19° sec. La sacerdotessa della casa suburbana
Dolores Hayden
Titolo originale del paragrafo: Miss Beecher's Home Church of Jesus Christ– Estratti e traduzione e a cura di Fabrizio Bottini

I numerosi libri di Catharine Beecher erano certamente più letti dei manuali di architettura del paesaggio. Se questi ultimi proponevano la contemplazione di Dio attraverso il culto della bellezza naturale, la Beecher proponeva alle sue lettrici di cercare la salvezza nella perfezione della vita familiare. Autrice di un Trattato di Economia Domestica a Uso delle Giovani Signore e delle Scuole (1842), co-autrice de La Casa della Donna Americana (1869), sollecitava le donne a farsi carico dell’abitazione suburbana e della famiglia, che lei definiva “la casa-chiesa di Gesù Cristo”. Chiedeva loro di restare a casa, a padroneggiare una organizzazione efficiente del progetto dell’abitazione e del giardino, oltre che il sostegno spirituale di grandi famiglie. La Beecher fu la prima scrittrice americana a proporre un manuale di esistenza domestica che comprendeva architettura, arte dei giardini, arredamento, cucina, igiene, allevamento dei figli. I suoi libri erano di prospettiva più ampia di quelli di Andrew Jackson Downing [ il primo “guru” dell’abitazione suburbana e fondatore della moderna landscape architecture , a cui l’Autrice in due paragrafi viene analizzata in parallelo n.d.t.] perché affrontava il tema dell’alimentare la vita familiare oltre che la forma dello spazio domestico. Era un architetto dilettante assai più dotato di quanto non fosse Downing, e progettava contesti per una serie di attività domestiche in modo assai preciso e innovativo. Il suo pubblico potenziale era quello di ogni donna americana, giovane o vecchia. La sua visione del contesto domestico era esplicitamente di genere: erano le donne che dovevano creare il mondo della famiglia, lontano dalle tensioni del lavoro in città, e nonostante così le donne si sarebbero trovate escluse dall’arena pubblica della vita economica e politica, sarebbero poi state ricompensate in paradiso per il proprio sacrificio.

Il nido familiare della Beecher è architettonicamente molto definito. Nel 1869 è decisamente suburbano: “adeguato a desideri e abitudini sia di chi abita in campagna o in quegli ambienti suburbani che consentono salubri spazi per le attività all’aperto al servizio della famiglia”. Consentiva che “le ferrovie, che consentono agli uomini di darsi da fare in città per mantenere la famiglia in campagna, sono da questo punto di vista una fortuna”. C’è un cottage in stile gotico, posto sulla riva di un fiume fra le verzure, circondato da immagini di donne, bambini, animali domestici, e fiori, a decorare la pagina del titolo del volume del 1869, scritto in collaborazione con la sorella Harriet Beecher Stowe. Sul frontespizio, una donna al centro di una famiglia composta da tre generazioni diverse, legge di fronte a un caminetto. Il capitolo intitolato “ Una Casa Cristiana” inizia con un’ampia veduta esterna della casa, che mostra tre croci poste sugli abbaini laterali e sulla porta di ingresso.

A differenza di Downing, che praticava l’orticoltura dall’età di sedici anni, la Beecher arriva più gradualmente al proprio interesse per l’architettura. Figlia maggiore di Lyman Beecher, importante predicatore Congregazionalista, nasce nel 1800 a East Hampton, Long Island, prima di otto figli. Si fa carico di una importante quantità di attività domestiche dopo la morte della madre, all’età di sedici anni. Alla scuola di Miss Pierce a Litchfield, Connecticut, i suoi diari quotidiani si guadagnano lodi per la capacità di descrivere la vita personale per un ampio pubblico. Insieme alla sorella Harriet, assiste tutti i fratellini fino alla partenza per il college e all’inizio dell’attività di predicatori. Catharine Beecher poi diventa maestra di disegno a New London, Connecticut. All’età di ventitre anni fonda una propria scuola per giovani fanciulle a Hartford, Connecticut; a trentadue apre il Western Female Seminary in Ohio. Nel suo primo libro, del 1831, sostiene la superiorità morale delle donne, sulla base della loro dedizione e della capacità di sacrificio. Ha quarantun anni quando pubblica il Trattato, che vende tanto bene da assicurarle l’indipendenza finanziaria.

Per tutta la vita nubile, anche se è stata fidanzata da giovane a un professore di Yale morto durante un viaggio in mare, la Beecher consiglia di sposarsi presto, rinunciare alle attività mondane, avere dieci figli, e gestire la casa senza servitù. Definisce il lavoro di cura e manutenzione della casa “la vera professione della donna” parlandone come di un “ministro”. In parte si tratta di una risposta alla sua contraddittoria esperienza con la religione organizzata. La Beecher non ebbe mai una vera conversione religiosa. E riteneva che restando lontana dalle teorie, una donna potesse meritarsi la salvezza attraverso la dedizione pratica alle necessità degli altri, in una “casa-chiesa” creata con le proprie mani. In parte, la Beecher reagiva ai primi segni del movimento per i diritti delle donne. Lanciava un auspicio assai propositivo riguardo all’autorità femminile nella sfera domestica, ma pensava agli aspetti più conservatori dell’esistenza delle donne, dove se ne sottolineava la competenza in casa, ma la totale passività nella sfera pubblica. Il suo era un “femminismo domestico”, contrario a quello “sociale” delle militanti per la temperanza come Frances Willard, o di quello “materiale” di chi sosteneva il salario al lavoro domestico, come Melusina Fay Peirce.

