Crescita e decrescita di chi e di che cosa?
Giorgio Nebbia
Come modesto studioso di Merceologia, la disciplina che Marx...
Come modesto studioso di Merceologia, la disciplina che Marx indicava preposta allo studio del valore d’uso delle merci, delle cose fabbricate dall’uomo usando le risorse della natura, mi permetto di intervenire nel dibattito sulla crescita e decrescita. Crescita e decrescita di chi e di che cosa ?

Davanti alla ineluttabile realtà dei limiti fisici delle risorse della natura, alle disperanti leggi della conservazione della massa e della termodinamica, per cui ogni materia trasformata genera una massa di beni utili inferiore alla massa di materia entrata in gioco, la differenza essendo costituita da scorie e rifiuti che non possono essere rigenerati nella stessa quantità di altre merci utili, credo che sia necessario chiedersi quali “merci”, nel senso di beni fisici e materiali, sono in grado di soddisfare bisogni umani.

Partendo da una ricerca di definizione di bisogni umani e distinguendo fra quelli fondamentali e quelli indotti; bisogni fondamentali che sono uguali nei paesi ricchi e in quelli poveri: cibo decente, acqua sufficiente alimentare e per i servizi igienici, fognature, una “casa”, ma anche bisogni apparentemente immateriali come istruzione, comunicazioni, mobilità, dignità, che possono essere soddisfati anch’essi soltanto con beni materiali: l’istruzione richiede, se non zainetti firmati e computer, un banco e una lavagna; conoscenza richiede, se non libri su carta patinata e internet e televisori, una radio; mobilità richiede, se non lussuosi SUV, autobus, treni e biciclette, eccetera. E la stessa libertà e dignità sono difficilmente ottenibili per chi vive in promiscuità o sotto i ponti delle città.

Anche servizi fondamentali come il rimboschimento e la difesa del suolo e la regolamentazione delle acque richiedono lavoro e badili, anche se non proprio scavatrici; la conservazione dei prodotti agricoli che consente di trasportare a distanza gli alimenti richiede acciaio per le navi, per le scatole di conserva, vapore. Si ha un bel da dire di mangiare i prodotti locali, ma pensiamo alle masse proletarie delle grandi città. E’ vero che c’è da augurarsi in futuro e da lottare per una diversa struttura delle città, del rapporto città/campagna, ma esiste un oggi e un domani.

Anche se i bisogni fondamentali sono soddisfatti in modo diverso da paese a paese, purtroppo, tutti richiedono risorse tratte dalla terra e trasformate col lavoro umano, può essere il lavoro delle donne che schiacciano faticosamente col pestello il mais o quello dell’operaio nell’acciaieria, ma anche quello dell’impiegato che ti aiuta a conoscere i tuoi diritti di pensione, con la quale comprare non lussuosi divani, ma patate al mercato.

Anche se per colpa della mia visione deformata, dovuta al fatto che mi occupo di beni materiali, credo che fondamentale per il futuro dell’umanità sia il cercare una risposta alle domande: quali sono i bisogni fondamentali ? con quali beni materiali e servizi (che pure richiedono beni materiali) possono essere soddisfatti ? quale lavoro occorre per soddisfarli ?

Decrescita o non decrescita, dolce o felice, gli abitanti di questa terra hanno bisogno di latte, di ferro, di patate, di vestiti, di mattoni e di vetro per le finestre, di gabinetti e di pompe per l’acqua, di rame per i fili elettrici, di combustibili per scaldarsi d’inverno perché al freddo i bambini muoiono, e avanti di questo passo --- e tutto questo richiede lavoro di ingegneri e di agricoltori, di operai e di studiosi. Si ha voglia di dire che merce è parolaccia, ma i bisogni umani si soddisfano scambiando cose materiali.

Quanto poi ai problemi della decrescita o del rallentamento della crescita della popolazione locale e mondiale, auspicabile quanto si vuole sempre per il principio del limite fisico dello spazio e delle risorse fisiche, purtroppo tale decrescita comporta uno sgradevole squilibrio fra le classi di età; aumenta la frazione degli anziani e non mi preoccupo tanto del fatto che, diminuendo la frazione di persone in età lavorativa, ci possono essere meno soldi per pensioni e assistenza, quanto per il fatto che la condizione di anziani non fa decrescere la richiesta di beni fisici ma soltanto ne fa cambiare la qualità merceologica, carrozzine al posto dei SUV, dentiera al posto dei telefoni cellulari. Ne parlo per conoscenza diretta.

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