Le parolacce sono … pietracce!
Fabrizio Bottini
Che la speculazione della Cascinazza a Monza sia una porcheria ce lo dicono la storia e il buon senso, e ce lo conferma addirittura il documento tecnico col suo linguaggio “neutro”
Come ci hanno raccontato recentemente i giornali, la Brianza operosa sta operando a spron battuto anche per accogliere stuoli di nuovi immigrati. Stupiti? Certo, ma solo se per caso non avete ascoltato Bossi dal palco di Pontida ringhiare che da un momento all’altro caleranno su Monza impiegati ministeriali a più non posso. Caleranno a lavorare nelle fiammanti sedi che l’alacrità padana sta già predisponendo, anche se questo fa incazzare quei reazionari corporativi romani, tipo Napolitano, chi sarà mai. E caleranno anche a dormire da qualche parte, dopo il duro lavoro amministrativo (perché qui si lavora, mica sempre a bere il caffè come nella capitale corrotta).

Dove alloggiare gli auspicabili futuri impiegati di Trota Primo, quando a secessione avvenuta i loro ranghi fisiologicamente cresceranno ancora? La necessaria efficienza di questa soluzione alloggiativa di certo mal si concilia con una dispersione nei pur abbondantissimi alloggi sfitti e invenduti della città, o magari portando a termine certi cantieri lasciati lì da anni e anni. Non sia mai! Come pure enunciato dal Lider Maximo sul palco bergamasco, non è ancora il momento di troncare i rapporti con l’alleato tattico Berlusconi, e quale miglior suggello di alleanza del solido brick & mortar, di quella cosa che a tutti piace, che fa tirare sempre l’economia e tutto il resto? Ma si, il sacro metro cubo nuovo di zecca, su greenfield tonalità padana di proprietà adeguata.

La Cascinazza appunto, un bel triangolo verde, uno di quei cunei che abbondano là dove la crescita spontanea delle nostre vitali metropoli avviene dove è più conveniente, ovvero lungo le strade, e lascia quei bei fazzolettini liberi per gli investimenti di lungo termine di chi ha un respiro strategico, che guarda oltre. La famiglia Berlusconi guarda così oltre da aver addirittura venduto a prezzo di realizzo (così ci dice la stampa) quel terreno a un altro operatore, a patto di incassare il giusto prezzo una volta che sia fatta giustizia, ovvero che il piano regolatore ne riconosca il ruolo strategico per lo sviluppo urbano. Ruolo a lungo negato dai comunisti, sin da quando quell’oscuro burocrate, tale Luigi Piccinato, negli anni ’60 pur con una crescita stimata a 300.000 abitanti diceva che lì doveva starci un parco. Ma quale parco, al massimo uno di quei central park ideati nel terzo millennio dall’amministratore di condominio sindaco di Milano: tante, tantissime case, e poi un paesaggista californaino che ci disegna in mezzo eleganti panchine e aiuole.

Là il parco ci stava, oltre che per confermare l’ideologia totalitaria comunista, anche per via del fiume: lui, il fiume, quando piove esce dagli argini, e tecnicamente le aree che si bagnano in quel modo di solito non si costruiscono. Orrore! Ecco che per decreto il fiume non esonderà più, aiutato da grandi opere idrauliche, per ora solo sulla carta e di dubbia efficacia, ma solo per chi non ha fede. Per chi la fede ce l’ha, rigorosamente nella tasca interna della giacca, arriva anche la variante al piano regolatore. Di cui si allega di seguito l’estratto relativo agli Ambiti di Trasformazione strategici, in cui la Cascinazza occupa la ancor più simbolica e strategica posizione P4 (leggere per credere). Si rinvia appunto alla lettura diretta del documento, con un paio di premesse:

1) I Poli strategici sono tutti tematici tranne uno, la Cascinazza appunto. Vuol forse dire che gli altri hanno un senso funzionale, mentre il P4 ha senso assoluto, in sé e per sé?
2) Il central park impanato alla milanese qui assume anche ufficialmente (leggere per credere) una veste del tutto virtuale e ideologica, diventando “parco tematico”. Insomma basta con tutta questa storia del verde che aggiunge qualità all’ambiente urbano, roba da sinistra novecentesca di cui non sappiamo che fare. Meglio, molto meglio ispirarsi a Walt Disney, o a Gardaland, a Mirabilandia, è questo il tipo di parco, con comodo parcheggio, che piace ai sudditi del Trota Primo.

Insomma vedi allegato, notare e confermare che quel triangolo a sud a cavallo del fiume è una vera colmata, e speriamo davvero che la piena se li porti via, questi qui.

Sullo stesso tema
Francesco Erbani
Dalla recensione del volume di Barbera sul paesaggio palermitano, la storia della desolazione di un territorio unico al mondo devastato dalla speculazione in pochi decenni. La Repubblica, 22 ottobre 2012 (m.p.g.)
Gianni Barbacetto
La Cascinazza di Monza colpisce ancora, stavolta in tribunale: in fondo era quasi logico. Il Fatto quotidiano, 24 maggio 2012, postilla. (f.b.)
Curzio Maltese
Chissà perché la stampa è concorde nel dichiarare la fine delle grandi narrazioni politiche, e invece quando si tratta di archistar scatta il miracolo … La Repubblica, 20 maggio 2012, postilla. (f.b.)
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