Introduzione alla settima edizione
Mauro Baioni
1. Sette anni di scuola
La scuola di eddyburg è nata nel 2005 come estensione concreta del sito, con l'intenzione di coagulare e condividere le riflessioni sulla città e la società, sull'urbanistica e la politica.

La sua prima ideazione è scaturita dalla constatazione che, tanto nei corsi professionali, quanto nella formazione universitaria, mancasse qualcosa. Che fosse possibile e necessario:
- proporre un'analisi critica, non limitata ad una mera e compiaciuta descrizione del mondo e dei suoi cambiamenti, ma intesa come la necessaria premessa per agire attivamente;
- esprimere un punto di vista motivatamente orientato, senza paura di apparire schierati e rifuggendo ogni atteggiamento pseudo-neutrale (nei fatti, conformista o complice), dedicando la necessaria attenzione alle parole, alle storie, alle descrizioni;
- proporre una decisa azione di contrasto alle tendenze dominanti, fondata sulla riaffermazione del perimetro di valori, concetti e strumenti che, a nostro avviso, concorrono a sostanziare la pianificazione territoriale e urbanistica.

Per sostanziare le argomentazioni e per arricchirle, abbiamo fatto della scuola un luogo di ascolto e di confronto con un ampio gruppo di persone, diventate amici e frequentatori duraturi: storici ed esperti delle discipline umanistiche e delle scienze sociali (economisti, sociologi, antropologi, letterati), esperti delle discipline scientifiche (geologi, agronomi, ingegneri ambientali) animatori e aderenti di associazioni e movimenti, funzionari della pubblica amministrazione, politici e amministratori fuori dal coro.

Ma soprattutto, abbiamo dedicato uno spazio e un’attenzione specifica, nelle prime giornate della scuola, alle “parole della città”, per comprendere la loro ambiguità, per disvelare l’appropriazione e l’uso distorto dei termini da parte dell’ideologia dominante, le potenzialità di un diverso impiego a fini della rinascita di un pensiero critico e della costruzione di prospettive alternative.

Nel nostro specifico, ci è sembrato necessario:
- denunciare lo snaturamento dell'urbanistica, determinato dall'assunzione di una punto di vista prettamente mercantilistico nella definizione delle scelte;
- evidenziare la degenerazione determinata nell’ultimo quindicennio dalle iniziative del governo e di molte amministrazioni regionali, nel loro complesso convergenti verso lo smembramento e smantellamento del ruolo e degli strumenti pianificazione territoriale e urbanistica;
- riportare l'attenzione sul lato oscuro delle trasformazioni della città e del territorio, sottaciuto o sottovalutato da una parte non trascurabile degli urbanisti, dedicando le giornate centrali all’illustrazione di “casi” finalizzata a capire perché e sotto quali aspetti ‘i conti non tornano’, valutando e comparando tra loro non tanto modelli astratti, quanto piuttosto le opzioni in gioco e gli esiti delle trasformazioni;
- allo stesso tempo, illustrare una serie di buone pratiche che, per quanto minoritarie e precarie, restituiscono un ventaglio d’iniziative possibili, molto più ampio di quanto solitamente si ritiene. Piani e politiche di gestione dei parchi (in particolare di parchi agricoli e periurbani), di recupero e cura del paesaggio, piani regolatori, piani per la mobilità e l’ambiente urbano, politiche per la casa e per i servizi coniugate alla rigenerazione di aree dismesse, pratiche di difesa, riconquista e gestione degli spazi pubblici: il catalogo di iniziative mostrato alla scuola è più ampio di quanto si potrebbe pensare.

2. I temi trattati

Ogni anno la scuola è stata organizzata attorno ad un tema specifico. Tuttavia, rilette in prospettiva, le sette edizioni costituiscono altrettanti passaggi di un ragionamento che si è ampliato, fino a investire, nelle ultime due edizioni, i “fattori strutturali”, ovverosia il rapporto tra economia e territorio. Può essere utile riepilogare, molto brevemente i temi delle sei edizioni precedenti.

2005. Lo sprawl urbano e il consumo di suolo sono stati il primo argomento trattato, nel 2005. Da lì è nata una proposta di legge urbanistica, fortemente centrata su questo obiettivo, che è stata ripresa nel lavoro parlamentare e politico. Ed è da quella proposta che è nato un interesse per la questione che ha connotato il dibattito anche in altre sedi. Abbiamo insomma contribuito a far emergere una questione centrale, per la qualità del territorio e della vita che su di esso si svolge, fino ad allora largamente trascurata in ogni sede.

