al traffico veicolare e pedonale per motivi di sicurezza pubblica»: la grande ciminiera del cotonificio (abbandonato, il tetto a pezzi, tante delle decorazioni in cotto sbreccate) è pericolante. «Io compio ottant'anni e sono nato nel palazzone all'inizio del paese. Il nome non ve lo voglio dire, ma se aggiustassero questa invece di fare torri nuove sarebbe meglio per tutti».

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