Se è la Fiat a dettare la legge
Carlo Galli
Il quasi unanime riconoscimento delle ragioni di Marchionneindica che in Italia il ruolo della politica è diventato «quello di certificare ex post l´esito della legge del più forte». La Repubblica, 8 gennaio 2011
La vicenda Fiat Mirafiori ha un´intrinseca complessità: rinvia a questioni in materia di lavoro, come la legge – o un accordo tra le parti sociali – sulla rappresentanza sindacale. Rinvia a considerazioni tattiche sull´opportunità di firme più o meno tecniche, sull´esigenza – di cui un sindacato può farsi carico – di restare in fabbrica anche a prezzo di sottoscrivere un accordo svantaggioso; e rinvia anche a temi di politica industriale, come le responsabilità dell´azienda nelle difficoltà della Fiat. Ma non vi è dubbio che il nucleo di problemi più scottante è quello che verte sul rapporto fra politica (democratica) ed economia. E da questo punto di vista tutti sanno che siamo arrivati a un cambio di orizzonte, a una trasformazione di paradigma; che cioè il caso Fiat è oggi il baricentro su cui convergono le linee di tensione, di crisi o di evoluzione, del sistema-Italia.

Lo sa il governo, che saluta con favore l´isolamento della Fiom, gli scontri dentro la Cgil, l´imbarazzo del Pd, le ammaccature subite dalla stessa Confindustria; che per bocca del ministro del Lavoro, ex socialista, si compiace della drastica riduzione del controllo sociale sull´impresa – cioè del venir meno della strategia della concertazione inaugurata da Ciampi nel 1993 – ; che plaude alla sconfitta delle ideologie, in quanto foriera della modernizzazione del Paese; che propone un´immagine di sé che non è neppure quella del comitato d´affari della borghesia, ma dell´esecutore dei desiderata di un manager.

Lo sanno gli sconfitti, cioè i sindacati, che vedono il proprio ruolo ridotto ad accettare (alcuni) o a rifiutare (altri) linee strategiche e operative elaborate unilateralmente dall´azienda. Che subiscono cioè la trasformazione della dialettica – di una situazione in cui gli attori sono due – in plebiscito, dove la volontà che conta è solo quella di chi pone le domande, e mette la controparte nella posizione subalterna di prendere o lasciare.

Lo sa il vincitore, Marchionne, che ha fatto passare tutte le proprie richieste. Per prima, l´interpretazione della globalizzazione come di una forza cieca e inesorabile, di una svolta del senso della storia, che non può essere gestita ma solo assecondata, e solo nella direzione che l´azienda ritiene più conveniente per sé; accanto a questa, l´annuncio di una nuova epoca delle relazioni tra capitale e lavoro, non più conflittuali ma obbligatoriamente cooperative – e non nel senso della cogestione, ma di una collaborazione asimmetrica, in cui la forza lavoro rinuncia alla propria soggettività politica in cambio dell´impiego, e di qualche ipotetico aumento in busta paga - ; infine, la più aperta e provocatoria, ovvero la pretesa di mano libera, da parte dell´impresa, nel perseguire le proprie strategie: "la Fiat non può essere condizionata". Accordi e contratti vengono lacerati; l´iniziativa è di una sola parte, di un uomo solo. Il blitz della Decisione, la potenza dell´Incondizionato, spezzano la trama dei rapporti reciproci, dei conflitti e delle mediazioni, l´intreccio delle relazioni tra soggetti diversi, portatori di interessi diversi, in una società complessa. Da oggi il mondo è più semplice: il dispositivo intrinsecamente autoritario della decisione e del plebiscito sostituisce la trattativa, le regole condivise. La salvezza della Fiat è la legge suprema: per la Fiat, per i sindacati, per l´Italia.

Che dietro questo decisionismo ci siano le difficoltà di un´azienda è evidente; ma che quelle che sono debolezze su scala globale vengano rovesciate in potenza unilaterale su scala interna, è una mossa di micidiale efficacia e novità. Significa che il ruolo della politica – per ovvia corresponsabilità del governo – non è più quello di dare forma ed equilibrio a una complessità, di gestire le contingenze e le crisi con riguardo alla molteplicità degli attori in gioco, ma quello di certificare ex post l´esito della legge del più forte; che gli interessi generali del Paese coincidono a priori con quelli della Fiat; che la sovranità – che la Costituzione attribuisce al popolo – si sposta verso chi è capace di impugnare vittoriosamente la decisione; che, almeno tendenzialmente, la Repubblica viene a essere fondata non sul lavoro, ma sul profitto e sullo sviluppo, che è appunto il lavoro visto dall´azienda, privato della centralità dell´uomo.