2006. Il governo pubblico della città è stato il tema dell’anno successivo: le sue finalità, i suoi strumenti, i suoi modi. Le domande che hanno costituito la traccia della Scuola sono state: come costruire una città vivibile, una città amica delle donne e degli uomini, dei deboli e dei forti? Come implementare le politiche pubbliche necessarie? Quali risorse mettere in campo, a quali modelli economici fare riferimento? A queste domande si è tentato di rispondere concentrando l’attenzione su quei temi “caldi” che costituiscono un evidente legame tra l’urbanistica e l’esperienza quotidiana: la casa, la mobilità, l’ambiente urbano.

2007 La terza edizione della scuola è stata dedicata a un tema già da tempo all’ordine del giorno: il paesaggio. A differenza delle numerose iniziative che altri, in questi stessi anni, hanno dedicato all’argomento, nella scuola ci siamo riferiti a un aspetto secondo noi particolarmente rilevante: il paesaggio e i cittadini - parole, istituzioni, società. Non esiste infatti speranza di mantenere viva (e per ciò in primo luogo far sopravvivere) le qualità e le testimonianze che i nostri progenitori, la loro cultura, la loro azione hanno sedimentato nel territorio se non si individuano in modo corretto i soggetti che a tale compito devono accingersi. E se in primo luogo non ci si mette d’accordo sulle parole attraverso le quali essi si esprimono.

2008. Il tema della quarta edizione è stato che fare per rendere le città più vivibili. Partendo dalla riflessione sulle parole della città abbiamo compreso meglio in che modo le nostre piccole storie si pongano nell’ambito del conflitto tra due concezioni e due strategie: quella della città come merce, tipica del neoliberalismo e caratterizzata dal vedere la città come una macchina fatta per arricchire, e quella della città come bene comune, come costruzione collettiva finalizzata ai bisogni delle persone che vi abitano e lavorano.

2009. Città e spazi pubblici: declino, difesa, riconquista è stato il titolo della quinta edizione. Abbiamo ragionato sui cambiamenti che nella società e nella città hanno determinato il declino dello spazio pubblico, abbiamo posto il tema del “diritto alla città”, e abbiamo discusso su alcuni momenti della storia del nostro paese in cui urbs, civitas e polis si sono incontrate attorno ai temi della “città pubblica”. Comprendere le ragioni fondamentali del declino ci ha aiutato a precisare il senso delle vertenze aperte per resistere e difendere lo spazio comune e i temi da affrontare per riconquistarlo.

2010-2011. Infine, è sembrato necessario affrontare da vicino il rapporto tra urbanistica ed economia, tema al quale abbiamo dedicato le due ultime edizioni. Nella sesta ci siamo focalizzati sulla questione dell’appropriazione della rendita immobiliare: un problema cruciale dell’urbanistica moderna da quando essa è nata, e cioè dalla rivoluzione liberale e dall’affermazione del sistema capitalistico-borghese. Problema che da sempre costituisce il cruccio degli operatori della città in nome dell’interesse generale, che ha assunto nella società neoliberista connotazioni del tutto particolari. Quest’anno affrontiamo il nodo cruciale di questa fase storica, individuato appunto titolo: “Oltre la crescita, dopo lo ‘sviluppo’”. Sviluppo è un termine che adoperiamo sempre tra virgolette, quando vogliamo rilevare la deformazione del concetto che è stata compiuta schiacciandolo sull’unica dimensione dello sviluppo economico finalizzato alla produzione di merci.

Assieme a Edoardo Salzano (cui sono affidate, nella quarta giornata, le conclusioni di questa edizione e del ciclo settennale sopra descritto) e a Ilaria Boniburini, con i quali ho condiviso lo sforzo di ideazione e di organizzazione materiale della scuola, voglio:
- ringraziare, non senza commozione, i sessanta docenti che ci hanno donato il loro apporto (in senso letterale, poiché non hanno percepito alcun compenso), e i circa 200 partecipanti (provenienti da tutte le regioni d’Italia, con la sola esclusione della piccola Valle d’Aosta) che con la loro presenza hanno reso viva e vitale la scuola;
- confermare sin d’ora il nostro impegno a proseguire, seppure con modi e strumenti differenti, la riflessione critica sulle trasformazioni in atto e la paziente ricerca di proposte utili per fare della città e del territorio un buon posto per vivere.

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