loader
menu
© 2024 Eddyburg
Nadia Urbinati
L´abuso di potere
4 Novembre 2010
Scritti 2010
«L´abuso di potere è un fatto gravissimo perché distrugge una comunità politica trasformando i cittadini in sudditi». In calce: nell’intervista a Bill Emmot l’anomalia italiana. La Repubblica, 4 novembre 2010

Del potere non si può fare a meno; per questo, occorre limitarlo. Scriveva Hannah Arendt che il potere non ha bisogno di giustificazioni «in quanto è inerente a ogni comunitá politica». Ciò di cui ha bisogno è la legittimità. L´esercizio regolato e in pubblico del potere politico consente la limitazione che meglio si accorda con la legittimità e la libertà individuale, ovvero con i principi e la pratica della democrazia costituzionale. Arendt scriveva nel 1971, a commento di quanto l´opinione pubblica americana stava scoprendo, grazie alla stampa: uno schema di abuso sistematico di potere messo in atto dalla Casa Bianca per coprire il ruolo dei servizi segreti e del Dipartimento di Stato in Indocina e in Vietnam a partire dalla Seconda guerra mondiale.

Arendt metteva a nudo la manipolazione delle informazioni, la menzogna scientemente orchestrata, la violazione della costituzione e dei diritti civili. Coprendosi dietro il pretesto di fare gli interessi nazionali, i leader americani si curavano invece di salvaguardare la loro immagine. Coprivano le loro reali intenzioni e azioni per essere creduti limpidi dal pubblico. Presumevano, dunque, che il potere politico fosse pubblico proprio mentre lo usavano come un fatto privato – per questo la loro azione doveva restare nascosta, perché impropria secondo le leggi, ovvero perché un abuso.

L´abuso di potere è un fatto gravissimo perché distrugge una comunità politica trasformando i cittadini in sudditi, facendone oggetto di raggiro, mettendoli nella condizione di non sapere e quindi di non poter giudicare con competenza, lasciando chi governa nella straordinaria libertà di fare ciò che vuole. L´abuso mina alla radice la fiducia senza la quale non si danno relazioni politiche in una società fondata sul diritto. Il liberalismo ha colto al meglio questo problema, poiché ha da un lato assunto che il potere è necessario, e dall´altro che il suo esercizio stimola negli uomini la propensione a non averne mai abbastanza e quindi ad abusarne. Il potere alimenta la passione per il potere con un´escalation fatale verso il monopolio. Le costituzioni moderne partono tutte dalla premessa che ci si debba sempre attendere la violazione e l´abuso da parte di chi esercita il potere e per questo istituzionalizzano le funzioni pubbliche e stringono il potere politico dentro norme rigide e chiare. Da questa concezione liberale ha preso forma l´idea che l´unica legittimità che il potere politico può acquisire è quella che viene dal rispetto delle garanzie di libertà individuale e, quindi, dalla limitazione e dal controllo del potere (limitazione nella durata e nell´intensità grazie alle elezioni, ai controlli di costituzionalità e alla divisione dei poteri) attraverso vincoli che chi governa non può manomettere. Violare i limiti che la difesa di questa libertà impone equivale a mettersi fuori della legge (un fatto di sedizione che indusse John Locke a giustificare la disobbedienza e la ribellione, aggiungendo con toni sconsolati che purtroppo i popoli hanno più capacità a subire gli abusi che a ribellarsi ad essi). Il potere che opera d´arbitrio non è più potere politico, quindi, ma é dominio assoluto e dunque nuda forza che fa di chi lo subisce un servo a tutti gli effetti. La differenza fra dominio e governo sta tutta qui.

Le riflessioni di Hannah Arendt si adattano come un guanto a ciò che sta avvenendo nel nostro paese. Il fatto che invece di una guerra ingiusta ci siano in ballo relazioni erotiche con minorenni e giovani donne non cambia la natura dell´arbitrio. Semmai la rende più sordida e avvilente. Ma anche nel caso italiano la manipolazione, la confezione ad arte dei fatti, e il nascondimento sono le armi usate da un governo, che, ci ha spiegato Giuseppe D´Avanzo, ha istituito un "tavolo di crisi" per riscrivere "la verità del premier sulla telefonata in questura". Al nascondimento del vero si è aggiunto lo stravolgimento studiato dei fatti (con risvolti che mettono l´Italia in pessima luce nelle relazioni internazionali) perché nella telefonata fatta per convincere a rilasciare la minorenne si è detto che la ragazza era la nipote del presidente egiziano Mubarak. Il presidente del Consiglio italiano usa la sua autorità di garante dell´interesse nazionale per coprire una sua azione illecita. Abuso a tutto tondo, e inoltre presa in giro del proprio Stato e coinvolgimento mendace di uno Stato straniero.