È davvero, questo, un passaggio epocale; è il momento in cui nel tessuto della nostra democrazia, che finora si è auto-interpretata, nonostante tutto, come liberale e sociale, fa irruzione la globalizzazione, che si propone come l´aperto predominio delle logiche economiche sulle logiche politiche democratiche. Si sta perdendo, insomma, più o meno da parte di tutti, l´occasione per rilanciare la politica come governo democratico della società, e si prende la strada di un ‘realismo´ scivoloso: legittimare l´esistente come necessario, inchinarsi al presunto spirito del tempo, qualunque cosa ciò significhi, mentre si rinuncia allo sforzo critico di stare nel proprio tempo nel modo migliore.

Sullo stesso tema
Guido Viale
Un’analisi del disastro che ci stanno preparando, in Italia e in Europa, e l’indicazione dell’alternativa possibile. Il manifesto, 4 gennaio 2012
Paolo Berdini
Non è chiaro se l’obiettivo del governo Monti è quello di colpire le rendite urbane oppure quello di consentire agli investitori di cacciare gli abitanti dai centri urbani. Il contesto sembra accreditare la seconda ipotesi. il manifesto, 30 dicembre 2011
Ugo Mattei
«Non si può essere di sinistra auspicando un mondo in cui ogni spazio di vita si piega alle esigenze del mercato». Il manifesto, 30 dicembre 2011
Ultimi post
Eddyburg
Sono passati due anni dalla scomparsa di Edoardo Salzano. Un urbanista che non ha mai smesso di analizzare le trasformazioni urbane. Un intellettuale libero e coraggioso che con determinazione guardava avanti e non si arrendeva davanti alle ingiustizie. Un maestro. Lo ricordiamo ripubblicando uno dei suoi scritti, ancora profondamente attuale, sul mestiere dell'urbanista.
Eddyburg
Un iniziativa per ragionare sulla questione della casa a cinquant’anni dall’approvazione della prima legge per l’edilizia residenziale pubblica. Il progressivo abbandono delle politiche di edilizia residenziale ha determinato nuove disuguaglianze, aggravato i problemi pregressi, amplificato i divari territoriali, che il Covid ha accentuato e reso ancora più evidenti. Vogliamo discuterne in questo seminario organizzato in due sessioni, che riprende le vertenze che portarono all’approvazione della legge, racconta la parabola inversa delle politiche pubbliche fino al loro sostanziale azzeramento, per poi ricollegarsi all’attualità toccando attraverso alcuni casi emblematici della questione della casa in Italia.
Eddyburg
Cliccando nella barra in alto potete accedere a tutti gli articoli inseriti in oltre diciotto anni di attività e impegno per una cultura dell'abitare fruire e governare il territorio che sia suscettibile di assicurare condizioni di vita soddisfacenti sotto il profilo dell'equità e della libertà di accesso ai beni comuni, della capacità e possibilità di partecipare al governo della cosa pubblica. E' ancora una versione provvisoria del sito, perciò alcune cose funzionano male o presentano degli errori. Ci stiamo adoperando per sistemare tutto nel più breve tempo possibile.
Eddyburg
Il programma definitivo della prima edizione dei seminari di eddyburg
Redazione di eddyburg
Nell’anniversario della scomparsa di Eddy Salzano il 23 settembre abbiamo organizzato un’iniziativa per ricordare l’importanza e l’attualità del suo pensiero e della sua attività. Qui le videoregistrazioni della I Sessione del convegno “Eddy Salzano: le tappe di un percorso politico e culturale per una città più giusta” con gli interventi di Mauro Baioni, Giulio Tamburini, Vezio De Lucia, Paolo Berdini, Roberto Camagni, Anna Marson, Maria Pia Guermandi, Giancarlo Storto, Giancarlo Consonni, Paolo Baldeschi.
CopyrightMappa del sito
© 2021 Eddyburg