La storia di una città che è una creatura anfibia
Piero Bevilacqua
Carta (n 4, 3/9 luglio 2009) pubblica questa ampia recensione del libro di Luigi Scano, “Venezia: Terra e acqua”: un libro da non perdere se si vuole davvero conoscere questa città


Come ricorda Vezio De Lucia nella Prefazione al libro (L.Scano, Venezia : terra e acque, Appendice a cura di E. Salzano, Corte del Fontego, Venezia 2009, pp.408 € 22) Luigi Scano incarnava una figura intransigente di urbanista. Per questo «Rivendicò sempre la sua autonomia nei confronti della committenza. Non aveva dubbi sulla natura strettamente politica della materia urbanistica, ma non si considerò mai un puro tecnico asservito alla politica, e quindi pronto a sottoscrivere qualunque “scelta politica” come salvacondotto per legittimare ogni tipo di operazione». E la stoffa di questo modo di essere urbanista traspare nitidamente nelle dense pagine del testo che oggi rivede la luce, in una edizione più accurata, dopo la prima pubblicazione del 1985.

E’ un grande saggio sulla storia di Venezia articolato in capitoli che scandiscono in successione le trasformazioni che hanno investito la città nel corso dell’età contemporanea.

Il testo si regge, innanzi tutto, su un’unità di stile. Sia nei capitoli iniziali, dedicati alla caduta della Repubblica, ai saccheggi operati ripetutamente dai Francesi, alle manomissioni del periodo austriaco, sia nel seguito delle vicende tardo-novecentesche (quando l’autore è anche un protagonista delle vicende narrate) la prosa di Scano è sempre puntigliosamente analitica. Egli esamina e racconta i fatti, i personaggi, le lotte con una presa descrittiva e interpretativa densa, che tende sempre a restituire al lettore la complessità delle vicende narrate.

A tale unità di scrittura corrisponde una non meno forte e coerente linearità di concezione. Scano è pienamente consapevole di due aspetti fondamentali di quella vicenda. Venezia deve la sua fortuna e la sua gloriosa durata al mantenimento di un complesso e delicato equilibrio ambientale. Essa è una creatura anfibia, vive tra terra ed acqua. E tale equilibrio non ha nulla di “naturale” e spontaneo. Al contrario: lasciate a se stesse le forze in atto intorno alla città tenderebbero a interrare la laguna, a ricoprirla di paludi, dunque a distruggere Venezia come centro marittimo. Quell’equilibrio, dunque, è frutto di una politica lungimirante delle classi dirigenti veneziane. Si deve ai governanti della città se per oltre 7 secoli, grazie una manutenzione quotidiana (lo scavo dei canali) e al bando dei fiumi dalla laguna, Venezia ha conservato la salubrità del suo habitat e la sua preminenza economica e politica nel bacino del Mediterraneo.

Ed è il venir meno di questa capacità di governo che segna l’avvio di una storia sempre più inclinata verso l’alterazione dell’ambiente, e il complicarsi dei problemi economici, sociali e demografici della città. Potremmo dire che il libro di Scano ha un suo tema preminente: racconta la vicenda del declino politico e della parallela perdita di controllo della città sul proprio territorio. E’ una storia che comincia con «la frammentazione e l’appropriazione privatistica del territorio» e che conduce alla progressiva emarginazione di Venezia come città di mare padrona della sua laguna.

In età contemporanea Venezia è soggetta a forze esterne troppo grandi per poter restare padrona del proprio destino. Nuove gerarchie spaziali la trascinano verso terra. Già nel 1846 gli Austriaci costruiscono il ponte ferroviario che farà perdere alla città la sua millenaria insularità. Ma è soprattutto nei primi decenni del XX secolo che sulla terraferma vanno sorgendo nuovi poli di attrazione destinati a condizionare la vita del centro cittadino.

Gran parte del libro di Scano illustra dunque i problemi che Venezia deve affrontare nel corso del Novecento. Sono problemi interni, come ad esempio la questione sempre grave delle abitazioni. Oppure, dà minutamente conto degli interventi condotti sul tessuto urbano, delle lotte intorno al piano regolatore.

Ma Venezia, nonostante il suo trascinamento verso terra, non è una città qualsiasi. E’ sempre una città che vive in un habitat speciale. A ricordarlo a tutti è l’alluvione del 4 novembre del 1966. In quella giornata drammatica, che vide Venezia affondare sotto un metro e 94 cm. di acqua , con danni agli edifici, ai beni, alle difese a mare, i più attenti osservatori capirono che quell’evento era un risultato di lunghe trasformazioni e a un tempo una nuova minaccia per l’avvenire. L’alluvione del 4 novembre segna quasi un’inversione storica nei problemi ambientali di Venezia. Per secoli impegnata a impedire l’interramento della laguna ora essa si trova a fronteggiare un nuovo nemico, che in passato aveva tenuto a bada più facilmente che non il materiale dei fiumi: il sollevamento del mare. Il nuovo squilibrio che ora minaccia Venezia è figlio di tutte le trasformazioni che si sono operate nella laguna tra Ottocento e Novecento. Perduta la visione d’insieme che la Repubblica possedeva, e che guardava alla laguna e alla vasta Terraferma come a un territorio unitario, sorretto da complessi equilibri, Venezia è stata sempre più governata come un centro a sé, senza riguardi agli effetti che le manomissioni al suo intorno riverberavano sulla città. Distruzione di migliaia di ettari di barene, profondamento delle bocche di porto, interramenti estesi lungo il margine lagunare, in una parola il restringimento del bacino lacustre per ragioni di sviluppo industriale hanno esposto Venezia ai nuovi rischi dell’età contemporanea: la tendenza alla sommersione ad opera del mare.

Gran parte del libro è impegnato soprattutto a ricostruire i progetti, i dibattiti, le lotte politiche di vari protagonisti (partiti, amministratori, urbanisti) che per quasi mezzo secolo si sono misurati e scontrati sui temi della salvezza di Venezia dopo i fatti del 1966. E qui sta forse il valore specifico di questo testo. Perché a scrivere è un grande competente di problemi urbanistici, un intellettuale che conosce la storia della città, che partecipa direttamente alle battaglie di cui tratta e dunque è un cronista in trincea. Una registrazione di eventi effettuata sul campo e dunque partecipe, che tuttavia non toglie nulla al rigore della narrazione, sempre vigile e attenta a motivare l’analisi e la critica con argomentazioni fondate e razionali.

Il libro può essere ordinato rivolgendosi direttamente all’editore, Corte del fòntego . In eddyburg una serie di cartelle dedicate a Gigi.

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