Le spiagge scompaiono. Che fare per salvarle?
Giorgio Nebbia
L'Italia ha ottomila chilometri di coste: la metà circa ...
L'Italia ha ottomila chilometri di coste: la metà circa di queste coste è costituita da spiagge sottili, coperte di sabbia o piccoli ciottoli, l'altra metà è costituita da coste rocciose.

Le spiagge hanno un grande valore estetico ed economico, sono belle e attraggono le persone che vogliono fare il bagno o prendere il sole. Davanti alle spiagge il livello del mare degrada lentamente per cui possono fare il bagno anche quelli che non sono esperti nuotatori; per questo le spiagge sono così frequentate da persone di tutte le età. Purtroppo quasi tutte le spiagge, di anno in anno, si accorciano, come se ci fosse uno spirito maligno. Non colpa della forza delle onde, che più o meno è sempre uguale ogni anno, e non sono neanche le forze del mare che, anche quando è tranquillo, fa scorrere grandi masse di acqua parallelamente alle coste, spostando la sabbia del fondo da un posto all'altro.

Nel corso del Novecento l'Italia, rispetto ad una superficie totale di circa 300.000 chilometri quadrati, ha perduto da 200 a 400 chilometri quadrati di coste sabbiose, si è "ristretta", di un millesimo della sua superficie. Questo restringimento della superficie italiana, più rapido da un ventennio a questa parte, sta preoccupando amministratori pubblici e operatori turistici. La Puglia, questa penisola con circa settecento chilometri di coste, esposte al mare da tutte e due le parti, e la Basilicata, vedono sparire spiagge e crollare edifici costieri e pezzi di strade. Sarà anche un po' colpa dei cambiamenti climatici ma ci deve pur essere qualche altra ragione per questa perdita di ricchezza ecologica e economica.

Le ragioni dell'erosione sono abbastanza note: la spiaggia sabbiosa nasce da un insieme di azioni fisiche e geologiche ed assume un volto mutevole nel tempo, ospita vegetazione e molte forme di vita, e rappresenta un ecosistema di grande interesse naturalistico. La spiaggia, in quanto interfaccia fra mare e terra, è molto bella e attrae il turismo e quindi ha un grande valore anche "economico". Nell'uso delle spiagge a fini ricreativi l'intervento umano apporta inevitabili modificazioni che possono compromettere la stabilità di tale ecosistema.

Dapprima si insediano delle cabine con gli ombrelloni, poi le cabine diventano di cemento e si trasformano in palazzine, poi nascono ristoranti e alberghi e per raggiungere la spiaggia e i ristoranti e i nuovi edifici bisogna realizzare strade per le automobili e piazzole di sosta e porticcioli turistici, spianando le dune, quelle ondulazioni sabbiose formate ad opera del vento e del moto ondoso che garantiscono la sopravvivenza della spiaggia. In questa operazione viene distrutta la vegetazione spontanea, che la natura ha predisposto proprio a difesa della costa.

Se su una costa si interviene creando ostacoli stabili, come la diga di un porto, il movimento delle acque viene frenato e le sabbie si accumulano da una parte della diga e vengono asportate dalla parte opposta. Molti porti o porticcioli turistici, insediati nel posto sbagliato, ben presto si riempiono della sabbia asportata dalle coste vicine, e così si spendono soldi per svuotare i porti dai depositi e si spendono soldi per ricostruire le spiagge erose.

La conseguenza delle presenze umane invadenti ed esigenti, per ragioni "economiche" a breve termine, è la graduale scomparsa delle spiagge e delle coste, cioè della base naturale di tale maniera di intendere l'economia. Particolarmente delicate sono le coste sabbiose che offrono, a chi le vuole guardare, innumerevoli sorprese. La sabbia che troviamo in riva al mare è un insieme di granuli, aventi diametro variabile fra sei centesimi di millimetri fino a due millimetri, che nel corso di millenni le acque hanno trasportato dall'interno delle terre emerse fino al mare. La forza di urto dell'acqua delle piogge disgrega le rocce delle montagne e colline; i frammenti, rotolando verso valle, si frantumano in pezzetti sempre più piccoli che vanno a creare l'alveo dei fiumi, le pianure alluvionali, e le parti più "leggere" di tali frammenti arrivano fino al mare depositandosi sulle coste.

Chi guarda sulla spiaggia, l'insieme dei granuli di sabbia vede facilmente come essi siano diversi e tale osservazione potrebbe permettere la ricostruzione della storia naturale di ciascun granulo. I principali costituenti delle sabbie sono materiali calcarei o silicei, spesso miscelati a seconda del percorso dei fiumi o delle direzioni del vento che li ha trasportati; talvolta si incontrano sabbie di cui è facile riconoscere l'origine sapendo quali rocce sono state attraversate dai fiumi che hanno trasportato la sabbia al mare. Si può quasi dire che i granuli di sabbia "parlano", raccontano la propria storia: i granuli scintillanti di quarzo vengono da rocce granitiche; su alcune coste, quelle laziali e quella di Manfredonia, si trovano sabbie contenenti magnetite i cui cristalli vengono attratti da una calamita. Durante l'autarchia fascista qualche bella mente aveva proposto di recuperare ferro da tali sabbie.

Oltre agli interventi "economici" direttamente sulle spiagge, che alterano il ricambio delle sabbie portate dal mare, l'altra importante causa dell'arretramento delle spiagge è rappresentata dagli interventi sui fiumi, come la creazione di sbarramenti artificiali che trattengono le sabbie e ne impediscono l'arrivo sulla costa, o l'escavazione dal greto dei fiumi della sabbia occorrente per le costruzioni di edifici e strade o per la produzione di materiali industriali. Grandi sforzi di cervelli e di soldi vengono investiti per cercare di frenare l'erosione delle spiagge o, meglio, di ricostruire le spiagge mediante "ripascimento". I principali tentativi consistono nella creazione di barriere artificiali nel mare per frenare la parte dell'erosione che è dovuta al moto ondoso.

Talvolta le barriere vengono create depositando mucchi di grosse pietre paralleli alla costa; chi percorre in treno la costa adriatica da Foggia a Rimini vede numerosi esempi di tali barriere che non creano nuove spiagge, ma spostano un po' di sabbia da una parte all'altra della costa. Altri hanno proposto delle barriere sommerse, parallele alla costa a qualche diecina di metri dalla riva; per tali barriere alcuni hanno proposto di riempire dei sacchi di plastica con ciottoli e pietrisco, con l'effetto che il mare ha stracciato i sacchi di plastica e la spiaggia ha continuati ad arretrare, con i ciottoli sparsi sul fondo del mare. Altri hanno proposto delle barriere di massi di pietra perpendicolari alla costa, con l'effetto che la spiaggia è cresciuta da un lato delle barriere a spese della spiaggia dalla parte opposta. Non penso che l'ingegneria idraulica aiuti gran che.

Forse la vera soluzione sarebbe una svolta nella politica degli insediamenti. Nel 1985 fu emanata una legge, che porta il nome dello storico Giuseppe Galasso (sottosegretario ai beni culturali nel I e II governo Craxi) che ha fissato un divieto di costruzioni entro una fascia di trecento metri dalla riva del mare e dei fiumi. Guardatevi in giro e osservate come questa legge è stata sistematicamente violata; non possiamo allora lamentarci se l'Italia si restringe, con l'assalto edilizio delle coste che c'è stato sempre più arrogante e sempre più condonato.

Questo articolo è pubblicato contemporaneamente sulla Gazzetta del Mezzogiorno

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