Eyes wide open: da Venezia per l’Italia
Maria Pia Guermandi
Declina, quest’estate, sommersa dai frastuoni delle borse...
Declina, quest’estate, sommersa dai frastuoni delle borse che puntuali rispecchiano lo stato di totale impasse culturale e politica in cui il mondo occidentale appare impantanato. In queste ore, nel nostro paese ancora più che altrove appare chiara quest’impotenza che ottenebra le menti di chi governa, incapace se non di riproporre le ricette che ci hanno condotto in questa situazione.

E se le prime pagine sono riservate alle doglianze ipocrite sull’inevitabilità dei sacrifici cui il cambiamento globale ci costringe, le misure intraprese e ciò che sta accadendo a vari livelli sul territorio, ci consegnano un quadro di inquietante continuità rispetto al “prima della crisi”.

Mentre il mondo cambia, l’Italietta continua, con perversione ormai suicida, ad attaccarsi all’unica ricetta che conosce, da decenni, inalterata: il cemento. Dai piani casa rilanciati in queste settimane da alcune regioni, alle grandi opere infrastrutturali, destinate, come ormai sanno tutti, a non decollare mai, ma che produrranno, prima di un’inevitabile affossamento, danni economici e ambientali ingentissimi. Dallo stravolgimento della legislazione sui Parchi e le aree protette in atto anch’esso da parte delle regioni (su tutte, Piemonte e Lombardia) al demenziale moltiplicarsi dei progetti di porti turistici: vera peste che si sta abbattendo sui nostri litorali.

Continua, incessante, lo smontaggio delle residue tutele del territorio, attraverso il grimaldello delle “semplificazioni amministrative” (da ultime quelle inserite nel così detto “decreto sviluppo”, n.70/2011) e l’azzeramento, sia culturale che gestionale degli organi preposti alla tutela. Questi ultimi, da tempo ormai incapaci di elaborazioni culturali innovative e colpevolmente abbandonati in un limbo di paralisi funzionale dai devastanti tagli di bilancio (che ancora si succedono), appaiono per di più ormai ridotti, soprattutto nei ruoli di vertice, all’acquiescenza generalizzata nei confronti dei diktat dei politici, di qualunque versante. Di queste ore un’intervista al ministro Galan che, nel vuoto di idee che lascia trasparire, non manca di sottolineare come il vero compito dei Soprintendenti sia quello “di essere capaci di accompagnare i “sì”. Senza commento.

Fra le aree del nostro territorio sulle quali si concentrano da tempo simili operazioni, quella di Venezia e della sua laguna sembra davvero un bignami nel quale siano condensati tutti gli aspetti deteriori di questa fase storica. Speculazione edilizia, commissariamenti, sfruttamento turistico selvaggio, abbandono di ogni pratica di monitoraggio territoriale, grandi opere a devastante impatto ambientale: l’intera panoplia dei fenomeni che nel loro insieme testimoniano la resa incondizionata del pubblico nei confronti degli appetiti economici del privato, quasi sempre in contrasto con le esigenze della comunità.

E’ quindi più che opportuna, necessaria questa collana che la casa editrice Corte del Fontego ha inaugurato da pochi mesi. Occhi aperti su Venezia/An Eye on Venice (i testi più significativi saranno tradotti in inglese) si compone ormai di 8 piccoli preziosi libretti dedicati, ciascuno, ad illustrare un aspetto della vicenda territoriale di questo sistema così complesso e dei rischi gravissimi cui è sottoposto.

Marina Zanazzo, editore e autore del progetto, e Lidia Fersuoch, direttore scientifico, hanno scelto sapientemente di mescolare temi di cronaca (linea rossa) a brevi illustrazioni di argomenti storici, architettonici, urbanistici (linea blu) o legati alla Laguna e alle acque veneziane (linea verde): dall’archeologia subacquea alla storia della sapienza di governo del delicatissimo ecosistema lagunare, protratta per secoli con prodigiosa efficacia e incrinata, in pochi decenni, dall’insipienza e avidità umane.

In realtà, i libretti, di esemplare, anglosassone chiarezza, pur perfettamente autonomi, si richiamano l’un l’altro, non solo perché l’area geografica di riferimento è la stessa, ma piuttosto perché gli elementi e gli eventi di cui parlano si intersecano a vari livelli.

