La pesante eredità di Bagnoli
Carlo Iannello
Torna la Coppa America a Bagnoli, tornano i dubbi su una delle aree più problematiche di Napoli. Su la Repubblica, 11 agosto 2011 (m.p.g.)
Caro direttore, nel 2003 la Coppa America rappresentò un pretesto per stravolgere la pianificazione e realizzare un immenso porto dentro la colmata e parte del parco, ridurre lo stesso parco, aumentare le volumetrie. Stravolgimento formalizzato in un accordo di programma voluto da quello stesso Bassolino che, solo 10 anni prima, aveva fatto del recupero ambientale di Bagnoli lo slogan della campagna elettorale. Oggi la situazione è diversa ma questo non vuol dire meno grave. Diversa perché la giunta ha escluso ogni deroga. Grave perché in venti anni nulla di quanto promesso è stato realizzato. L’errore originario è stato prevedere una società di trasformazione urbana con una mission sbagliata, perché impostata secondo una gestione prevalentemente finanziaria.
I risultati sono: 1) un indebitamento di 339 milioni di euro al 2010 che i revisori dei conti considerano preoccupante; 2) realizzazioni stupefacenti, come la porta del parco, un ettaro di cemento armato - auditorium e centro benessere costruito peraltro ben lontano dalle fonti termali – lì dove il piano prevede "attrezzature di quartiere" (ciò che fa dubitare della conformità urbanistica); 3) grovigli giuridici infiniti (dall’esproprio dei suoli, annullato dal Tar, alla vicenda relativa al porto, la cui ultima versione, il porto partenope, prevista in una recente conferenza dei servizi, è stata giustamente annullata dal Consiglio di Stato); 4) inchieste penali che da anni stanno verificando la correttezza della bonifica, stranamente non ancora concluse; 5) la mancata realizzazione del parco; 6) l’approvazione del progetto del primo lotto del parco di soli 40 ettari, più pavimentato che verde; 7) l’aumento delle cubature residenziali deciso dalla Iervolino; 8) la "seconda" gara in corso per la vendita dei suoli più pregiati di Bagnoli, quelli a ridosso del mare; 9) la realizzazione con sperpero di soldi pubblici di barriere artificiali sulla battigia e coperture della sabbia inquinata con teli e sabbia pugliese per rendere possibile l’elioterapia.
Eredità pesantissima che crea ancora più difficoltà a chi come de Magistris intende finalmente realizzare il progetto originario. La riduzione del parco, l’aumento dei volumi e la trasformazione della colmata in porto erano obiettivi espliciti dell’accordo di programma del 2003. Oggi lo stravolgimento del disegno originario non passa per la Coppa America, ma deriva dalla mala gestione. Certamente se si dovesse utilizzare la colmata come base delle barche la speculazione potrebbe avere un facile pretesto per chiederne la conservazione: sarebbe quindi un errore e occorre trovare una soluzione alternativa.
Ma la vera questione Bagnoli oggi è rappresenta dall’eredità disastrosa (economica, giuridica e amministrativa) che è stata lasciata. Questa eredità costringe la giunta de Magistris a ricercare una difficilissima soluzione alla quale devono partecipare tutte le energie sane della città e tutti coloro che in questi anni si sono opposti con forza a questa gestione. Occorre un radicale cambiamento di strutture, mission, pratiche amministrative sinora seguite e degli uomini, che sia studiato per realizzare quanto promesso da venti anni: rimozione della colmata, ricostituzione della morfologia naturale della linea di costa, come previsto dalla legge dello Stato e dal vincolo paesistico, recupero della balneazione (senza nessun porto) e realizzazione del parco urbano.
L’autore è presidente della commissione Urbanistica del Comune di Napoli
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