Verona sale sulle torri di Rogers
Renzo Mazzaro
Un caso da manuale di trasferimento di potere economico (chiamiamola, se vuoi “ricchezza”) dal pubblico al privato. Ma chi misurerà l’impoverimento collettivo? La Nuova Venezia, 6 febbraio 2011
Rivoluzione urbanistica con soldi privati. 57 milioni al Comune Ecco il meccanismo messo a punto dal Comune per riutilizzare le aree industriali dismesse

VERONA. Due torri alte 80 metri vi accoglieranno all’uscita dell’autostrada a Verona sud, assieme ad un parcheggio scambiatore con 5000 posti auto. Attorno uffici ma anche abitazioni, negozi, un grande parco e piste ciclabili, perché «non si può pensare all’architettura senza la gente».

E’ la filosofia di Richard Rogers, l’architetto londinese che ha progettato questo recupero nell’area delle ex Officine Adige, 100.700 mq di superfice, grande testimonianza di un passato industriale diventata oggi un bubbone per Verona, che l’ha inglobata nel tessuto urbano ma non sa che farsene.

Sul riutilizzo di quest’area la città s’interroga da anni. Il dibattito, che non è dissimile da quanto avviene altrove, coinvolge anche altre zone industriali dismesse: l’ex manifattura Tabacchi, l’ex consorzio agrario lombardo-veneto, l’area ex Autogerma. La differenza tra Verona ed altre città venete, è che nel capoluogo scaligero la fase delle chiacchiere è finita. Ciò non significa che sia stata breve. Rogers, grande nome dell’architettura mondiale (ha debuttato nel 1963 fondando con Norman Foster il «Team 4» e ha firmato con Renzo Piano il Beaubourg di Parigi, per citare due suoi compagni di viaggio), aveva presentato il suo progetto ancora nel 2003, in un convegno organizzato dal Banco Popolare di Verona. Venerdì scorso quel progetto è uscito dai cassetti, assieme ad altre proposte di ristrutturazione urbana, 42 in tutto, inquadrate in un «Piano degli interventi» approvato dalla giunta Tosi. La presentazione ufficiale è avvenuta in Fiera, con mezza città mobilitata. Il piano, che naturalmente ha già avuto l’ok della Regione (Pat), passa ora all’esame delle circoscrizioni cittadine per approdare in consiglio comunale prima dell’estate. Quello sarà il momento del via ufficiale.

Si stima che il valore complessivo dell’operazione sia di qualche miliardo. «Gli interventi sono ovviamente privati, ogni proprietario sulla sua area - spiega il sindaco Flavio Tosi -. Il Comune provvede al cambio di destinazione d’uso: dal capannone industriale si passa a zona direzionale, residenziale, commerciale. Sul guadagno presunto, il privato paga una parte al Comune. Questa quota va ad aggiungersi agli oneri di urbanizzazione per i parcheggi, il verde e quanto richiesto dalla lottizzazione. Il valore complessivo della quota aggiuntiva, se tutti i 42 progetti andassero in porto, viaggia intorno ai 57 milioni di euro. Questa è la cifra che il Comune introiterà e con la quale provvederà alla completa riorganizzazione e riqualificazione dell’asse centrale di Verona Sud e delle altre vie della zona. Poi c’è una serie di parametri da rispettare, per esempio le altezze hanno possibilità maggiori lungo l’asse di Verona Sud e minori allontanandosi».

Questi indici regolano la cubatura dei nuovi immobili. Con una possibilità di variante: «Se qualche privato vuole realizzare una cubatura maggiore, non rispetto a quello che ha ma rispetto all’indice teorico assegnato - spiega Tosi - deve comprare il volume aggiuntivo dal Comune. Noi abbiamo realmente volumi da vendere: per esempio abbiamo realizzato il parco San Giacomo comprando un’area edificabile e trasformandola in zona verde. Sopra c’erano più di 200.000 metri cubi costruiti. Noi vendiamo quel diritto a costruire»
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