Impegnatissima come scrittrice e conferenziera, la Beecher non praticò mai il femminismo domestico che predicava. Tutte le sue energie si esercitavano nel dare centinaia di orientamenti pratici. Il suo libro era enciclopedico: come prendersi cura di un invalido, come curare un orto, e soprattutto, come costruire una casa salubre che rendesse più lieve il lavoro della donna. In questo campo era avanti di decenni rispetto a qualunque architetto o arredatore professionista. Dopo aver studiato sui migliori manuali di architettura, ingegneria sanitaria e meccanica, oltre che su libri di medicina ed etichetta, esercitava la sue mente creativa per escogitare decine di piccole soluzioni al “concentrarsi delle comodità”. Nell’arco di alcuni decenni perfezionò gli schizzi originali abbastanza convenzionali delle case in stile revival Greco o Gotico della prima edizione del suo Trattato, e le versioni del libro del 1869 sono molto avanzate. Risolveva problemi architettonici su cui stavano lavorando ancora gli architetti nei primi decenni del ventesimo secolo. Nel farlo, la Beecher cambiava i nomi delle stanze, dove il lavoro domestico diventava una storta di liturgia, con variazioni stagionali: il salotto si trasformava in “stanza della casa” la cucina in “stanza del lavoro” la sala da pranzo diventava “stanza della famiglia”.

Nella sua abitazione del 1869, ogni metro quadrato veniva progettato con la cura di una ex insegnante di disegno. Con una superficie di circa 180 metri quadrati, era un po’ più grande del “ Cottage Suburbano” di Downing, parecchio più comoda, e anche più fluida nella successione degli spazi. La Beecher contrapponeva due salotti all’unico di Downing. Avendo installato un sistema di riscaldamento centrale, con stufe di ghisa Franklin collegate a una caldaia per l’aria calda nel seminterrato, poteva evitare stanze piccole e utilizzare liberamente lo spazio. Uno dei salotti poteva essere diviso con una innovativa parete mobile. Entrambe le sale erano dotate di teche, finestre, verande. Il ricambio d’aria era assicurato da ingegnosi tubi di ventilazione, con altri che portavano via l’aria viziata. In ogni senso, la comoda abitazione della Beecher anticipa l’opera dei progettisti del XX secolo.

Soprattutto, la Beecher redefinisce la cucina, introducendo una superficie di lavoro unica con spazi per strumenti e derrate, schermando il calore della stufa per cucinare con porte scorrevoli in vetro. La “signora arrosto” per cui protestavano le donne negli anni attorno al 1840 non aveva spazio, qui. La Beecher introduce anche un lavello con acqua corrente. Inventa un banco da lavoro particolare per la pasticceria, e un altro per il resto della cucina. Organizza la sistemazione di piatti e pentole. Scaffalature ordinate, e attrezzi appesi a ganci. Molta attenzione agli impianti idraulici moderni. La casa ha due bagni interni, uno nel seminterrato e uno a livello delle camere da letto, in un’epoca in cui molte persone usano ancora le “sistemazioni esterne”, come aveva prescritto Downing nel suo cottage del 1842. Nel seminterrato si organizza anche uno spazio efficiente per il lavoro pesante di lavanderia e stiratura, deposito per il ghiaccio, preparazione di conserve di frutta e verdura.

La casa della Beecher è evidentemente un luogo di lavoro. Tra Bibblie e letti sfatti, scaffali e cestini da cucito, il lavoro per una donna mon finisce mai. E nemmeno per l’uomo. Il suo tono è molto diretto: “Fatevi preparare dai vostri uomini, a partire da tavole grezze non piallate, un telaio da ottomana ... imbottitelo col medesimo materiale usato per il divano, e ricopritelo dello stesso chinz”. Dopo aver finito coi centrini, o le tende di mussolina, la casalinga può iniziare a sistemare la vecchia poltrona sfondata. La Casa della Donna Americana viene pubblicizzato come “Il più economico e desiderabile libro dell’anno” o “un libro che dovrebbe arrivare in ogni famiglia del paese”. La casa editrice, J. B. Ford, indica come “ UNO SOLO DEI CONSIGLI DI QUESTO LIBRO PUO’ VALERE MOLTE VOLTE IL PREZZO DI TUTTO IL LIBRO” che si vende a 2,50 dollari del 1869, “ricco degli ultimi e più avanzati risultati della scienza applicati alla vita domestica”.

Dopo che il suo sistema era stato sviluppato per l’abitazione ideale suburbana, la Beecher notò che si sarebbe potuto adattare ad altre condizioni, in campagna o in città. Schizzò un piccolo appartamento per i quartieri popolari centrali, rimpicciolendo alcuni mobili così che anche colei che abitava in una casa d’affitto urbana potesse esercitare la propria funzione di “ministro della casa”. Progettò anche un incrocio fra una casa, una scuola e una chiesa per le insegnanti missionarie. Erano donne sole che si recavano negli stati del Sud dopo la Guerra Civile, a insegnare in cittadine molto isolate. La scuola poteva essere trasformata in chiesa, se arrivava un predicatore viaggiante per celebrare le funzioni, e le insegnati missionarie abitavano in spazi posti sopra gli spazi ad aula. Un’aula che poteva essere divisa con una parete mobile. La Beecher divenne anche una delle prime sostenitrici del consumo familiare come necessario per l’economia capitalistica, raccomandando l’uso di molti prodotti, anche “superflui” al fine di “promuovere l’attività, la virtù e la religione” mantenendo l’occupazione nei diversi rami produttivi.

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