Cascinazza ultimo atto?
Eddyburg
Passa la variante al Pgt di Monza che definisce “ambito di trasformazione strategica” la squallida speculazione sull’ultimo polmone verde. La Repubblica ed. Milano e Vorrei rivista online di Monza, 19 giugno 2011 (f.b.)
la Repubblica ed. Milano
Via al cemento sulla Cascinazza per Berlusconi affare da 60 milioni
di Gabriele Cereda

Un quartiere residenziale, insediamenti direzionali e commerciali per un totale di 420mila metri cubi su 120mila metri quadrati. È il futuro della Cascinazza, la più grande area ancora verde di Monza, vecchio pallino immobiliare di Berlusconi che meno di quattro anni fa ha ceduto la proprietà a Brioschi sviluppo Immobiliare e Axioma Real Estate.

Il consiglio comunale, guidato dall’accoppiata Lega-Pdl, seppur con qualche mal di pancia, ha bocciato l’emendamento del centrosinistra che mirava alla conservazione dell’area agricola. Ora il via libera alla colata di cemento è definitivo. Varato dal ministro dello Sviluppo Paolo Romani, plenipotenziario del premier in città, fino a un anno e mezzo fa regista dell’operazione nella veste di assessore all’Urbanistica monzese, il piano del governo del territorio ora marcia verso l’approvazione. Un affare anche per la vecchia proprietà, la Istedin di Paolo Berlusconi, che aveva ceduto i terreni per 40 milioni di euro. Nell’ottobre del 2007, nell’atto di compravendita venne inserita una clausola: nel caso in cui la zona fossa stata resa edificabile la vecchia proprietà avrebbe ricevuto altri 60 milioni.

«Sulla Cascinazza il sindaco Mariani, l’assessore-ministro Romani e tutta la destra hanno gettato la maschera dando il via libera ad uno scempio che cancellerà una zona di pregio e di esondazione del Lambro» dice Roberto Scanagatti, capogruppo del Pd a Monza. Bastano due gocce d’acqua e l’area, circondata dal fiume Lambro e dal Lambretto, finisce a mollo; lo dice il Pai, il piano di assetto idrogeologico della Regione Lombardia.

Un inconveniente "cancellato" nel 2004, durante il Berlusconi ter, quando il consiglio dei ministri approvò la progettazione di un canale scolmatore: 168 milioni di euro per tagliare in due la città, a partire dal Parco. «Non finisce qui - annuncia il capogruppo del Pd - utilizzeremo tutti gli strumenti amministrativi per salvare una delle aree più belle di Monza». Non è d’accordo il sindaco leghista Marco Mariani: «Adesso quella è una zona inutilizzata, con questo intervento la restituiremo ai cittadini. E bisogna sottolineare che accanto agli edifici verranno lasciati 330mila metri quadri di verde»

Vorrei, rivista online di Monza
Mariani paga la cambiale? 400.000 metri cubi di cemento sulla Cascinazza

Quando si candidò, nel 2007, con una campagna faraonica molti individuarono lo "sponsor" nella proprietà dell'area agricola a sud est di Monza. Giovedì 16 giugno 2011 il Consiglio comunale ha respinto un emendamento della minoranza e per la prima volta nella storia, per colpa della Giunta Mariani, arriverà una valanga di cemento sulla più grande area agricola della città

Giovedì sera quando Roberto Sacanagatti e Michele Fagliahanno presentato l’emendamento cherichiedeva di ripristinare la Cascinazza come area agricola. Si è andati al voto per chiamata nominale, in aula e fra i cittadini presenti è calato un silenzio d’attesa.
Per 22 voti contro l’emendamento e 15 a favore, dopo 50 anni la principale area verde della città è stata occupata, cementificata e svenduta.

Il paradosso politico è che i 2 voti che hanno determinato la differenza al numero legale, sono di due consiglieri (Dalla Muta e Boscarino) eletti nella Lista Città Persone della minoranza, mentre con Pd, Sel e Città Persone, coraggioso il voto di sostegno del Fli e incomprensibile la “fuga” dall’aula di “ambientalisti” dell’ultima ora di Forza Lombarda (Brioschi e Scotti) che non erano presenti al voto.

È bene ricordare cosa significa questa scelta: più di400 mila metri cubi di edificazione residenzialee aservizi dopo che ai tempi lo stesso Mariani con il Piano Benevolo prevedeva per l’area il parco di cinturaurbana (una voltafaccia da ricordare quella degli sbiaditi verdi padani) un affare che vale oltre 60milioni di euri.
Un voto in aula che paga così la cambiale elettorale del 2007.
Una cambiale pagata, in una situazione proprietaria non chiara e che dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato contro i privati ricorrenti, dava la possibilità all’Amministrazione pubblica di dettare le regole e le tutele necessarie per quest’area agricola..

Una operazione che in nome dell’Expo smentisce nettamente gli obiettivi dell’Expo stesso:ambiente e alimentazione! Un affare che ha un mandante con nome e un cognome: l’attuale Ministro Paolo Romani regista sin dal 2007 di questa interessata operazione
Le timide repliche dell’Assessore Clerici agli intereventi argomentati di Scanagatti e Faglia si sono centrate (come per il resto della variante) sulla risibile e falsa motivazione che “tanto se va bene, se ne farà il 20% di quanto previsto”.

Ma chi si vuole prendere in giro?Se è vero che questa variante, per la sua quasi interezza sembra stata fatta solo per giustificare il principale obiettivo: la Cascinazza; è altrettanto vero che una volte assegnate, aree di questo valore permetteranno alla speculazioni finanziarie ed ediliziedevastanti per l’economia e per la mancata tutela ambientale monzese.

Nelle prossime serate Partito democratico e Lista Città Persone, resteranno ancora “in trincea” nel presentare le decine di emendamenti presentati sulla Cascinazza, per cercare almeno di ridurre il danno; ma il danno (gravissimo) il centrodestra con la scelta di ieri sera è stato fatto.
A pagare il prezzo sarà l’intera città e i cittadini che sono chiamati a far buona memoria di tali devastanti scelte; tra un anno infatti… giusto di questi tempi si andrà al voto!

Nota: su questo sito la vicenda è stata ampiamente documentata in tutta la sua evoluzione, basta cercare " Cascinazza" nel motore di ricerca interno

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Chissà perché la stampa è concorde nel dichiarare la fine delle grandi narrazioni politiche, e invece quando si tratta di archistar scatta il miracolo … La Repubblica, 20 maggio 2012, postilla. (f.b.)
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