Così, ad esempio, se Benettown, di Paola Somma, racconta l’evoluzione dei rapporti di forza fra Comune e grandi investitori, fra i quali in particolare, spicca per aggressività speculativa il gruppo Benetton, esito di quel processo di mercificazione è descritto ne Lo scandalo del Lido, di Edoardo Salzano, che ripercorre quanto sta succedendo, proprio in questi mesi, sull’isola lagunare, il cui assetto rischia di essere stravolto per sempre da una serie di operazioni immobiliari scarsamente trasparenti.

Si tratta di un processo di svendita progressiva del territorio da parte dell’Amministrazione pubblica iniziato negli anni ’80, quando il padrone della città era, di fatto, Gianni De Michelis, ma perseguito con lucidità soprattutto negli anni ’90, dalle amministrazioni Cacciari che hanno trovato immediata sponda nel governo regionale, retto in quegli stessi anni da Giancarlo Galan, ora tornato, nel suo mutato ruolo di Ministro dei Beni Culturali, a completare l’opera al Lido.

Da Tessera City (1.800.000 metri cubi di megalottizzazione sulla gronda lagunare per creare “la città del divertimento e dello sport”), alle speculazioni edilizie nel Parco di San Giuliano, dalla metropolitana sub lagunare alla stazione dell’AV destinate a compromettere la piattaforma di argille fossili (il caranto) che regge le isole e i centri abitati: infrastrutture devastanti e “valorizzazione” a senso unico si sommano all’ideologia delle Grandi Opere (il Mose) e del turismo predatorio, senza regole, né limiti nella compromissione di un sistema, quello lagunare, mantenuto miracolosamente in equilibrio da una capacità di governo del territorio ineguagliata nel tempo.

Inesistenti, da troppi anni a questa parte, gli organismi deputati a salvaguardare il paesaggio e il centro storico più prezioso e fragile al mondo: negli ultimi anni specialmente, i Soprintendenti, prontamente adeguatisi alla nuova versione “light” della tutela propugnata in via del Collegio Romano, hanno regolarmente avallato senza frapporre contrasti, qualsiasi progetto. Dal Lido al Ridotto del Teatro San Marco, al Fontego dei Tedeschi sono state approvate senza batter ciglio devastanti trasformazioni di immobili di pregio in contesti urbani delicatissimi e i Soprintendenti perfettamente calati in quel ruolo di “facilitatori” prefigurato, come ricordavamo, dal Ministro Galan, si sono ben guardati dal frapporre qualsiasi “lungaggine burocratica” (tale era la definizione di vincolo per Massimo Cacciari) al desiderio degli imprenditori – mecenati. Né poteva mancare, a rendere ancor più semplice il compito di questi ultimi, la figura del Commissario di Protezione Civile, chiamato, al Lido, a “semplificare” le operazioni di speculazione immobiliare.

L’insieme di queste vicende raffigura una coazione a ripetere tanto tenacemente reiterata quanto suicida negli effetti ed illustra in maniera esemplare il processo di impoverimento, non solo economico, dell’apparato pubblico: in questo gioco ad armi impari in cui è ormai il privato a dettare le condizioni, oltre alla svendita del proprio patrimonio immobiliare, l’Amministrazione pubblica (dai Comuni, alle Regioni, al Mibac) ha conosciuto, in questi ultimi anni, un pauroso arretramento delle proprie capacità di governo cui ha reagito spesso con una limitazione degli strumenti di controllo e della trasparenza: si può insomma affermare che oggi i nostri Comuni non solo siano molto più poveri, ma anche più inadeguati e meno democratici.

Contro questa situazione, così come un po’ dovunque in Italia, anche a Venezia la linea di resistenza è stata costruita dal basso, dai molti comitati e Associazioni di cittadini che, con alterno successo, ma con sempre maggiore consapevolezza ed entusiasmo, contrastano i vari progetti di speculazione e stravolgimento degli equilibri lagunari.

A tale patrimonio di risorse attinge “Occhi aperti su Venezia”, ma al contempo ne va diventando uno degli strumenti essenziali di lotta, costruendo una base di conoscenza indispensabile per orientarsi in vicende molto complesse e con attori assai agguerriti: come ci ha insegnato Lucio Gambi, occorre “conoscere per agire”.

Ma non solo ai cittadini di Venezia questa serie di libretti si rivolge, bensì a tutti coloro che nel miracolo della città lagunare scorgono la lezione assolutamente attuale della necessità di una manutenzione (di un governo) continuo del territorio. E l’urgenza di scacciare, come ci ha recentemente ricordato Jean Clair, l’orrore, il furore, il rumore, per riportare “la grazia e la conoscenza”.

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