Un Belpaese che cade a pezzi
Lisa Cuccurullo Antonella; Miele
L’attualità purtoppo inalterata delle denunce di Cederna contro il degrado del nostro patrimonio culturale. Da Terra, 27 maggio 2011 (m.p.g.)
“Mappa di un paese in rovina. L'Italia è crollata». Questo è l'articolo che Antonio Cederna ha scritto sulle pagine della rivista Il Mondo. Ieri? No. Ben 36 anni fa! L'articolo, infatti, pubblicato nel 1975 all'indomani della costituzione del ministero dei Beni Culturali e Ambientali voluto da Giovanni Spadolini, sottolinea l'importanza di tale istituzione, vista la gravità dello stato in cui versava il patrimonio culturale e naturale del Paese. Come ieri, anche oggi, ritorna ad essere grave l'abbandono dei monumenti e dei siti archeologici. Immersi nel paesaggio, come nelle città e nelle periferie, questi, sempre più spesso, periscono fino a scomparire lasciando alle generazioni che seguiranno non "testimonianze avente valore di civiltà", ma soltanto pietre e polvere: macerie da raccogliere. L’Italia così continua a perdere pezzi della sua storia. All'ombra del Vesuvio, dopo il crollo della Schola Armatorarum nel sito archeologico di Pompei, anche il "Miglio d'Oro", un quadro spettacolare di arte e natura lungo la linea di golfo che va da San Giovanni a Torre del Greco, ha perso un'altra testimonianza storica: Villa Lauro-Lancellotti a Portici. Voluta dal principe Scipione Lancellotti nel 1776 e costruita dall'architetto Pompeo Schiantarelli, la dimora settecentesca costituiva una testimonianza unica per gli affreschi dello splendido salone cinese, danneggiato proprio dal recente crollo. Tra le 122 ville vesuviane a perire, per il grave stato di incuria e abbandono, è anche la villa d'Elboeuf, una splendida terrazza sul mare. Prima in ordine cronologico, fu voluta dal duca d'Elboeuf su disegno di Ferdinando Sanfelice, nel 1711, di cui elemento caratteristico è la doppia scala ellittica con balaustra in marmo e piperno di accesso ai due portali della facciata principale. Tuttavia altrettanti episodi di incuria si registrano anche nel cuore antico della città di Napoli, dichiarato dall'Unesco, nel 1995, Patrimonio mondiale dell'umanità. Dalla Guglia dell'Immacolata dove, a novembre, sono cadute parti della decorazione marmorea, alla chiesa di Sant'Agostino alla Zecca, dove sono crollati pezzi di piperno dall'ultimo ordine del campanile; dal Cimitero delle Fontanelle dalle cui alte pareti sono precipitati piccoli pezzi di tufo, alla chiesa di San Paolo Maggiore dove alcune decorazioni in stucco hanno ceduto all'azione del tempo. E nel Belpaese - dove l'attenzione alla tutela delle antichità ha preceduto la formazione dello Stato unitario - il Gran Tour continua, dal Nord lungo tutto lo stivale fino sue isole, nell'Italia dei disastri. Anche la Serenissima perde pezzi. Un cornicione da Palazzo Ducale, un gradino dalle fondamenta davanti a Ca' Farsetti, sede del Comune di Venezia, un masegno da Riva Sette Martiri, e, infine, una colonnina dal ponte di Rialto. Negli ultimi anni per lo storico ponte, che resiste dalla fine del '500 alle intemperie, alle vibrazioni delle imbarcazioni e al calpestio dei turisti, erano già stati lanciati allarmi per delle crepe nell'arco di volta e per il distacco di altre colonnine dalla balaustra. La sua manutenzione e, ancor più, il suo restauro sono vittime delle fitte maglie della burocrazia e della cronica carenza di fondi. Da Venezia ad Agrigento, l'Italia è un paese che "crolla". Solo pochi giorni fa, nella città siciliana, si è verificato un altro grave cedimento. In pieno centro storico un palazzo in stile barocco è completamente collassato e le macerie, di quel che fu il Palazzo Lo Jacono, ancora giacciono sul ciglio della strada. Anche nella città di Roma le testimonianze storiche cedono, esauste, alle pressioni del tempo e all'incuria dell'uomo. E’ del 30 marzo 2010 la notizia di un altro crollo nella Domus Aurea, preziosissima testimonianza di epoca neroniana. La parte coinvolta dal crollo è di circa 60 metri quadrati e ha interessato una delle gallerie traianee. La maestosa dimora, scoperta per caso alla fine del XV secolo, ricca di decorazioni a "grottesche", non mancò di ispirare gli autori del fermento artistico romano, da Perugino a Raffaello, fino a Michelangelo. Artisti celebratissimi già dai contemporanei, come si evince dalle parole di Giorgio Vasari, storiografo e pittore, il cui prezioso archivio, pervenuto fino a noi e conservato nella sua casa natale ad Arezzo, rischia oggi la vendita e la dispersione. Tra ruderi e rovine, tra la 'fuga' dai confini nazionali di importanti testimonianze e l'alterazione degli equilibri naturali, l'Italia perde la sua identità storica, patrimonio di civiltà. Sono noti a tutti gli effetti devastanti di un evento naturale quale il terremoto che ha colpito l'Abruzzo il 6 aprile 2009. Un evento naturale non è contrastabile, ma di certo i suoi effetti vanno a potenziare le linee di azione di una tutela carente come fin qui si è cercato di descrivere. La città de LAquila, particolarmente colpita da quell'evento tellurico, si è spogliata dei suoi abitanti e sta perdendo il suo patrimonio di arte e natura. Ha perso il complesso contesto di strade ed edifici, l'articolazione organica di case, piazze, giardini, «che di ogni nucleo antico di città costituisce il tono, il tessuto necessario, l'elemento connettivo, in una parola 1' ambiente vitale» - affermava Cederna nel 1991. Ora l'Italia ha un centro storico in meno e un pesante vuoto culturale in più. Tuttavia, «la lotta per la qualità della vita - scriveva Spadolini nel 1975 - è altrettanto importante della lotta per la cultura per la sopravvivenza delle testimonianze del passato. Non c'è antitesi, in prospettiva, fra paesaggio e biosfera. E non c'è neanche antitesi fra crisi dell'ambiente e crisi degli archivi di Stato. Un paese moderno si misura sulla lotta contro gli inquinamenti non meno che sulla dignitosa conservazione di una storia, che è pure parte essenziale della propria identità di nazione». Eppure, come disse Antonio Cederna nel suo articolo del 1975, «forse è ancora possibile evitare il crollo totale. Se tutti, Parlamento, governo, Regioni e Paese lo vorremo».
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