La patata bollente urbanistica
Fabrizio Bottini
Adesso hanno pure inventato il gratta terra, una specie di grattacielo al contrario: tutela la città storica, dicono, ma anche sepolte le sciocchezze si vedono bene, Demenziale
La parolina magica non manca mai, nella efficace pubblicistica sempliciona e ahimè spesso vincente dei grandi studi di architettura. Stavolta si chiama Earthscraper, letteralmente gratta-terra, un grattacielo che come il proverbiale calzino sporco viene miracolosamente rivoltato e transustanziato. Sparisce nel sottosuolo, invisibile sullo skyline (ma piuttosto vistoso nello earthline, verrebbe da dire, no?), acquattato come una gigantesca patata nei meandri sotterranei della metropoli.

La proposta è dello studio BNKR Arquitectura per il centro storico di Città del Messico, e si presenta come versione tecnologicamente avanzata e a impatto zero, nientepopodimeno, di un classico locale come la piramide azteca (facile immaginarsi altri che alla piramide azteca sostituiscono, a piacere, la cattedrale gotica, la pagoda buddista ecc.). Come sempre succede in questi casi le immagini sono abbastanza carine, con le cascate di verde che spariscono giù verso il centro della terra anziché inerpicarsi verso il cielo, delicati riflessi di vetro e acciaio, le solite piccole sagome umane a ricordarci che là dentro poi ci dovrà pur stare qualcuno a far qualcosa.

Ma poi, con un piccolo sforzo, proviamo a staccarci da quell’immagine e a evocarne altre, in una qualunque delle nostre città e centri storici. Ad esempio gli autosilo proliferati dopo la legge nazionale sui parcheggi, che quasi ovunque hanno trasformato ex piazze o giardini in caricature semidesertiche, magari con qualche vecchietto nostalgico e inconsapevole che ancora si aggira lì attorno spazialmente smarrito, alla ricerca del tempo perduto panchina inclusa. Tanto per fare un esempio famoso, pensiamo al parcheggio sotterraneo di Sant’Ambrogio a Milano, eredità del centrodestra morattiano lasciata come patata a orologeria tra le mani della giunta Pisapia: dove sono finiti i luccichii dello Earthscraper, dalle parti della pusterla e della basilica romanica? Probabilmente lì luccicano solo i conti correnti degli speculatori. Altrove, spesso, pure.

Allora lasciamo che le sognanti prospettive dello studio BNKR Arquitectura facciano il loro mestiere di cartellone pubblicitario degli interessi immobiliari, cercando di rispondere nel modo più equilibrato e propositivo: posto che davvero sia tecnicamente possibile realizzare giganteschi lavori (80.000 mq di uffici!!) rispettando gli spazi storici, e farlo anche con cantieri gestiti ragionevolmente, poi che ne sarà dei flussi di traffico generati dalla patata-edificio? Gli evocativi renderings al solito evocano un mondo simile a quello delle casalinghe pubblicitarie quando ripuliscono luride stanze enormi con pochi gesti, senza dismettere il sorriso e i tacchi a spillo. Oppure quelle famigliole che si abbuffano di grassi e carboidrati fast-food sugli schermi televisivi, mantenendo chissà come un invidiabile peso forma. Il nostro mestiere dovrebbe essere invece quello di provare a digerirla, la patatona, ponendo domande adeguate ai promotori nascosti dietro gli studi archistar.

QUI una rassegna di immagini dello Earthscraper messicano

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