In una democrazia costituzionale il Presidente del Consiglio e i ministri (il potere esecutivo) ricevono legittimità dal patto fondativo che detta le regole della loro designazione e della loro durata e, se necessario, della loro destituzione per la possibilità di essere sottoposti alla giustizia ordinaria "per i reati commessi nell´esercizio delle loro funzioni" in seguito all´autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei deputati (Art. 96, il quale nella formulazione originaria del 1947, poi sopposta a revisione nel 1989, era molto più severo e prevedeva la possibilitá della messa in "stato d´accusa", una formula simile all´impeachment americano). Queste regole e questi limiti definiscono quello politico come agire pubblico, stabilendo che esso appartiene alla comunità politica e non a chi lo esercita, il quale non può sostituire il suo personale giudizio su come relazionarsi alle istituzioni a quello definito dalla legge, dalla quale egli dipende. L´abuso blocca proprio la dimensione pubblica del potere rendendone l´esercizio un fatto tutto privato; è a questo punto che il potere si fa nuda forza, discrezione nella mani di chi lo maneggia, come strumento di privilegio. Il governante che viola le norme che regolano il suo operato si impossessa del potere e lo piega ai suoi interessi.

L´intervista/Bill Emmott, ex direttore dell´Economist

Se dimettersi è un obbligo

Per dieci anni direttore dell´Economist, Bill Emmott dedicò varie copertine a Berlusconi, inclusa una diventata famosa che lo definiva, a causa del conflitto d´interesse e dei suoi processi, "indegno di governare". Conosce bene il nostro paese, ci ha appena scritto un libro intitolato Forza, Italia, sottinteso: forza, Italia, liberati di Berlusconi e riprendi a volare. Ma anche lui è stupito degli ultimi sviluppi: «Un simile abuso di potere sarebbe inconcepibile nel mondo anglosassone e in qualsiasi paese democratico».

Che cosa la colpisce di più?

«Tutti i politici chiedono e ottengono favori. Tutti cercano di abusare del proprio potere. Ma se c´è un confine invalicabile è il lavoro della polizia. Cercare di influenzare una decisione delle forze dell´ordine è un abuso che in Gran Bretagna, in America, ma pure in Giappone o in Germania, condurrebbe dritto alle dimissioni di chi ne è responsabile».

Nel Regno Unito, veramente, ci sono stati ministri che si sono dimessi per molto meno.

«Certamente. Peter Mandelson fu costretto a dimettersi perché accusato di avere aiutato un uomo d´affari a ottenere la cittadinanza britannica. Un´accusa peraltro mai provata in un tribunale e di cui lui continua a professarsi innocente. Ma Blair, allora premier, ritenne che il comportamento di Mandelson, sebbene legale, desse un´impressione di improprietà e questa era diventata un danno per il partito laburista e dunque per il governo. Quindi ne chiese le dimissioni».

Il ministro degli Interni David Blunkett si è dovuto dimettere per una nanny…

«Sì, per avere apparentemente chiesto l´accelerazione della pratica che doveva assegnare o respingere il permesso di soggiorno della baby-sitter straniera di una sua amica, o meglio della sua amante. Quella nanny ha poi ottenuto il permesso, perché ne aveva tutto il diritto. Ma l´intervento del ministro è bastato a farlo dimettere».

Cos´è che tiene così severamente a bada gli abusi del potere, in Gran Bretagna e altrove?

«Da un lato il senso etico. La fairness, l´imparzialità, l´equità, è un dovere di chi governa la cosa pubblica e la gente si aspetta che venga rispettato. Poi ci sono i regolamenti: norme che dicono cosa i membri del governo possono fare e non fare, amministrate dal civil service, funzionari dello stato non schierati politicamente. Nell´Italia berlusconiana forse è difficile immaginare che una simile imparzialità sia possibile, ma in questo paese e in America succede».

E che ruolo hanno i media?

«Fondamentale. Stampa e tivù vanno all´attacco di qualsiasi sospetto di comportamento improprio. Senza distinzioni di parte. Il Telegraph, quotidiano conservatore, ha screditato decine di deputati dei Tories nello scandalo sui rimborsi spese. La Bbc, diretta da laburisti, ha dato del bugiardo a Blair per i dossier sulle armi in Iraq».

Quindi, tradizione etica, norme severe e un´informazione libera. Eppure gli abusi di potere ci sono anche all´estero.

«La corruzione del Giappone è leggendaria. E negli Usa basta dire Watergate, il padre di tutti gli abusi politici. Ma raramente chi abusa del proprio potere la fa franca, come dimostrano sia la fine di Nixon nel Watergate, sia gli innumerevoli leader giapponesi travolti da scandali di corruzione».

Cosa c´è dunque di insolito nel caso italiano?

«Due aspetti. È l´abuso di un´istituzione statale nei confronti di un´altra: il governo che dice alla polizia cosa deve fare. E poi il fatto che il responsabile, Berlusconi, non si dimette. Almeno per ora».

ARTICOLI CORRELATI
8 Dicembre 2010

© 2024 Eddyburg